Ambrogio Fogar: l’uomo che c’insegnò la dimensione dell’avventura

ambrogio fogar sorride affacciandosi dalla sua tenda - nerdface

Ambrogio Fogar

ambrogio fogar pilota la sua barca a vela - nerdfac

«Ho preso a manciate tutto quanto la vita potesse offrire a un uomo».

L’esploratore

L’Italia, si sa, è un paese di santi, poeti e navigatori. Tra i più celebri c’è sicuramente Ambrogio Fogar il quale, per molti di noi, ha significato il primo incontro con la «dimensione avventura». Difatti, noi lo ricordiamo per il suo programma di punta, Jonathan, ma in effetti in TV Ambrogio Fogar ci arriva dopo una bella gavetta.

Inizia la leggenda

Inizia nel 1972 la sua leggenda di esploratore solitario quando compie la traversata dell’Atlantico in solitario. L’anno successivo si rende conto che un oceano non bastava e porta a casa la sua impresa più famosa: la circumnavigazione del globo in direzione opposta alle correnti. È il primo italiano a riuscire nell’intento. Da quest’avventura tirerà fuori un libro, un diario di bordo. E farà fiorire numerose polemiche.

E anche le solite polemiche

Infatti, nel 1975 la rivista specializzata Il Giornale della Vela, accusa Ambrogio Fogar d’aver copiato alcune pagine da un suo collega, John Guzzwell, e di averle adattate al suo passaggio su Capo Horn. Nel racconto di Guzzwell c’era una tempesta epica, mentre il passaggio di Ambrogio Fogar era stato decisamente più tranquillo. L’esploratore sarà portato a processo e ne uscirà assolto.

ambrogio fogar è sulla sua barca - nerdface

La colpa se l’assumerà una segretaria, rea di non aver virgolettato il testo in questione. Diversa spiegazione darà in seguito la figlia di Ambrogio Fogar, la quale semplicemente svelerà come il tempo per la consegna del libro fosse tiranno e come il padre avesse deciso di comportarsi da «ragazzino delle medie», copiando pur di rispettare i tempi. Tra i suoi più accaniti difensori in quella vicenda ci fu anche Mauro Mancini, giornalista che qualche tempo dopo lo affiancò in un’altra impresa di mare.

Un’avventura che diventa tragedia

Qui l’avventura assume i toni della tragedia perché, più o meno al largo delle Isole Falkland, l’agile barca a vela chiamata Surprise si ribalta, forse perché colpita da un’orca: i due si trovano alla deriva su una zattera di salvataggio.

lo shop feltrinelli dove acquistare il libro 400 giorni intorno al mondo di ambrogio fogar - nerdface

Sono momenti terribili, perché le uniche cose recuperate da Ambrogio Fogar e Mancini sono un barattolo di zucchero e della pancetta. Il primo racconterà di come l’amico giornalista ne fece una pappa e di come, per farsela bastare, i due intingessero il dito nel barattolo.

74 giorni alla deriva

L’eroe in questo caso fu proprio Mancini il quale era di corporatura più robusta e più volte invitò Ambrogio Fogar a intingere due dita, per pareggiare il quantitativo di cibo maggiore tirato su con il suo. Rimangono 74 giorni alla deriva, bevono acqua piovana e integrano la dieta con alcuni molluschi trovati sul fondo della zattera. Sono salvati, alla fine, ma Mancini muore due giorni dopo per una polmonite contratta durante il naufragio.

la testa di ambrogio fogar spunta dall'oblò di una zattera - nerdface

Anche in questo caso montarono polemiche: Ambrogio Fogar fu ritenuto responsabile della morte dell’amico. Alcune lettere lusinghiere nei confronti del primo, scritte dal secondo durante la disavventura e rese pubbliche dalla sua vedova nel 2009, riabilitarono la figura dell’esploratore. Ma un’altra polemica era pronta a montare…

Eroe d’aria, d’acqua e di terra

Già eroe di cielo, in quanto in gioventù aveva praticato paracadutismo e volo acrobatico, e di mare, Ambrogio Fogar si lancia in un’impresa di terra: la conquista a piedi del Polo Nord. Sono solo lui e il suo husky, Armaduk. Durante la traversata i contatti radio con l’esploratore s’interrompono, poiché il fido cane ha rosicchiato l’antenna dell’apparecchio.

Qualcosa non torna

In quei giorni i suoi spostamenti risultano troppo rapidi sulla superficie ghiacciata e a qualcuno la cosa puzza parecchio. Sarà lo stesso Ambrogio Fogar ad ammettere d’aver utilizzato un aereo per coprire circa 180 chilometri, adducendo come motivazione il sospetto che il ghiaccio sul quale viaggiava si sarebbe sciolto, lasciandolo in balia delle fredde acque dell’Oceano Artico.

ambrogio fogar e il so husky al polo nord - nerdface

Malgrado le polemiche e i dubbi, Ambrogio Fogar agli occhi di molti è la figura dell’eroe guascone, sempre alla ricerca della sfida e dell’avventura, capace di spingersi fino alle estreme conseguenze. Che purtroppo arrivano. Nel 1992 sta partecipando al rally Parigi-Mosca-Pechino. C’è un incidente, il suo fuoristrada si ribalta. L’altro membro dell’equipaggio, Giacomo Vismara, ne esce illeso, ma non Ambrogio Fogar, che si frattura la seconda vertebra cervicale e rimane, così, paralizzato.

La prova più difficile

È il momento più tragico della sua vita, sicuramente la prova più dura e difficile, ma nemmeno la paralisi riesce a sconfiggerlo, tanto che nel 1997 partecipa su una sedia a rotelle al Giro d’Italia in barca a vela.

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Gli anni successivi sono vissuti all’insegna della speranza e della voglia di rimettersi in gioco, perché uno spirito così non lo fermano gli impedimenti del corpo, ma solo se tarpi le ali della sua fantasia.

Una curiosità impossibile da sfamare

E allora Ambrogio Fogar si dà da fare: diventa testimonial di associazioni di disabili e di Greenpeace, testimonial di una volontà di ferro e della voglia di vivere e scoprire. Di quella curiosità impossibile da sfamare, propria degli avventurieri. Muore, il suo corpo, nel 2005, ma il suo retaggio rimane vivo e vegeto, tanto che Il Giornale della Vela, lo stesso che lo denunciò per plagio, gli riserva onori e organizza il Fogar Day.

ambrogio fogar è al timone della sua barca a vela - nerdface

È facile far cadere gli eroi, perché su un animo splendente le macchie più piccole risultano più vivide, ma se essi sono posti nuovamente sul piedistallo, non possiamo fare a meno di pensare a quanto importanti siano stati, pur con tutte le loro imperfezioni.

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