Il papà del titano

Ishiro Honda

«Io ho voluto proprio dire che la Bomba può portarci a terribili tragedie: un nuovo Godzilla può sempre sorgere a distruggere l’umanità».

Per moltissimi anni mi sono rammaricato del fatto che tutti i film di Godzilla fossero difficilmente reperibili in Italia, appannaggio solo per appassionati disposti a parecchi compromessi pur di goderseli. Nel 1998, con una discreta dose d’ingenuità, bisogna ammettere, sperai moltissimo nella rivisitazione in salsa USA del Re dei Titani. Inutile dirlo, ne rimasi deluso, come la maggior parte degli appassionati e forse anche di più.

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Cresciuto a pane e Megaloman, la possibilità d’avere uno dei franchise che m’incuriosiva di più, finalmente a disposizione, stimolava molto il mio bambino interiore e quando finalmente fu annunciato il MonsterVerse fui decisamente contento. I tempi, però, erano cambiati e nell’era moderna recuperare i vari film di Godzilla non era più tanto complicato. Lo feci, con grande soddisfazione. Fu così che conobbi Ishiro Honda, regista della maggior parte dei film di Godzilla e maestro del cinema kaiju cui, pur avendoci lasciato nel 1993, il MonsterVerse deve moltissimo.

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Infatti, per molti appassionati quanto succede in Godzilla vs Kong, per citare solo l’ultimo esempio, non è affatto una sorpresa e molto di quello che vediamo nel film appena uscita qui da noi è una rivisitazione dei classici girati da Ishiro Honda. Una buona rivisitazione, dobbiamo dirlo. Non è affatto una critica, anzi: vuole essere una precisa dichiarazione che la strada intrapresa pare quella giusta, sebbene ci siano alcune sbavature ancora da limare; d’altra parte, stiamo parlando di una saga che dura quasi ininterrotta dal 1954, anno nel quale Godzilla fa la sua primissima apparizione sugli schermi.

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Nemmeno bisogna commettere l’errore di pensare a Ishiro Honda come ad un regista di Serie B, poiché si fece le ossa al fianco di Akira KurosawaGodzilla nascondeva più del mero mostro che distruggeva tutto, come appariva nel primo film. Basti pensare che alla fine del secondo conflitto mondiale, Ishiro Honda era detenuto in un campo di prigionia in Cina. Soffermatevi a pensare a cosa possa aver pensato nel momento in cui lo raggiunse la notizia dello sgancio delle due atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Una ferita profondissima da sanare, che traspare senza nemmeno darsi la pena di nascondersi troppo nelle origini del suo Titano. Godzilla è eco degli orrori dell’Era Atomica e Ishiro Honda lo dice forte e chiaro, mettendo nel primo film tutto il dramma provato ed elaborato nel corso degli anni.

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Sembra Fantascienza, ma l’occhio del regista trasforma il film in metafora non raffinata, bensì deflagrante, colpendo il popolo giapponese dritto allo stomaco e quasi lanciando un monito al resto del mondo e all’Occidente in primis. Spiace dirlo, ma i giapponesi al primo impatto mal sopportarono questo orrore della guerra di nuovo sbattuto di fronte ai loro occhi, a maggior ragione se pensiamo che poco prima dell’uscita del primo Godzilla il popolo nipponico dovette anche fare i conti con l’incidente della Daigo Fukuryu Maru, un peschereccio che, pur trovandosi fuori dalla zona di pericolo dichiarata, fu contaminato dal fallout radioattivo a seguito dell’esplosione di una bomba H nell’atollo di Bikini. In molti casi Ishiro Honda vide rinfacciata la poca opportunità di lanciare un film che nella sua sequenza iniziale vede proprio alcuni pescherecci distrutti dal mostro.

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Penso, però, che una così forte denuncia doveva essere fatta e i giapponesi cambiarono idea molto rapidamente sul mostro di Ishiro Honda, venendo a patti con le tragedie del passato, per loro molto ancora prossimo, e cogliendo il vero messaggio del film. Di più, credo che nel giro di pochi decenni Godzilla, e quindi il suo regista, siano riusciti anche a esorcizzare quella paura e quell’orrore, precisamente nel momento in cui il Re dei Mostri non è più solo una minaccia, ma diventa un alleato dell’umanità, amato soprattutto dal pubblico più giovane. I bambini nati dopo il 1945 non conoscevano direttamente l’orrore della guerra, non avevano visto, come Ishiro Honda, le conseguenze dello sgancio delle atomiche. Furono loro a fare pace con Godzilla, a renderlo più vicino a un eroe che a una minaccia globale. E via via che le generazioni si allontanavano da quella tragedia, il lato più positivo del Titano diventava più forte e significativo.

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Ishiro Honda vide e fu artefice anche di questo, forse anche lui riuscendo a trovare un modo di scendere a compromessi con l’angoscia sicuramente provata. Questo non gli impedì di portare l’attenzione su altri e più moderni pericoli, come quello dell’ingegneria genetica, incarnata da Biollante, ma gli consentì di firmare nel 1975 un film come Distruggete Kong! La Terra è in Pericolo!, nel quale la sua creatura diventa una forza del bene e difende il pianeta e i suoi abitanti da pericoli più gravi. Mi piace pensarla in questo modo, anche se non posso esserne sicuro. Mi piace pensare che Ishiro Honda abbia gestito Godzilla all’inizio come monito per l’umanità e forza vendicatrice della natura ferita dalle bombe atomiche, poi, pian piano, ha incanalato quella paura in uno sprone a non commettere errori, piuttosto che in una semplice e incombente ombra minacciosa. Se ci pensate, l’opera di Ishiro Honda e dei suoi collaboratori impegnati nei film assume connotati ancora più importanti e interessanti, che il MonsterVerse di Legendary Pictures ha trovato già pronti e a disposizione. Dobbiamo tutti molto a Ishiro Honda e alla sua sensibilità narrativa: sta a noi non dimenticare il suo messaggio, sempre valido in quanto universale.

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