Aracnofobia: l’orrore viaggia sul filo e ha 8 zampe e 8 occhi

Aracnofobia

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«I’m scared to death».

Otto (per otto) sotto un tetto

Otto zampe e otto occhi, di solito posizionati sulla sommità della testa, per poter meglio osservare cosa succede sopra di loro. Quando, invece, i predatori sono loro, in tal caso due degli otto occhi sono provvidenzialmente posti sul davanti, in maniera da avere una visione tridimensionale. Le mandibole, poi, sono due uncini e in tutte le specie secernono enzimi atti alla digestione delle prede; in alcune, invece, iniettano un veleno potente, in grado di buttare giù anche un essere umano in perfetta salute. Poi ci si chiede perché alcuni di noi abbiano un terrore così radicato dei ragni… Sin da quando ho memoria, ho sempre sofferto d’aracnofobia: nel mio caso, la sola visione di un ragno grande o piccolo mi inquieta e, in alcuni frangenti, mi paralizza. Non è la mia unica fobia, ma sicuramente è la più potente. Ma non mi sono mai tirato indietro quando si tratta di film che hanno a che fare con ragni più o meno sviluppati: ho tremato con Harry Potter e Ron, ho rabbrividito di repulsione con Frodo e Sam, ho sorriso con Scarlett Johansson quando era attaccata da ragni dopati e, ovviamente, ho visto Aracnofobia un paio di volte, per non farmi mancare nulla. Il film del 1990 l’ho recuperato giusto in videocassetta qualche tempo dopo e ho premuto play con una mano sul telecomando e l’altra davanti agli occhi. Tuttavia ricordo ancora bene sia la trama che lo svolgimento. Soprattutto, i ragni.

Il primo, capostipite pericolosissimo di una genia che vorrà conquistare la California, era scoperto nella foresta pluviale. Enorme e feroce, il ricercatore sul campo che riusciva a catturarlo ne registrava alcune caratteristiche fisiche che gli facevano supporre vivesse in una società, come le formiche o le api. Già questa informazione basterebbe a far scorrere sinceri brividi lungo la schiena di noi aracnofobici, per le implicazioni comportate, ma Frank Marshall, regista con un modo tutto suo di declinare il genere horror, insisterà su questo tasto per tutto il film. Aracnofobia si basa esattamente sul mostrare a schermo pieno tutte le paure, a volte irrazionali a volte meno, che un aracnofobico nasconde gelosamente nella sua testa: il ragno che s’infila nella pantofola; quello che scivola nascosto dentro uno zaino; quello più infame nella bocca, mentre dormi; quello che ti cade sulla faccia mentre fai la doccia.

A suo modo, Aracnofobia è una pellicola estremamente raffinata e gioca nella tensione suscitata nello spettatore. Impossibilitata a ricorrere a effetti speciali importanti, punta sull’immaginazione. E funziona molto bene: probabilmente anche per chi non soffriva di aracnofobia diverse scene avranno suscitato un profondo senso d’inquietudine e infatti ancora oggi è considerato un piccolo cult. Al cinema fece un incasso discreto e ai Saturn riesce ad accaparrarsi ben 2 premi, il primo come miglior horror, il secondo invece al protagonista della pellicola, quello con solo due zampe, per intenderci, Jeff Daniels. L’attore veste i panni del Dott. Ross Jennings, aracnofobico trasferitosi in California dove ha acquistato una piccola proprietà con un bel granaio comodo, che diventerà un’accogliente alcova per la nuove stirpe di ragni assassini che metterà a ferro e fuoco la cittadina. Stara a lui, poi, cercare d’eliminare tutti gli infestanti, grandi e piccoli, per arrivare allo scontro finale con la Regina. Va detto che proprio lo scontro finale è la parte invecchiata peggio di tutto il film, complici gli effetti speciali non proprio eccezionali. Un po’ cheap probabilmente, ma divertenti da vedere, tenendo a mente che molte sequenze sono delle piccole dichiarazioni d’amore al cinema di genere.

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Da segnalare, poi, anche la presenza di John Goodman, nei panni di un disinfestatore che vi strapperà più di un sorriso, protagonista di un’altra scena che farà rabbrividire ogni aracnofobico e non solo. Pur rivolgendosi a un pubblico di nicchia, Aracnofobia è comunque da considerare un ottimo film horror. Anche se nella maggior parte dei casi spinge su un solo tasto, il ritmo è dosato egregiamente e, tra un brivido e l’altro, s’arriva facilmente alla fine con quel certo senso di malessere, che vi porterà a guardare sul soffitto e dietro gli angoli. Non è una pellicola che guardo volentieri e questo è il miglior complimento che, da aracnofobico, posso fare a un così. Posso anche aggiungere che, da quando si parla di un remake forse in corso d’opera, il mio hype pizzica oltre i livelli d’autoconservazione che m’imporrebbero di tenermene alla larga. Sono piccoli e bastardi e infidi e non è mica vero che portano soldi, a meno che tu non sia un regista come Frank Marshall. Speriamo solo non imparino a volare… Dico gli esemplari più grossi, ché alcuni di quelli piccoli lo fanno già… Brividi!

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