Linda Hunt: quando le dimensioni non contano

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Linda Hunt

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«I think people have always liked in me the combination of being the underdog because I’m a tiny woman but I have enormous authority in myself».

Le dimensioni non contano

Esistono volti, nel cinema come in televisione, che siamo tanto abituati a vedere, da non farci quasi più caso. Attori da sempre sullo sfondo. Li identifichiamo subito come familiari ma, a volte, non ne conosciamo neppure il nome. Linda Hunt è uno di questi. Eppure si tratta di un’attrice di livello, la quale ha preso parte a film e serie TV di tutto rispetto, lavorando con colleghi e registi importantissimi. Ma c’è spazio anche per cartoni animati e videogame. Una vita intensa la sua, insomma, e non solo sullo schermo. Se il nome non vi ha detto nulla, di sicuro avete capito di chi parliamo, dopo aver dato un occhio alle foto. Nata nel 1945, alle superiori le è diagnosticata una forma di nanismo ipofisario. La malattia è causata da un deficit nella produzione di un ormone della crescita e il risultato lascia a Linda Hunt una corporatura minuta e un aspetto quasi da folletto. C’è di buono che, a differenza del nanismo acondroplastico, quello ipofisario lascia intatte le proporzioni degli arti rispetto al tronco e, dunque, la figura rimane armoniosa e le capacità motorie praticamente non ne risentono. Il suo aspetto tanto peculiare la rende, così, un’ottima caratterista: le porte di Hollywood le si aprono ufficialmente nel 1980. Proprio in quell’anno, infatti, esce nelle sale Popeye, per la regia di Robert Altman e con protagonisti Robin Williams e Shelley Duvall. Esatto, proprio quella di Shining. Il film porta sul grande schermo Braccio di Ferro e una delle pellicole a più alto livello nerd. Nel 1984, poi, arriva la partecipazione in Dune di David Lynch, uno di quei film che tutti abbiamo visto almeno una volta nella vita. Soprattutto, arriva un premio Oscar come Migliore Attrice Non Protagonista per aver interpretato un ruolo maschile in Un anno vissuto pericolosamente, di Peter Weir, caso unico nel cinema.

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Fin qui si tratta di ruoli da comprimaria, più o meno importanti: bisogna aspettare il 1989 per vederla nella parte di coprotagonista, tale da poterle rendere onore. L’occasione è She Devilfilm nel quale Linda Hunt duetta con la protagonista Roseanne Barr, il cui scopo è rovinare la vita della scrittrice Mary Fisher, interpretata da Meryl Streep, colpevole d’averle sottratto l’amore del marito. Divertente e catartica, questa pellicola le permette d’esprimersi al meglio nella caratterizzazione della timida infermiera Hooper, piccola e ossuta ma con due «palle così», destinata a uscire dal bozzolo per diventare un fedele e fondamentale alleato nell’attuazione del diabolico piano della Barr. Stesso temperamento mostra il personaggio di Miss Schlowski, in Kindergarten Cop (1990), la celebre commedia di Ivan Reitman con il nostro beneamato Arnold Schwarzenegger nelle vesti di un poliziotto sotto copertura in una scuola di bambini. Per 10 anni, Linda Hunt partecipa ad almeno un film all’anno. Dalla commedia molto anni ’80 Un Agente Segreto al Liceo, fino al thriller paranormale Il Segno della Libellula, con Kevin Costner, passando per Pocahontas di Disney e nel suo seguito in home video, nel quale dona la voce a Nonna Salice; infine nell’apprezzatissimo horror Relicfilm da vedere sul divanone, con birretta e pop corn. Nel nuovo millennio l’abbiamo apprezzata in Vero come la Finzione, commedia amara interpretata da Will Ferrell e con la partecipazione di Dustin Hoffman ed Emma Thompson. Per tutto questo periodo, Linda Hunt non disdegna ruoli anche nel piccolo schermo. La troviamo, infatti, in parecchie serie TV: da The Practice, nella quale veste i panni di un giudice ferreo e spesso in conflitto con l’avvocato penalista interpretato da Dylan McDermott, fino al ruolo fisso nei panni di Hetty, in NCIS: Los Angeles, spin-off della serie regolare, a sua volta già spin-off di Jag: Avvocati in Divisa.

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Quando non lavora con il volto, poi, lo fa con la voce. E dunque Linda Hunt è la voce narrante della celebre saga videoludica di God of War e nel secondo capitolo ha pure doppiato la gigantesca Gaia. Pare, poi, che Edna Mode, la stilista per supereroi del film Gli Incredibili, abbia in parte le sue fattezze, ma in realtà il personaggio è un mix tra la sua figura ed Edith Head, celebre costumista cinematografica. Certo, la somiglianza è fortissima. Meno somigliante, ovviamente, è il personaggio di Lady Proxima, la signora (si fa per dire) del crimine di Solo: a Star Wars Story, che ha permesso a Linda Hunt d’entrare anche nella grande famiglia che risiede nelle galassie lontane lontane. Si tratta di una quadratura del cerchio, in verità, perché la prima esperienza dell’attrice in fatto di doppiaggio risale al 1995, anno in cui per Disney offre la voce per il personaggio di Nonna Salice, in Pocahontas. A questo ritratto manca un po’ di vita privata. Rimediamo subito dicendo che Linda Hunt, dal 1987, vive a Los Angeles insieme a Karen Klein, con la quale è legalmente sposata dal 2008. È anche ambasciatrice della Best Friends Animal Society. In soli un metro e quarantacinque centimetri è riuscita a costruire una carriera di tutto rispetto, diventando uno dei volti più noti del grande e piccolo schermo. È impossibile non riconoscere subito la sua figura: risulta immediatamente familiare, come i lineamenti del viso e la sua espressione severa.

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È capace d’intimorirci con uno sguardo, come se stesse per strapparci il cuore dal petto con un cucchiaino. E potrebbe pure farlo, ma poi incrociamo i suoi occhi piccoli e scuri e ci troviamo dentro la grande voglia di non prendersi troppo sul serio e di scherzare sui ruoli imposti nei film al cinema o nei personaggi delle serie TV. Per l’appunto, lo scopo del caratterista. Austera e dignitosa nei panni che Hollywood le ha cucito addosso, solare e anticonformista nella vita di tutti i giorni, Linda Hunt è diventata icona nel corso del tempo e, seppure è rimasta sullo sfondo fin troppo, da laggiù è riuscita a emergere e ora, in primo piano, ci piace anche di più.

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