Carl Weathers: dal ring di Rocky alle galassie di Star Wars

Carl Weathers

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«I majored in theater at San Diego State. My one eye was on football and my other eye was on Hollywood».

Apollo

Per i più questo nome non diceva assolutamente nulla fino all’arrivo di The Mandalorian, ma prima del suo debutto nell’universo di Star Wars Carl Wheaters era stato almeno in un paio di film che sicuramente non solo avete visto ma che, probabilmente, sono tra quanti continuate a rivedere ogni volta che li passano in TV. Ovviamente, diamo per scontato che abbiate più di trent’anni. Partiamo dall’inizio: prima di darsi al cinema, Carl Weathers ha calcato altri tipi di palchi, non quelli del teatro, come molti suoi colleghi, ma quelli delle arene agonistiche e, per la precisione, i prati verdi dei campi da football americano. Professionista fino al 1975, la sua carriera sul grande e piccolo schermo era appena un hobby: dopo quella data, Carl Weathers decise di fare il grande salto. Molti coincisero con ruoli minori in serie TV, roba sentita nominare come Kung Fu, accanto a David Carradine, o L’uomo da sei milioni di dollari dell’inossidabile Lee Majors, ma anche qualcosa un po’ meno conosciuta, come Cannon, telefilm poliziesco passato anche da noi con poco successo.

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La presenza di Carl Weathers sul piccolo schermo, pur scemando negli anni, è stata comunque abbastanza costante e variegata, al punto da trovare l’attore ancora nel 2008, in E.R.: Medici in Prima Linea e, poco dopo, in Chicago Justice. Se, nel primo caso, si è trattaTO di un ruolo secondario durato lo svolgersi di una puntata, nel secondo, invece, Carl Weathers s’è guadagnato un posto fisso nel cast. Ricorrente è, poi, il suo personaggio nella poco conosciuta Colony, serie TV basata su un’invasione aliena e su un marito e una moglie schierati su parti opposte della barricata. Abbiamo volutamente lasciato indietro il mondo del grande schermo. È tempo di rimediare con un classico anni ’80, che ha anche subìto la maledizione del reboot e che la subirà ancora e ancora. L’anno è il 1987 e la regia è di John McTiernan. Se il nome non vi dice nulla, si tratta del regista di piccole perle come Last Action Hero e Die Hard: Trappola di Cristallo. Attore principale di questa sua particolare pellicola è Arnold Schwarzenegger, il quale si ritrova nella giungla a essere preda, insieme ai suoi compagni, di un alieno dalla spiccate doti di cacciatore. Si tratta ovviamente di Predator, film cult degli anni ’80: Carl Weathers interpreta George Dillon, in un ruolo a pettorali scoperti che rimarrà, come tutto il film, nella storia del cinema. Probabilmente Arnoldone nostro ha occupato metà dei vostri ricordi in Predator, mentre l’alieno coi dreadlock l’altra metà.

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Così, nel 1988 Carl Weathers batte la strada del protagonista principale, in Action Jackson, poliziesco di scarso successo, ma che almeno gli permise di dividere il set con Sharon Stone. Dove Carl Weathers era invece riuscito a dividere il palco con la sua controparte è in una pellicola del 1976, ambientata a Filadelfia e scritta da Sylvester Stallone. Per la precisione, si tratta di un ring. Lo avete capito: si tratta di Rocky, primo capitolo dell’infinita saga dedicata al mondo del pugilato e caso raro nel quale i vari sequel hanno avuto tra i fan uguale successo, con merito. A difendere fino all’ultimo round il titolo di Campione del Mondo contro lo sconosciuto Stallone Italiano è proprio Carl Weathers, nei calzoncini e nei guantoni indimenticabili di Apollo Creed.

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La saga di Rocky Balboa è tra quelle ricordate più di altre, per gli allenamenti, la colonna sonora entusiasmante e la storia di un uomo semplice, capace di cogliere la sua occasione grazie all’impegno e all’abnegazione. E a un’incredibile capacità d’incassare. Rocky ebbe tutti gli ingredienti per diventare leggenda e Carl Weathers ne è parte integrante: il suo volto è ormai fissato in quello di Apollo Creed, un personaggio originale in grado di mostrare come nella vita si possa essere avversari di qualcuno senza esserne per forza nemici. È certo merito dello sceneggiatore, lo stesso Sylvester Stallone, ma anche delle capacità di Carl Weathers, il quale riesce a interpretare un avversario destinato a diventare mentore e amico. Non odiamo mai Apollo Creed, nemmeno nel secondo film, incentrato sulla sua rivincita e, anzi, quando lo salutiamo in Rocky IV, mentre soccombe sotto i colpi di Ivan Drago, rimaniamo come Balboa: senza parole. Un personaggio molto amato, il suo, al punto da vedere due pellicole che portano il suo nome. Creed: Nato per Combattere e Creed 2 sono la vicenda di suo figlio, anch’egli pugile, e contro ogni aspettativa sono film belli e intensi, con un Sylvester Stallone in stato di grazia, vincitore e con merito di un Golden Globes come Miglior Attore Non Protagonista. Il secondo capitolo, poi, vede anche il grande ritorno di Dolph Lundgren e del suo Ivan Drago: davvero ad alto tasso emotivo.

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Un’icona, Carl Weathers, a tal punto da meritare nel 1989 un ruolo nel videoclip di Michael Jackson Liberian Girl. O da vedersi trasposto in cartone animato, in Toy Story of Terror!, speciale di Halloween successivo a Toy Story 3Carl Weathers è un attore di contorno, ma perfettamente in grado di coadiuvare il protagonista della storia, esattamente come faceva sui campi da football, dov’era impiegato in ruoli difensivi. Coprire le spalle, dare il meglio, entrare nel mito: non è da tutti. Con la stessa caratteristica, infatti, arriva in tempi recenti nelle due stagioni dell’imperdibile The Mandalorian, la serie TV che ha fatto gridare al miracolo i detrattori del nuovo corso di Star Wars. Carl Weathers è infatti Greef Karga, il capo della gilda dei cacciatori di taglie sul pianeta Nevarro che assegna al Mandaloriano il compito di recuperare e consegnare all’Impero il Bambino che tutti noi bbiamo imparato a chiamare Baby Yoda. Sappiamo come gli esiti della missione saranno stravolti, così come il ruolo del personaggio di Carl Weathers, infido e veniale all’inizio, ma poi destinato a votarsi alla più sincera e leale amicizia.

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Siamo felici di aver visto nuovamente Carl Weathers, ancor di più se pensiamo all’importanza ricoperta da The Mandalorian: è un giusto riconoscimento per un attore muscolare il cui volto ha rappresentato, insieme ad altri colleghi, gli anni ’80 e alcuni tra i momenti cinematografici più intensi di quella decade.

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