Il narratore

Carlo Lucarelli

«La storia finisce come piace al libro. Il libro ti prende la mano. Io non so mai che cosa succede alla fine. All’inizio ignoro perfino chi sia l’assassino. Lo scopro mentre scrivo. Molte volte sono in disaccordo con la storia, quando prende una piega che non mi piace molto».

Ricchissima di misteri, la nostra Penisola non poteva essere luogo migliore per dare i natali a Carlo Lucarelli, scrittore curioso e raffinato votato al noir e che, grazie a esso, ha ottenuto fama anche oltre la carta stampata. Per oltre dieci anni, infatti, dal 1999 al 2009, è stato il conduttore di Blu Notte: Misteri Italiani, fortunatissima trasmissione di Rai 3 che s’occupava di un caso del passato, analizzandolo in ogni suo aspetto e avvalendosi della collaborazione di esponenti delle forze dell’ordine. Puntata dopo puntata, Blu Notte ci aiutava a familiarizzare con le tecniche d’indagine, con le tecnologie dei RIS e, soprattutto, col metodo deduttivo. Grazie anche alla sua esperienza con la scrittura, poi, Carlo Lucarelli impreziosiva il racconto, facendolo uscire dalla cronaca per trasformarlo in trama, in qualcosa d’ascoltare attentamente, comodamente seduti. Credo che per molti di voi, come anche per me, Blu Notte sia stato il primo incontro con una cronaca capace di superare la fantasia, con quelle storiacce che, se fossero stati romanzi, avrebbero figurato tra i pulp più violenti e asciutti scritti di Simenon. Il Carlo Lucarelli televisivo ebbe il grande pregio di riuscire a riportare sul video non solo il amore per il Noir e per gli scrittori più apprezzati, ma anche la sua acuta curiosità, trasmettendo a noi tutti la sua passione.

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I casi italiani diventavano audiolibri, raccontati e analizzati senza mai sforare nel morboso di altre trasmissioni dello stesso tipo. Poche le interviste, molti i resoconti dei fatti, nudi e crudi; alcune speculazioni ma, come dovrebbe essere, sempre basate sui fatti. Mentre su altre reti si cercava di piegare le prove per farle combaciare alla teoria sostenuta, in Blu Notte la prova era sovrana e le indagini assolutamente coerenti. C’era, ancora, tutto il mestiere di chi si rivolge a un pubblico, quello dei lettori di gialli, forse più attento e immune dal lasciarsi trascinare in voli pindarici, poco propenso a perdonare un autore poco capace. Mentre Carlo Lucarelli capace lo era, eccome: come scrittore, soprattutto, e come narratore, in generale, avendo anche conseguito molteplici premi letterari sin dal 1993.

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Da Carta Bianca, suo esordio letterario del 1990, fino ad Almost Blue, suo primo vero bestseller, passando per saggi scritti da solo o a quattro mani col criminologo Massimo Picozzi: non ho paura d’essere smentito se affermo che Carlo Lucarelli incarni il perfetto prototipo dello scrittore di gialli; credo che il suo segreto sia la capacità di scrivere mettendo la stessa passione e lo stesso divertimento provati quando leggeva i suoi autori preferiti. Intelligenza e concretezza, uniti a una sottile vena ironica, gli hanno permesso d’imporsi come meritava e di dare vita a uno stile iconografico. Dalla libreria alla televisione, sia come conduttore che come sceneggiatore della serie L’Ispettore Coliandro (sua creatura letteraria), passando anche per la radio col suo Dee Giallo fino al 2016, Carlo Lucarelli ha dato modo a molti di conoscerlo e apprezzarlo. Eppure, nel suo curriculum c’è ancora qualcosa di cui dobbiamo parlare, uno scheletro nell’armadio, se vogliamo definirlo così.

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Se questa fosse una sua trasmissione, questo sarebbe il momento del colpo di scena, della rivelazione scioccante che getta ombre sul personaggio fino a quel momento considerato l’eroe, gettato in pasto al pubblico nella celebre posa che lo vide tante volte unire le mani, polpastrello su polpastrello, di fronte al volto. Se fosse un suo libro, questi sarebbero i capitoli di mezzo, nei quali la trama s’arricchisce di particolari nuovi, che rimescolano le carte e danno il via alle fasi conclusive della storia. Ma questa è la realtà, fatta di luci e ombre, di automobili che la notte passano piano di fianco ai portici di Bologna, coi fari a illuminare brevemente uno scorcio, un uomo, una donna, un bacio o solo qualche disperato. È la realtà fatta del respiro che si condensa nel freddo di una mattina e di chi aspetta l’alba… Una in particolare, quella più chiara.

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L’anno è il 2008. A Giugno inizia l’Anno Paolino indetto dal Papa Benedetto XVI, il primo di Agosto sarà scoperta l’acqua su Marte, mentre una settimana dopo inizieranno le Olimpiadi di Pechino. A Settembre, la banca Lehman Brothers fallirà e a Novembre Barack Obama sarà eletto Presidente degli USA. Tra questi ultimi due eventi, nell’Ottobre del 2008, il 24 per essere più precisi, accade qualcosa di brutto, di molto brutto, che per fortuna non coinvolgerà moltissime persone. Due uomini hanno tramato nell’ultimo anno per arrivare a quella data. Hanno lavorato nell’ombra, tenendosi in contatto solo al fine di perseguire il loro oscuro fine. Uno è Carlo Lucarelli, mentre l’altro, il complice, è Stefano Salvati. Entrambi hanno commesso uno dei misfatti peggiori che l’Italia ricordi. Entrambi hanno scritto la sceneggiatura di Albakiara… Paura, eh?!

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