Dave Bautista: il wrestler diventato attore di prima classe

dave bautista sembra riposarsi dopo un allenamento e ha una enorme catena nera al collo - nerdface

Dave Bautista

Primo piano di Dave Bautista - nerdface

«I don’t want to intimidate people. There’s nothing bullyish about me, you know. If there’s anybody who’s anti-bully, it’s me».

Pugni galattici

Da bambino ero un appassionato di wrestling e ho davvero divorato incontri su incontri. Anche di quello giapponese, che un tempo davano la mattina su Italia1. Negli anni la passione s’è affievolita ed è stata trasferita ad altre attività non meno interessanti e, quando la lotta libera è tornata in auge, mi sono sentito un po’ spiazzato. Non c’erano più Hulk Hogan, André the Giant o Ultimate Warrior e ho faticato un po’ ad affezionarmi ai nuovi wrestler. Non fosse stato per Rey Mysterio che mi ha, di fatto, trattenuto nel nuovo mondo della lotta libera, anche Dave Bautista l’avrei conosciuto in ritardo e solo per la ben nota partecipazione ai cinecomic dell’MCU. Dave Bautista, dunque: atleta che al primo provino per diventare lottatore professionista è scartato ma non si dà per vinto e, in qualche anno, riesce a guadagnare la stima e l’affetto dei fan. Per la prestanza fisica, sicuramente, ma pure per il carisma necessario a tutti i lottatori, indispensabile per il loro lavoro e per il rapporto col pubblico.

Da wrestler a guardiano

E Dave Bautista ci riusciva perfettamente. Non è dunque sbagliato mettere a confronto la professione di wrestler professionista con quella dell’attore. Tra l’altro, in entrambi i ruoli Dave Bautista è riuscito a rendere al massimo. Ovviamente, parlo in primis di Guardiani della Galassia, arrivato dopo qualche esperienza minore in altri film, tra cui Il Re Scorpione 3 (2012) e Riddick (2013). Il cinecomic dedicato al gruppetto di eroi spaziali lo vede tra i protagonisti, nel ruolo di Drax il Distruttore. Personaggio strano, Drax, perché se da un lato la sua incapacità di ragionare per metafore lo rende l’ideale per infilare una o due gag ben piazzate, la sua storia personale ci porta in un territorio di tragedia e tristezza profonde.

Primo piano di Dave Bautista nei panni di Drax - nerdface

Incredibilmente, Dave Bautista riesce nel mescolare sapientemente i due aspetti iconografici del personaggio nella sua incarnazione sul grande schermo e ci riporta un eroe in grado d’alleggerire il tono, come di commuoverci, quando racconta della sua famiglia sterminata da Ronan, il villain del primo film. Lo stesso Dave Bautista ha dichiarato d’aver puntato subito sui punti che, secondo lui, lo accomunavano al personaggio e d’aver lasciato il resto alla libera interpretazione. Non è un giochino che riesce sempre, ma in questo caso l’essere un atleta e quindi aver sviluppato una certa capacità d’adattamento lo ha molto aiutato a creare quell’alchimia che abbiamo avuto tutti sotto gli occhi, all’uscita del primo come del secondo film, Guardiani della Galassia: Vol. 2. Anche grazie al doppiaggio splendido di Nino Prester, è risultato convincente nel ruolo.

Il successo dopo i cinecomic

Non è una caso se, dopo i due Guardiani della Galassia, Dave Bautista abbia avuto un discreto spazio in altre pellicole. Mi piace citare Spectre: 007, per arrivare all’abbastanza apprezzato Blade Runner: 2049. La sua è una parte breve, ma intensa e centrale per lo sviluppo della trama. Dave Bautista ha anche provato a diventare produttore e, in effetti, è a lui che si deve Kickboxer: la Vendetta del Guerriero (2016), remake del Kickboxer: il Nuovo Guerriero della fine degli anni ’90. Sarebbe dovuto essere l’inizio di una trilogia, ma il secondo capitolo si fa attendere dal 2015.

Primo piano di Dave Bautista in Hotel Artemis - nerdface

Meglio così, però: Dave Bautista ha potuto concentrarsi sul gran finale dell’MCU: dopo averlo visto in Avengers: Infinity War, lo abbiamo ammirato anche in Endgame. Infine, vorrei anche segnalare un film passato ingiustamente sottotono, nel quale il nostro wrestler passato al mondo del cinema ha dimostrato ancora di più d’essere un attore di prim’ordine, Hotel Artemis (2019): recuperatelo, almenio nell’attesa di vederlo nel colossal di Dennis Villeneuve, Dune, remake dello storico film di David Lynch.

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