Tutto in una notte | Nana | È talmente facile innamorarsi

«Troppo buona per essere vera»

«Anche se dentro di me so che non sarò mai una persona buona, io che mi rifletto nei tuoi occhi volevo essere forte e flessibile, come l’eroina di una manga: troppo buona per essere vera». Nana Osaki descrive così l’amore. Ci fa specchiare negli occhi dell’altra persona, la quale riflette una versione migliori di noi. E spesso è di questo che ci innamoriamo realmente. La storia di cui vi parlerò oggi racconta una grande amicizia, un amore per certi versi, fra due ragazze che, per quanto diverse, quasi agli antipodi, quando sono insieme compiono questo tipo di magia, offrendo l’una all’altra il riflesso migliore della propria anima. «Forse sarà la tua innocenza, o il tuo comportamento un po’ briccone. Sembra che tu non ne sia minimamente consapevole, ma tutto quello che fai sconvolge i miei sentimenti con la furia di un tifone. Mi sento come un ragazzino al suo primo amore. Le mie emozioni galoppano impetuose e sono sul punto di scoppiare». Entrambe ventenni, decidono di trasferirsi a Tokyo dalle rispettive città di provincia, per cambiare vita e andare incontro al proprio futuro. Si incontrano la prima volta, casualmente, sul treno che le condurrà nella capitale. Durante il viaggio, scoprono di chiamarsi anche con lo stesso nome, Nana (cioè Sette): Nana Komatsu (rinominata Hachi) deve trovare il suo posto nel mondo; dolce, idealista, un po’ svampita, terribilmente chiacchierona, è innamorata dell’amore romantico. «Appena i suoi occhi si incontrano con quelli di un ragazzo, s’innamora» e per questa ragione non ha mai avuto amici uomini, perché non li considera persone, ma solo come maschi dell’altra specie.

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Nana Osaki è, invece, la cantante punk rock di un gruppo noto della sua cittadina, i Blast. Vittima di un’infanzia difficile, che l’ha costretta a cavarsela sempre da sola sin da piccolissima, ha ora un carattere riservato e schivo. «Mia madre mi ha abbandonata quando avevo quattro anni e a quindici ho perso l’unico membro della mia famiglia che ancora mi restava. Non avevo né sogni, né speranze e la musica divenne per me uno strumento di sopravvivenza». Cominciano la loro nuova vita insieme in un appartamento, che diventerà col tempo e nei futuri ricordi l’alcova dei loro giorni più belli, sebbene molti dei quali vissuti con turbolente crisi emotive. È il luogo in cui entrambe crescono emotivamente, si perdono e si ritrovano, sostenendosi in ogni occasione. «Sai, Hachi, forse in quel periodo non eravamo così diverse noi due. Entrambe, rincorrendo i nostri amori, cercavamo semplicemente di colmare quel senso di vuoto. Improvvisamente, comprendere i tuoi sentimenti era diventato possibile per me».

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Nana Komatsu è venuta a raggiungere il suo ragazzo, Shoji, che frequenta l’università; Nana Osaki, cerca il successo o (sarà bello scoprirlo) il suo amore, Ren Honjo, musicista di una band in grande ascesa, i Trapnest. Insieme ai membri dei due gruppi musicali rivali, coi quali intessono legami strettissimi, vivono situazioni tipiche dell’età post-adolescenziale, quando le vite non sono definite e ancora c’è spazio per realizzare i grandi sogni e fare le scelte che porteranno a definire il loro. Sullo sfondo, ci sono le due Tokyo dei ragazzi: quella luccicante di locali notturni, nei quali si esibiscono le rock star, e quella universitaria e modaiola. Tutti sono uniti dagli innumerevoli spunti della cultura giapponese, antica e moderna: «Non siamo mica americani, non diciamo sempre Ti amo!».

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Ricco di monologhi introspettivi in grado di mettere a nudo gli stati d’animo più intimi dei protagonisti, la serie anime Nana riesce a coinvolgere gli spettatori grazie anche all’eccezionale caratterizzazione dei personaggi. Impossibile non ritrovarsi in qualcuno di loro o, a seconda delle situazioni, anche in più di uno. Tratto dal manga di genere josei Nana, scritto e disegnato da Ai Yazawa, l’anime è andato in onda in Giappone su Nippon Television tra il 2006 e il 2007; in Italia, è ora disponibile su Netflix e fu trasmessa su MTV fra il 2007 e il 2008, su Rai 4 nel 2010. La colonna sonora è composta da canzoni originali che hanno scalato le classifiche giapponesi, rispettivamente di Anna Tsuchiva (per Nana dei Blast) e Olivia Lufkin (per Reira dei Trapnest). Se non ve ne siete ancora innamorati, succederà!

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Tutto in una notte

«Volevo essere forte e flessibile, come l’eroina di un manga: troppo buona per essere vera».
Nana Osaki

Francesca Russo è la Regina del Binge Watching della Redazione.
Tutto in una Notte è la cronaca delle sue notti insonni al servizio di Nerdface.