Il Re Leone: il film d’animazione che segnò un’epoca

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Il Re Leone

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«Simba, lascia che ti dica una cosa che mio padre disse a me. Guarda le stelle. I grandi Re del passato ci guardano da quelle stelle».

Hakuna Matata

In quanti film il momento topico coincide con l’inizio? Merce rara, amici miei, per esigenze di copione, rispetto delle abitudini del pubblico e tante altre ragioni. Anche per questo Il Re Leone, uscito nel bel mezzo del decennio conosciuto come Rinascimento Disney, può essere considerato uno dei punti più alti tra i capolavori prodotti nel lasso di tempo che va da La Sirenetta del 1989 a Fantasia 2000, del 1999. In quel lontano Novembre 1994 ero al cinema, con mio padre. L’uscita del film Disney era sempre preludio all’avvicinarsi delle feste, in qualche modo faceva da anticamera all’albero di Natale. Il trailer, che senza stacchi di montaggio riproduceva l’intera sequenza iniziale, era già passato in televisione e, anche grazie alla splendida interpretazione di Ivana Spagna a impreziosire il lavoro di Elton John e Hans Zimmer, aveva acceso l’interesse verso questa nuova pellicola. Ma come spesso accade, il grande schermo è capace di suscitare emozioni poderose. E, infatti, la strepitosa ricostruzione dei movimenti degli animali in viaggio verso la Rupe dei Re, per il saluto al Principe della Terra del Branco, è considerata ancora oggi una delle sequenze più riuscite, sotto tutti i punti di vista, dell’intero universo disneyano. Il lento appropinquarsi degli abitanti della savana, il loro entusiasmo di fronte all’esposizione del cucciolo di Re Mufasa e il successivo inchino sono roba da Sindrome di Stendhal. Non dimenticherò mai le lacrime di mio padre che, da disegnatore d’altri tempi, si commosse per la meraviglia di quelle scene. E quello era solo l’inizio. La storia ai più nota, attinge a piene mani dall’Amleto e, rispettando la collaudata formula usata per tutti i film del citato decennio rinascimentale, presenta un mix di figli orfani di un genitore, drammi espliciti e canzoni a ritmo di musical, utili soprattutto a stemperare la tensione. Il giovane Simba, dopo essere stato presentato ai suoi futuri sudditi, inizia il periodo d’apprendistato, al fianco del possente padre Mufasa, Re buono, giusto e rispettato, seguendo le indicazioni del pedante pedagogo Zazu. Ma Simba è ancora troppo piccolo per capire tutte le delicate sfumature del suo futuro ruolo e quando suo padre cerca di spiegargli l’importanza dell’equilibrio che un giorno dovrà difendere, riesce solo a intuirne i risvolti.

nerdface nerd origins il re leone 1994

A tramare nell’ombra è Scar, fratello di Mufasa, dotato di pochi muscoli ma di cervello finissimo che, vedendosi scalzato nella successione al trono dalla nascita di un erede diretto del Re, stringe un velenoso accordo con le iene. Se loro lo aiuteranno a far fuori Mufasa e il suo delfino, egli estenderà il loro territorio di caccia, permettendo loro di scorrazzare libere per la Terra del Branco. Indimenticabile la marcia a passo dell’oca, durante il brano Sarò Re, con cui queste giurano fedeltà al malvagio Scar, per spessore sul podio dei maggiori cattivi Disney di tutti i tempi, insieme a Malefica e Jafar. Questo riconoscimento gli è dovuto per il gesto di pura malvagità con cui uccide suo fratello Mufasa, facendolo precipitare nel vallone attraversato dalla carica degli gnu imbizzarriti, lanciati a folle velocità dalle iene.

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Oltre a essere il momento più drammatico de Il Re Leone, quella scena ne è, insieme a quella iniziale, il picco tecnico, con centinaia e centinaia di gnu ricostruite e animate attraverso programmi per l’epoca inusitati, che impegnò in esclusiva 5 professionisti per più di 2 anni. Salvato dal sacrificio del padre e spinto dal senso di colpa indotto dallo zio all’esilio, Simba fugge lontano, scampando per un pelo al colpo di grazia delle iene e, dopo un lungo viaggio, s’imbatte nei suoi nuovi amici, Pumba il facocero e Timon il suricato, il duo celebre per il ritornello Hakuna Matata! Questo improbabile trio permette al Principe di crescere al sicuro e divenire forte, in attesa del momento di reclamare il trono. E quando Nala, l’amica d’infanzia e promessa sposa di Simba, s’imbatte nel cucciolo divenuto un possente leone, dopo essersi spinta lontanissimo per cercare delle prede, per il Principe il richiamo delle responsabilità si fa irresistibile, spingendolo a meditare sul suo ritorno.È, però, la magia di Rafiki, il macaco sacerdote che lo aveva esposto al popolo della savana, a dargli l’ultima spinta, facendolo incontrare col fantasma di suo padre, nella terza indimenticabile scena del film, epicamente citata da I Simpson in una memorabile scenetta, in cui appaiono anche Darth Vader, James Earl Jones e Gengive Sanguinanti Murphy.

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Simba ritrova, dunque, il suo centro e, tornato alla Rupe dei Re, trova la Terra del Branco devastata e brulla. Il prezzo del trono di Scar è stato, infatti, l’equilibrio che un giusto Re avrebbe dovuto preservare. E ovviamente Simba rimette ogni cosa al suo posto, zio compreso. Il successo mondiale fu accompagnato da alcune critiche, per la mancanza di riferimenti all’anime di Osamu Tezuka, Simba: il Leone Bianco, cui la vicenda sembra rifarsi in più punti. Ma gli autori hanno sempre negato qualunque legame con l’opera nipponica, lasciando noi nerd anziani col dubbio amletico. Almeno quanto il senso del ritornello iniziale in zulù, che comincia con «nants ingonyama bagithi Baba»!

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