Oltre l’immaginazione

Telescopio spaziale Hubble

«Esiste tutto ciò che io non riesco ancora a immaginare».

I vantaggi di poter osservare l’Universo non dalla superficie di un corpo celeste erano già noti ben prima che si disponesse delle tecnologie adatte a tale scopo. L’idea di mandare un telescopio in orbita per permettere di sondare lo Spazio e il tempo risale infatti al 1923; nel 1946 Lyman Spitzer, astronomo statunitense, la riprese nel suo I Vantaggi Astronomici di un Osservatorio Extraterrestre. L’idea era indubbiamente ancora considerata buona e fu messo in cantiere un progetto per un telescopio spaziale che non risentisse delle distorsioni dell’atmosfera terrestre nelle sue osservazioni. Progetto e fondi furono messi a punto negli anni ’70 e la previsione del lancio era per i primi ’80, ma subì alcuni ritardi a causa di problemi tecnici. Poco male: sono parte del mestiere alla NASA e, se capitano, meglio rimboccarsi le maniche e sistemare tutto, anche perché non si spendono milioni e milioni di dollari per mandare in orbita qualcosa che poi, magari, non funziona. Così, il lancio di Hubble previsto per il 1983 slitta al 1986, a Ottobre precisamente, ma accade ancora un imprevisto, stavolta più tragico.

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Il 28 Gennaio 1986, infatti, si preparava il lancio lo Shuttle Challenger e del suo equipaggio. L’evento è seguito in diretta televisiva e si concluse con la drammatica distruzione del mezzo e alla morte di tutti i membri dell’equipaggio, a causa della rottura di una guarnizione. Dopo il disastro del Challenger i voli spaziali subirono una battuta d’arresto, ma il Telescopio Spaziale Hubble era pronto. In attesa di tempi migliori, allora, si optò per tenere lo strumento in una camera bianca, un ambiente dove l’aria è filtrata, per eliminare la maggior parte delle microparticelle, garantendo così una manutenzione regolare per mantenerlo in condizioni ottimali alla bisogna. Ovviamente fece lievitare i costi del progetto, che alla fine del 2010 saranno di circa 10 miliardi di dollari. Non tutto il male venne per nuocere, però: il tempo in più diede modo agli scienziati di sistemare alcuni piccoli problemi secondari e di preparare il software di controllo, giusto in tempo per il nuovo lancio, previsto per il il 24 Aprile 1990.

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C’è attesa, quel giorno. Il Telescopio Spaziale Hubble contiene strumenti capaci di guardare le stelle nello spettro infrarosso come nell’ultravioletto, caratteristiche che lo rendono in grado d’offrire una risoluzione enorme, per vedere le stelle come mai era stato possibile in passato. Il lancio va alla perfezione e Hubble va in orbita: restava solo aspettare le sue prime immagini. Quando arrivano, però, ci si rende subito conto che qualcosa non va. Sono sfocate e, sebbene di qualità comunque migliore delle precedenti ottenute da terra, decisamente molto lontane dalle previsioni fatte. S’inizia a cercare il colpevole ed è identificato nella lente dell’ottica principale, il cui specchio era stato levigato male. Per semplificare molto, concentrava la luce nel punto sbagliato, creando aloni sull’immagine. L’errore fu addebitato alla ditta produttrice, la Perkin Elmer, che per la sua realizzazione s’era avvalsa di strumenti poco precisi. Mentre una commissione d’inchiesta si premurava d’accertarne le effettive responsabilità, alla NASA si lavorava per cercare di risolvere il problema.

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Hubble era stato progettato nella previsione di poterne aggiornare componentistica e strumenti a cadenza regolare, ma sostituire lo specchio principale sarebbe stata tutta un’altra storia, decisamente molto più complicata e, soprattutto, costosa. La ricerca di una soluzione più economica portò a quella più semplice. Se lo specchio era stato levigato in un certo modo, allora sarebbe bastato aggiungere altre ottiche che ne avrebbero corretto l’errore. Se ci state pensando, sì, fu esattamente come mettere al telescopio un costosissimo paio di occhiali. Nel 1993, quindi, lo Shuttle Endeavour fu lanciato con tutto il materiale necessario e, dopo 10 giorni di riparazioni e sostituzioni, Hubble fu finalmente in grado di raggiungere a pieno gli obiettivi per il quale era stato progettato. E anche di più.

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Le sue osservazioni, oltre a renderci immagini spettacolari del cosmo, ci hanno per esempio aiutato a stimare l’età dell’Universo con più precisione; a elaborare la Teoria dell’Energia Oscura, forse complice dell’espansione dell’Universo; a mostrare pianeti extrasolari e oggetti remoti del nostro Sistema Solare. Malgrado gli anni passati e le continue missioni di servizio, l’ultima (la quinta) nel 2009, Hubble continuerà a funzionare almeno fino al 2030; entro il 2021 sarà affiancato dal suo successore, il James Webb Space Telescope. Fremiamo all’idea e vi consigliamo di seguire i canali ufficiali social della NASA e di Hubble, per provare lo stesso nostro stupore di fronte alle immagini che regolarmente sono messe a disposizione di tutti noi. Sono danze di nascite e di morti, di unioni e di immani deflagrazioni, in un turbinio di colori inconcepibili. «Esiste tutto ciò che io non riesco ancora a immaginare», cantavano i Bluvertigo: Hubble ci ha mostrato che avevano ragione.

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