Chris Evans: ovvero, come ricominciare una carriera da Cap

Chris Evans

nerdface nerd origins chris evans

«La fama va e viene. Un giorno sei sotto i riflettori, l’altro c’è chi ti ha già dimenticato».

Ricominciare da Cap

La tragica vicenda di Chris Evans vale davvero la pena che sia raccontata, per lanciare un monito importante e mettere in guardia chi possa trovarsi nella stessa situazione dell’attore. È una storia dai connotati ancora in parte avvolti dal mistero, fatta di abusi e di una prigionia iniziata circa quindici anni fa, ancora lontana dal finire.

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Ci stringiamo ai familiari dell’attore e alle numerose associazioni umanitarie che ne chiedono la liberazione immediata ma, nel frattempo, è utile ripercorrere la triste parabola dell’attore.

I Fanatici Quattro

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Tutto inizia nel lontano 2005, quando Chris Evans, con già all’attivo diversi ruoli in numerose pellicole, è alla ricerca del grande passo e decide d’accettare una proposta seducente. Il ruolo della Torcia Umana nel film dedicato ai Fantastici Quattro è l’esca perfetta e l’attore ci casca in pieno. Distratto dal fondoschiena di Jessica Alba, si getta anima e corpo nel progetto e, prima che possa accorgersene, è inglobato nella Setta degli Eroi in Costume. Dopo quel primo film cerca di uscirne e lo aiuta l’amico Danny Boyle, che lo vuole in Sunshine, ma purtroppo appena un paio di anni dopo è di nuovo rapito e tenuto in stato d’ipnosi profonda perché giri anche il seguito, I Fantastici 4 e Silver Surfer. Ripresosi lentamente dalle profonde ferite psicologiche, Chris Evans affronta un periodo nel quale cerca disperatamente di sfuggire dalle grinfie dei suoi carcerieri, ma tutti i tentativi si rivelano inutili. Riacciuffato, è subito sottoposto all’ordalia di tre film: gira in sequenza PushThe Losers e Scott Pilgrim vs The World, pellicole che possono vantare una loro controparte cartacea. Alla fine del 2010, quindi, Chris Evans è già sotto il totale controllo della Setta.

Freedom for Evans

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L’attore tenta ancora una disperata fuga nel 2011, quando la Setta lo chiama per interpretare Captain America nel film dell’MCU. Oppone una resistenza spietata, invocando la regola della continuity e ricordando d’essere già stato la Torcia Umana. La Setta, però, se ne sbatte allegramente e lo costringe a imparare le battute; un barlume di speranza s’accende in Chris Evans, che nota d’avere un copione e pensa erroneamente che il protagonista da lui interpretato muoia alla fine del film. Ovviamente non è così e per otto lunghissimi anni l’attore sarà tenuto prigioniero e utilizzato in più di dieci pellicole. Le immagini dal set mostrano chiaramente come non fosse in grado di intendere e di volere, ipnotizzato dal fondoschiena di Scarlett Johansson; mentre è possibile vederlo, in rari momenti di lucidità, picchiettare sul suo scudo un messaggio in codice morse, «help me».

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Alla fine d’Avengers: Endgame l’attore vede una nuova luce alla quale s’attacca con tutte le sue forze e riesce quasi a scappare. Intanto, però, la Setta trama ancora e lancia messaggi in codice ai suoi affiliati tramite la serie The Falcon e the Winter Soldier, attivando cellule clandestine in ogni parte del globo. Chris Evans è, probabilmente, tenuto prigioniero in una località conosciuta solo ai membri più alti della Setta. Qualcuno dice sia a Orlando, in ostaggio fino all’apertura di un’attrazione a tema Vendicatori, in un famoso parco di divertimenti, qualcun altro invece crede d’averlo visto, fortemente provato, in un ufficio nel seminterrato di un palazzo di Burbank, California.

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Chris Evans è stato forse troppo ingenuo, oppure troppo allettanti sono stati i metodi coercitivi dell’MCU. Tuttavia, dopo tanto tempo è ormai giunta l’ora d’ascoltare quanti lo vogliono libero, pur sapendo quanto sarà dura la riabilitazione.

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