Sacha Baron Cohen: la ricetta perfetta di uno chef della satira

un ritratto in bianco e nero di sacha baron cohen mette in luce il suo sguardo - nerdface

Sacha Baron Cohen

un ritratto in bianco e nero, mentre mette la mano sul petto - nerdface

«Vorrei che la nostra società ascoltasse con maggiore attenzione i professori e gli studiosi, piuttosto che i demagoghi».

Uno specchio feroce

La satira, secondo me, ha due ingredienti imprenscindibili. Uno è l’essere acida e velenosa, cattiva e politicamente scorretta; l’altro è essere lo specchio sul quale possiamo vedere meglio la nostra stupidità, cattiveria, inumanità. In generale, la satira deve smascherare la nostra chiusura mentale e farci rendere conto di quando siamo andati troppo oltre.

Padroneggiare la ricetta

Sacha Baron Cohen sembra padroneggiare perfettamente questa ricetta, perché i personaggi della sua satira e le sue performance sono assolutamente capaci di tirare fuori il nostro peggio e sbattercelo in faccia con una tale evidenza, che gli esiti possono essere solo due: o ce ne rendiamo conto e cambiamo, oppure ci offendiamo, dimostrando d’essere ancora più stupidi di come ci dipinge. Ecco, dunque, alcuni suoi personaggi coi quali dovreste mettervi alla prova.

Ali G

Il primo personaggio creato da Sacha Baron Cohen pesca dalla cultura underground del Rap, per portare in scena un artista inglese assolutamente fuori contesto nella sua opera d’intervistatore per il programma The 11 O’Clock Show. Fortemente stereotipato, Ali G si presentava davanti a vip inconsapevoli del fatto che stessero parlando con personaggio comico. Sottoposti a domande sempre più mirate, davano vita a dialoghi surreali, quando non decisamente stupidi.

sacha baron cohen vestito da ali g - nerdface

Il meglio, ovviamente, arrivava quando Sacha Baron Cohen si trovava di fronte personalità del mondo della politica, con gli effetti che potete ben immaginare. Ironia della sorte, Ali G dovette essere accantonato perché diventato ormai molto famoso e quindi inefficace nella struttura che Sacha Baron Cohen aveva immaginato per lui. Si guadagnò comunque un film tutto suo, Ali G Indahouse: non ha avuto un grandissimo successo, ma merita una visione e una menzione.

Bruno

Il personaggio di Bruno, giornalista di moda e omosessuale, è servito a Sacha Baron Cohen per mostrare in modo particolarmente efficace come alcuni pregiudizi possano spingere le persone verso baratri di barbarica violenza. Bruno non si presentava subito come omosessuale, rivelando le sue preferenze solo in seguito. Molto spesso, l’atteggiamento della vittima designata cambiava del tutto e, da buon provocatore quale è Sacha Baron Cohen, in alcune occasioni l’attore ha anche rischiato il pestaggio.

sacha baron cohen cammina a quattro zampe vestito di latex mentre interpreta bruno - nerdface

Pure per Bruno arriva il momento d’apparire al cinema nel film omonimo, girando il quale Sacha Baron Cohen è stato arrestato per essere intervenuto a una sfilata di Prada, a Milano, sfilando in passerella senza ovviamente essere stato invitato a farlo. Non credo sia un caso che l’omofobia più subdola salti sempre fuori quando si ha a che fare con questo personaggio le cui azioni, pur se esasperate in folli iperboli, colpiscono bene nel segno. In fondo, si potrebbe però dire che Bruno è, in alcuni suoi atteggiamenti, quanto un omofobo s’aspetta di trovare e in questo caso il discorso di fare da specchio alla società s’esprime quasi al massimo grado.

Il dittatore Aladeen

Arriva direttamente al cinema senza passare per la TV il dittatore di Wadiya, stato mediorientale fittizio, Generale Afez Aladeen. La commedia si pone come parodia della dittatura di Saddam Hussein, con un pizzico di Gheddafi, e proprio per questo s’ispira a un bestseller iracheno, scritto proprio dal suo dittatore e che avrebbe dovuto essere la metafora della sua lotta contro gli USA, ovviamente per amore del popolo iracheno.

sacha baron cohen è il dittatore di aladeen - nerdface

Estremamente feroce, Il Dittatore fu aspramente criticato per le sue battute fortemente razziste eppure, a mio avviso, colpisce nel segno perfettamente, pur uscendo sei anni dopo la morte di Saddam Hussein e un anno dopo quella di Gheddafi.

Borat

Ho lasciato Borat volutamente per ultimo, perché con questo personaggio, un giornalista televisivo del Kazakistan, Sacha Baron Cohen porta al capolavoro la sua verve comica. Nei due film dedicati a Borat possiamo distinguere diversi elementi che potrebbero darci fastidio, ma la maggior parte di essi non derivano dall’uomo kazako, ma dal bianco uomo degli States. Politica, religione, immigrazione: non c’è un solo aspetto degli USA di questi anni che non sia stato esposto alla feroce critica di Sacha Baron Cohen, che con Borat mette in mostra quanto schifo riusciamo a fare come specie.

mascherina sulla testa e pewtto nudo, ecco borat nel secondo film - nerdface

Nella seconda pellicola, l’attore ha rischiato nuovamente il pestaggio dopo un intervento a una manifestazione d’estrema destra. Scena attualissima, visto che s’è esibito sul palco con una canzone razzista accolta da applausi e cori che nemmeno a un concerto dei Rolling Stones… Solo che, si sa, i fascisti, quando fai notare loro chi siano realmente, diventano ancora più imbecilli e violenti: Sacha Baron Cohen ha dovuto quindi darsi alla fuga, per evitare conseguenze pericolose una volta palesata la presa in giro.

Bonus

Per terminare, voglio citare il film Grimsby: attenti a quell’altro, nel quale Sacha Baron Cohen duetta con Mark Strong, l’indimenticabile Merlino in Kingsmen, in una commedia estremamente poco raffinata, ma capace di piegarti in due dalle risate in più di un momento. Sporca, cattiva, grezza, è però stata un flop: io, invece, vi consiglio di recuperarla.

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