Il migliore

Ayrton Senna

«Corro, vinco e dunque vivo».

Di un pilota come Ayrton Senna ricordiamo la grandissima carriera ma, ancor di più, nella memoria di chi la vide in diretta, la sua tragica fine. Imprevista e assurda, mise termine a un fine settimana drammatico. Chi ha la mia età probabilmente con Ayrton Senna scoprì che anche gli eroi cadono. Siamo nel 1994. Il pilota è passato dalla McLaren alla Williams e la nuova vettura è molto meno competitiva degli anni passati, a causa delle modifiche al regolamento, che ora vietano aiuti elettronici alla guida della monoposto. È una monoposto veloce, ma non quanto ci si aspettava. In più, è piccola, forse troppo, tanto che lo stesso Ayrton Senna ironizzerà, dicendo che se avesse mangiato un panino di troppo avrebbe rischiato di non riuscire più a entrarci. Le misure ridotte della monoposto saranno uno dei pezzi più tragici dell’enorme puzzle che, dopo l’incidente fatale, si dovrà ricostruire per ricercare eventuali colpe.

ayrton senna nerd origins nerdface

Si corre a Imola, quel giorno. Già dalle prove del venerdì iniziano i primi tristi presagi. Alla variante bassa del circuito, infatti, proprio durante le prove la vettura di Rubens Barrichello esce di strada, di più, decolla letteralmente e si schianta contro la rete di protezione, per poi atterrare capovolta. Il pilota ne esce con qualche costola incrinata e il setto nasale rotto. Vedendo le immagini, sarebbe potuta andare molto peggio. Non è così fortunato Roland Ratzenberger, purtroppo. È la giornata di sabato, quando all’ingresso della Curva Villeneuve la sua monoposto perde un alettone e si schianta a oltre 300 chilometri orari contro il muretto, poi rimbalza e inizia a carambolare. Quando finalmente si ferma, le immagini mostrano la testa del pilota accasciata di lato. Ratzenberger perde la vita sette minuti dopo l’arrivo in ospedale, per una frattura alla base cranica procurata dalla brusca decelerazione della sua vettura, durante lo schianto.

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Ayrton Senna, qualcuno dirà in seguito con un presentimento negli occhi, si mette alla guida della sua Williams troppo piccola, tanto che non può nemmeno sterzare bene, perché le nocche urtano contro l’abitacolo della vettura, procurandogli diverse escoriazioni. Con sé ha una bandiera austriaca da sventolare in onore di Ratzenberger, in caso vincesse il gran premio. Alla partenza della gara c’è già un incidente, che lascia la pista coperta di rottami. La safety car entra e rimane per 5 giri, poi la corsa riprende, come sempre. Al settimo giro Ayrton Senna è in testa, è veloce e si prepara ad affrontare la Curva del Tamburello, ma qualcosa non funziona. All’ingresso, il piantone dello sterzo, modificato dai meccanici per abbassarne l’inclinazione in modo da rendere più agevoli le sterzate al pilota, cede e lascia il pilota al comando di un bolide ingovernabile. Lui fa il possibile: reagisce con l’istinto: frena, scala di marcia. La Williams rimbalza sul cordolo e non è rallentata dalle vie di fuga. Poi impatta contro il muretto. L’urto è fortissimo e rompe la sospensione della ruota anteriore destra, che diventa un mortale pugnale. S’insinua nell’unico punto debole del casco del pilota, la visiera, e gli sfonda il cranio. Dopo pochi istanti la monoposto si ferma. Con essa il mondo intero, che smette di ruotare. Tutti noi osserviamo impietriti, muti.

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Ayrton Senna è estratto per i primi soccorsi a bordo pista. Perde molto sangue. È chiamato l’elicottero ed è trasportato all’Ospedale Maggiore di Bologna. Non riprenderà mai conoscenza e, alle 18.40, abbandonerà questo mondo. A causare l’incidente, sarà ricostruito dopo, fu proprio il cedimento della saldatura del piantone dello sterzo, modificato dai meccanici. La morte di Ayrton Senna portò anche a un processo, che però non diede soddisfazione alcuna ai tanti che cercavano un colpevole. Gli imputati furono assolti e l’unico dichiarato colpevole d’omicidio colposo, il Direttore Tecnico del team, Patrick Head, godrà della prescrizione. La Williams, bisogna dirlo, non tenne mai un comportamento del tutto trasparente durante l’inchiesta. Ancora dopo tanti anni, il nome d’Ayrton Senna romba nella memoria: restano le sue imprese in pista, il suo talento strappato via al mondo delle corse a soli 34 anni. Rimangono le immagini delle sue vittorie e, infine, quelle della gara che non poteva vincere. Era una leggenda già in vita, Ayrton Senna, uno capace di farti innamorare dello sport che egli stesso adorava, di farti stare col cuore in gola a ogni curva e di mozzarti il fiato a ogni frenata. Era, semplicemente, il miglior pilota della sua generazione e, forse, primeggia ancora su molti colleghi di questa.

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