Hugh Laurie: l’intensa vita artistica del nostro Dr. House

Hugh Laurie

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«It’s easier for a camel to pass through the eye of a needle than for a rich man to make a blues record».

L’intensa vita artistica del Dr. House

Legata indissolubilmente al personaggio che più lo ha reso famoso, la carriera di Hugh Laurie non manca però di trascorsi sorprendenti, perché in antitesi completa rispetto proprio al suo Dr. House. Figlio d’esponenti dell’alta borghesia inglese, gli anni giovanili di Hugh Laurie sono molto simili a quelli visti in un qualunque film di ricchi inglesi. Il college e lo sport, quindi, per la precisione il canottaggio, passione che l’attore coltiva con grande passione, seguendo le orme del padre, medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1948. Al teatro e alla recitazione Hugh Laurie ci arriva dopo e solo perché deve smettere col remo, per aver contratto la mononucleosi. Siamo agli inizi degli anni ’80 e diventa membro della compagnia teatrale Footlights, al suo fianco anche l’attrice Emma Thompson, con la quale avrà anche una relazione. Sarà poi proprio lei a presentargli il collega Stephen Fry, con cui nascerà un sodalizio molto ben radicato e che porterà entrambi alla ribalta.

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Stephen Fry, nel caso ve lo stesse chiedendo, è un attore molto conosciuto e, se avete visto V for Vendetta o il biopic su Oscar Wilde, dovreste aver capito di chi parliamo. Gli amici diventano un duo comico di grande successo ed è qui che scatta il paradosso per chiunque non abbia vissuto sotto il Regno di Sua Maestà. La vena artistica e comica di Hugh Laurie, oltre alle sue doti di cantante e musicista, stonano tantissimo a chi è abituato a vederlo in un ruolo fortemente drammatico come quello del Dr. House anche se, col senno di poi, era facile vedere nello show piccole eco della carriera passata dell’attore. Anzi, soprattutto perché non era facile rendere al meglio un personaggio come quello.

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House è un bastardo, cinico e capriccioso, disposto a tutto pur di dimostrare d’avere ragione, anche a sacrificare se stesso o, più spesso, la vita dei suoi pazienti. Non si riesce del tutto a infilarlo tra i buoni, soprattutto quando i suoi problemi di dipendenza lo spingono ad azioni criminali. Eppure, il suo carisma è palpabile e l’uomo è magnetico col suo incedere claudicante; ogni volta che apre bocca, la lingua è tagliente. Com’è possibile essere attratti e tifare per un personaggio scritto come un cattivo, via via che le stagioni della serie avanzano verso il finale? Badate bene: non stiamo parlando di un Dexter Morgan qualsiasi, col quale possiamo empatizzare solo grazie alla sua missione di ripulire il mondo dai serial killer. Qui si tratta di provare simpatia, quasi affetto, per uno vero stronzo puttaniere che, ad avercelo di fronte, ci tratterebbe a pesci in faccia e la cui scusa per il suo cinismo è quella d’essere rimasto zoppo, riducendo ovviamente per evitare spoiler a chi volesse recuperare la serie. Crediamo che il segreto stia anche nella capacità acquisita da Hugh Laurie dal suo passato artistico: di sfruttare i tempi comici, di piazzare bene la battuta o la smorfia, e calibrando ironia e cinismo. Non solo: House dice quanto pensa quando noi, la maggior parte delle volte, non lo possiamo proprio fare. È feroce come la satira deve essere e, sebbene non lo comprendiamo subito, ci conquista facendoci ridere. Esattamente come ci si aspetterebbe da un comico d’alto livello. E mentre ridiamo, ci rifila pugni nello stomaco. Ancora: esattamente come un comico d’alto livello. La leggenda narra che Hugh Laurie non fosse la prima scelta per il ruolo in Dr. House e che Bryan Singer, regista del primo episodio, volesse un attore assolutamente americano per interpretare il ruolo principale. Hugh Laurie si trovava poi in Namibia per girare Il Volo della Fenice e dovette realizzare un provino con quanto aveva, nelle pause delle riprese: un ombrello come bastone, il bagno dell’hotel come location e un’aspetto trasandato, senza essersi rasato. Nacque così il Dr. House e non possiamo che ringraziare. Possiamo ricordare Hugh Laurie anche su grande schermo, però, in Ragione e Sentimento (1995), di Ang Lee; La Carica dei 101: Questa Volta la Magia è Vera (1996); La Maschera di Ferro (1998); Stuart Little (1999); Tomorrowland (2015); mentre sul piccolo schermo, oltre al Dr. House, sono arcinote le sue partecipazioni a Friends, soprattutto potete vederlo nella serie Comma 22, basata sul romanzo omonimo di Joseph Heller. Dove forse non v’aspettate di trovarlo è in libreria, ma Hugh Laurie ha anche scritto un romanzo di discreto successo, Il Venditore di Armi, un bestseller che mescola humor e azione e di cui si aspettava un seguito, che però non ha mai visto la luce. Inoltre, un altro luogo in cui potreste pensare di non riconoscerlo è sullo sgabello di un pianoforte: provate a cercare Unchained my Heart sul Tubo…

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Una carriera ricca di soddisfazioni e riconoscimenti, dunque, con un solo risvolto molto amaro, denunciato dallo stesso Hugh Laurie. Se negli USA, infatti, è ancora molto apprezzato, in Inghilterra invece sembra che lo snobbino, perché in Dr. House recitava con un forte accento americano e i sudditi di Sua Maestà si sono risentiti. Tutti mentono era l’assunto del Dr. House: saremmo dei gran bugiardi, in effetti, se ritenessimo queste considerazioni del suo pubblico in Patria vagamente intelligenti.

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