Dott.ssa Stranamore | Cosa ho imparato da Game of Thrones

tormund guarda brienne con amore, ma lei si volta dall'altra parte - nerdface

Cosa ho imparato da Game of Thrones

Alcune cose della vita fanno maturare, crescere. E spesso sono lezioni importantissime impartite dalle grandi storie altrui. Prendo spunto da mia nonna, che dispensava consigli sulla base di Febbre d’Amore, soprattutto per la tematica «minori abbandonati negli istituti per ragazzi difficili», che al tempo suonava più come una minaccia, che come consiglio vero e proprio. Ecco, io invece, ho imparato molto da Game of Thrones.

i quattro fratelli stark superstiti in posa sorridenti dopo il finale di game of thrones - nerdface

Ho imparato che ci sono personaggi apparentemente importantissimi, nei quali riversi tutte le aspettative per una svolta, che invece escono di scena così, inaspettatamente. Come Ned Stark. Speri nel ghosting, nello zombieing, che si faccia vivo in qualche modo. E invece niente, nada, nisba. Non tornerà più. Nessun like dopo mesi, nessun whattsappino totalmente a caso. Niente. Andato. Non resuscita. Ho capito che i matrimoni soffocano, nel vero senso della parola, e che i preparativi alle nozze sono veramente dispendiosi. Un bagno di sangue. Ho imparato che: «Chi si fa i cazzi suoi campa cento anni». Per sopravvivere è meglio restare coi piedi per terra, senza arrampicarsi sulle torri, vero Brandon Stark? Che poi, una volta imparata la lezione, te ne stai bello in disparte, sei a conoscenza di tutto, ma fai lo gnorri. E vinci. Molto, molto meglio! Ho capito che non puoi essere te stesso sempre, che «imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti». Lo diceva Pirandello, effettivamente, ma secondo me glielo ha suggerito Arya Stark. Dai, su, è la sua. E ovviamente, per me stessa: «Chi bella vuole apparire, un poco deve soffrire». La vanità ha un prezzo altissimo. Lo sanno i chirurghi plastici, ma pure Sansa. Certo, il suo prezzo è stato il mai una gioia. Un po’ troppo alto. E ho imparato che: «Lei è la mia Regina». No, Jon, volevo dire che… «Lei è la mia Regina». Sì, ok, ma in realtà volevo dire che quello che ho imparato è… «Lei è la mia Regina». Quando fanno così in genere ti fregano, usando la scusa vecchia come il cucco del ti vedo più come una zia. E poi, ovviamente, che tutti i luoghi comuni sono importantissimi, ma solo nei mondi di fantasia.

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Dott.ssa Stranamore

Valentina Borrelli è una psicologa.
Sui social è nota per Chiedimiperchésonosingle.

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