Resident Evil 7: Biohazard
PC, PS4, XBOX ONE
Recensione |
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Grazie. Sono tacciato d'essere una persona polemica. In effetti, lo sono. Sovente m'infurio per quei piccoli dettagli che dovrebbero essere trascurati. Spesso mi ritrovo a parlare con amici e appassionati di videogame riguardo qualche titolo e uno dei miei incipit più ricorrenti è: «Si, però». Per questo oggi, invece, esordisco con grazie, Capcom. Grazie davvero. Il gigante nipponico mi permette d'esprimermi in maniera diversa dal solito, perché Resident Evil 7: Biohazard è qualcosa di diverso da quanto negli ultimi anni la software house capitanata da Kenzo Tsujimoto ha avuto la faccia tosta di propinare ai fan della saga. Resident Evil 7: Biohazard è un gran videogame, un ritorno alle origini che molti di noi hanno sempre desiderato, quasi pregato, davanti a Umbrella Corps.
Finalmente torniamo a divertirci e a essere rapiti per qualche ora. Non possiamo sapere come si svilupperanno d’ora in poi le cose, ma per ora posso solo ripetere: grazie Capcom per avermi fatto tornare a casa.
Trama
Per la prima volta il giocatore si ritrova a vestire i panni di un civile, tale Ethan Winters, del quale si sanno solo poche cose essenziali: è sposato con Mia e proprio lei è sparita tre anni prima dell’inizio della nostra avventura. Ma Ethan ha ricevuto un pacco contenente una strada videocassetta, tramite la quale ha scoperto che non solo Mia è viva, ma che deve evitare d'andarla a cercare. Detto, fatto: a bordo di una bella auto e serbatoio pieno, parte per la Louisiana, destinazione Casa Baker. Giunto a destinazione, non solo scopre che la sua bella è viva, ma che lei, come il resto degli abitanti della magione, ha subìto una mutazione dovuta a uno strano fungo. Tra il fantascientifico e il sovrannaturale, il nostro protagonista dovrà superare varie prove per poter sopravvivere e, soprattutto, per portare Mia in salvo.
Gameplay
Resident Evil 7: Biohazard è un ritorno alle origini sotto molteplici punti di vista. Iniziamo, però, proprio da quei fastidiosi dettagli ai quali normalmente m'attacco come una cozza. In molti hanno notato alcuni ridicoli problemi di frame rate, ma sono qualcosa di veramente trascurabile, poiché è possibile notarli solo stando particolarmente vicini a un oggetto, una parete o a un nemico. Fine. Ora possiamo riprendere con le cose serie. La visuale in prima persona fa ormai parte della saga, in maniera ben nota: aspettarsi un ritorno alla telecamera fissa sarebbe stato follia, ma soprattutto non avrebbe permesso un’ottimizzazione per il sistema VR, di cui parleremo in un paragrafo a parte. La visuale è da considerarsi molto importante, perché gestita ci permette di vivere e non solo di giocare il titolo.
Il sistema di comandi è intuitivo e ben conosciuto: pochi semplici tasti permetteranno di correre, mirare, sparare, ricaricare o cambiare la tipologia di munizioni a seconda delle necessità. Quanto, però, ci ha reso felici di giocare Resident Evil 7: Biohazard è stato il ritorno ai piccoli rompicapo sparsi in maniera abbastanza omogenea all’interno dell’area di gioco. Chiavi speciali per aprire determinate porte, stemmi di cui vanno trovati pezzi mancanti per attivare meccanismi e così via. Nulla di nuovo, vero, ma tanta roba che non si vedeva da tempo. Diciamolo: non aveva alcun senso che in una caserma di polizia, al centro di Raccoon City, ci fossero alcuni complessi congegni utili ad aprire porte... Ma quanto era bello risolverli! Ora sono tornati, sono lì, divertenti come un tempo e pronti a essere risolti senza non pochissime difficoltà.
Non parliamo solo del sistema di gioco, che per tanti piccoli dettagli ci ha fatto tornare al tempo in cui la schermata iniziale della PS1 poteva bloccarsi. Resident Evil 7: Biohazard è sorprendente rispetto a qualsiasi altro capitolo precedente. Rimarrete sorpresi e affascinati anche dalla narrazione. Seppur l’espediente iniziale possa sembrare banale, il passare delle ore (non tante, il gioco si completa in circa 10 ore in modalità normale) vi dimostrerà che dietro quella facciata si nasconde un mostro vero e proprio, in grado di regalare più di qualche emozione. Non so se l’editor lascerà qui questo passaggio, ma sono stati pochi i videogame che, una volta finiti, mi hanno fatto esclamare: «Me cojoni!» (questa espressione romana di puro e compiaciuto stupore meritava d'essere tenuta, caro Senzameno, nde).
Feeling
Non lamentatevi se Resident Evil 7: Biohazard duri poco. Non lamentatevi di un frame rate perfetto per il 90% del tempo di gioco. Non lamentatevi della mancanza di zombie. Non lamentatevi di nulla riguardo questo videogame. Nessuno poteva aspettarsi che uscisse fuori questo piccolo gioiellino. Per una volta, provate a stare zitti, accendere il vostro sistema di gioco e giocate, senza pensare ad altro, Resident Evil 7: Biohazard vi rapirà completamente.
di Alessandro Senzameno
Playstation VR
Resident Evil 7: Biohazard è stato, poi, uno dei videogame più attesi per la Realtà Virtuale da quando è stata presentato il trailer all'E3. Il titolo era molto atteso e, in più, avrebbe aperto la pista ai videogame per Playstation VR. Da circa un anno, Capcom aveva pubblicato una serie di clip nelle quali si vedeva la reazione della gente alla famosa demo rilasciata più di un anno fa e poi ritirata improvvisamente dal Playstation Store. Quella stessa demo è ora diventata una specie di Santo Graal e il suo prezzo è decuplicato, in un particolare mercato nero dove girano le uniche console sulle quali era stata installata. L'esperienza di Resident Evil 7: Biohazard in VR è decisamente immersiva, pur con tutti i limiti presenti nel casco targato Sony. Primo fra tutti, il problema di motion sickness a causa del movimento fittizio nel mondo virtuale, quella nausea che insorge quando inganniamo il nostro cervello, pur restando fermi col joypad in mano. È meno intensa nei momenti d'indagine, ma molto forte durante le boss fight, nelle quali si rischia spesso di mettere in pausa il gioco e correre a cercare un secchio. Girano voci che il mercato dei braccialetti anti nausea, utilizzati spesso nei viaggi, stia crescendo proprio grazie agli utenti Playstation VR. Altra pecca della versione in Realtà Virtuale è la qualità delle immagini, notevolmente più bassa rispetto alla versione normale. È un problema di molti videogame in VR e non dovrebbe stupire. Sony stessa consiglia ai giocatori in Realtà Virtuale di concedersi molte pause durante il gioco, possibilmente ogni 10 o 15 minuti: un obiettivo praticamente impossibile per Resident Evil 7 Biohazard, la cui continuità di gioco è fondamentale. Un'esperienza da buttare, dunque? Al contrario. Nonostante i difetti, Resident Evil 7 Biohazard è probabilmente il miglior titolo per Playstation VR attualmente disponibile.
di Giordano Jurgen Muraglia
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In questa recensione sono citati:
• Resident Evil: Umbrella Corps