The Blair Witch Project: il successo dell’horror low cost

The blair witch project nerd origins nerdface

The Blair Witch Project

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«Ho paura di chiudere gli occhi… E ho paura di riaprirli».

Caduti nella rete

C’era una volta una strega cattiva, terrore dei bambini della cittadina americana di Blair, nel Maryland. Dopo essere stata esiliata nei boschi intorno alla città dai cittadini esasperati, di lei si perdono le tracce. Secoli dopo, negli anni ’40, quando Blair ha cambiato nome in Burkittsville, una nuova serie di sparizioni tra i fanciulli del paese induce i più superstiziosi a temere il ritorno della strega ma, a seguito di indagini approfondite, emerge la responsabilità di Rustin Parr, uno spietato serial killer, poi assicurato alla giustizia. Decisi a effettuare un reportage su questi luoghi sinistri, Heather, Mike e Josh, tre amici col pallino del cinema, raggiungono Blair con l’attrezzatura necessaria e, dopo aver realizzato una serie di interviste agli abitanti locali, si inoltrano nei boschi, per non tornare mai più… Di loro è rinvenuto solo il girato che, una volta visionato, rivela il terribile destino cui i tre sono andati incontro. Montato rispettando un rigoroso ordine cronologico dei fatti, il film ricavato dai nastri ritrovati racconta di come i tre amici, decisi a raggiungere la macabra radura in cui la strega effettuava i suoi riti, finiscano preda di sinistre presenze. Durante l’esplorazione nei boschi, i tre si scoprono, infatti, seguiti da misteriose figure mai riprese che, tra risate nella notte e l’allestimento di misteriosi manufatti presso la loro tenda, impressionano i ragazzi, fino a terrorizzarli. Per evitare ulteriori sorprese, decidono di porre un termine alla permanenza nei boschi, per scoprire però che tutti i loro riferimenti sono andati perduti. Smarriti tra gli alberi, vagano alla ricerca di qualunque segno di civiltà, senza nessuna fortuna. Quando, infine, sbucano di fronte a un’abitazione diroccata, vecchia residenza del malvagio Parr, vanno incontro al loro destino…

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Sono passati venti anni dall’uscita in sala del The Blair Witch Project, ma il record stabilito dalla pellicola è ancora saldo nelle mani dei suoi autori. Costato appena 60 mila dollari, questo film horror non proprio esplicito ha raccolto quasi 250 milioni, battendo il ben più blasonato Interceptor al secondo posto del podio delle pellicole col maggiore incasso a fronte di un investimento contenuto. Nessuno avrebbe potuto immaginare un simile risultato, frutto di una difficilmente replicabile serie di eventi concatenati. Se gli autori Daniel Myrick ed Eduardo Sanchez avevano infatti ben chiaro l’obiettivo di rifarsi al mitico Cannibal Holocaust del nostro Ruggero Deodato, vero capostipite del genere mockumentary, nessuno avrebbe potuto immaginare quanto la campagna promozionale di The Blair Witch Project, basata sulla finta scomparsa dei protagonisti, avrebbe scatenato un effetto tam tam così devastante.

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Il successo del The Blair Witch Project ci ha infatti spiattellato con un notevole anticipo e per benino la potenza di Internet e anche i rischi che si nascondono nella rete. Se due decenni d’esperienza non hanno insegnato a tutti gli internauti che le notizie trovate in rete vanno sempre verificate, può esserci comprensione verso il pubblico dell’epoca che, ancora poco avvezzo a certe strategie che oggi definiremmo virali, s’è lasciato per lo più convincere della realtà della vicenda. Così, tramite forum e blog, pubblicazioni apparentemente autorizzate dalle famiglie dei presunti scomparsi, volantinaggi e affissioni, il fenomeno mediatico si scatena sotto forma di incasso monstre, incasellando il film tra le leggende della storia del cinema. Malgrado una certa ripetitività nelle riprese e pur con tutti i limiti attoriali degli interpreti, gli autori sono riusciti a realizzare un prodotto tecnicamente valido e, a tratti, più che dignitoso, grazie a una serie di scelte azzeccate, come l’alternanza di colore e bianco e nero, a differenziare il cosiddetto finto dal reale, andando a rafforzare enormemente l’effetto d’immedesimazione nel pubblico in sala, con risultati decisamente più riusciti di tanti successivi blockbuster alla Cloverfield. Oggi questo tipo di cinema è ormai sgamato, così come il pubblico ha ormai maturato l’esperienza necessaria a non lasciarsi impressionare da trovate come quelle che decretarono il clamoroso successo della vicenda della strega di Blair. Eppure, nell’epoca in cui le fake news portano alla manipolazione spregiudicata dell’opinione pubblica, The Blair Witch Project senza troppe pretese rappresenta un severo monito delle conseguenze del fidarsi troppo delle notizie colte in rete. Col rischio di finire faccia al muro, nei sotterranei della casa della strega.

Parte da qui la collaborazione con Francesca Mori, altra illustratrice che si unisce a Nerdface dopo Denise Esposito. Ecco la sua illustrazione realizzata in esclusiva per noi di The Blair Witch Project, mentre cliccando QUI potete visitare la sua pagina!

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