Buffy: l’Ammazzavampiri. Il cult con Sarah Michelle Gellar

Buffy: l’Ammazzavampiri

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«If the apocalypse comes, beep me».

Quando il liceo era un Inferno

Nel 1992 Joss Whedon è autore di un film parecchio noto alla mia generazione, Buffy: l’Ammazzavampiri. La sua creatura per il cinema, alla sua uscita in sala, si rivela un flop, però, malgrado gli elementi a contraddistinguerla fossero gli stessi della ben più fortunata e futura serie TV. Questa debutterà nel 1997, infatti, cinque anni dopo e si capisce subito che Whedon ha trovato nel piccolo schermo la giusta dimensione per quel che avrebbe voluto fare fin dall’inizio con Buffy: l’Ammazzavampiri, cioè trasporre la vita da teenager come fosse un horror e il liceo come fosse l’Inferno. Per la serie TV il punto di partenza è esattamente la fine del lungometraggio. Buffy Sanders, interpretata da Sarah Michelle Gellar in televisione, è La Cacciatrice, una prescelta dal destino per combattere contro vampiri e forze del Male.

Solo che è anche una ragazza giovanissima e avrà moltissime difficoltà a dividersi tra i problemi della vita normale e le ronde notturne. A guidarla c’è l’Osservatore, una sorta di mentore e allenatore; poi ci sono gli amici, due inizialmente, Xander e Willow, i quali sono messi a conoscenza del segreto di Buffy e non perderanno occasione d’aiutarla nel suo arduo compito. Al debutto, Buffy: l’Ammazzavampiri diventa subito un cult. Colpisce sia per le atmosfere, sia per la commistione tra umorismo e horror; resta addosso soprattutto per la capacità di Whedon d’inserire in ogni episodio diversi piani di lettura. Si trattava di metafore a volte facili e quasi banali, come nell’episodio che vede alcuni studenti del college regredire sempre più, fino allo stato di cavernicoli, a causa di una birra maledetta che continuano a trangugiare: inutile spiegare la metafora, vero? A volte le metafore sono più sottili, ma riescono comunque a colpire nel segno, perché Buffy: l’Ammazzavampiri è pensata e scritta per il suo target specifico, che coglie quasi tutto il non detto esplicitamente, senza rimanere indietro.

Ecco, in Buffy: l’Ammazzavampiri ci si trova in ambienti conosciuti, familiari quasi, con quel tocco di magia (nera, a volte) che rende tutto più accattivante. Dovessi fare un paragone azzardato (e lo farò), il contesto delle avventure di Buffy è per un teenager quanto era quello di Harry Potter per un bambino appena poco più giovane. Inutile dire che il pubblico premia la serie TV e pure la critica la ricopre di premi e nomination. C’è una cura particolare nella scrittura in Buffy: l’Ammazzavampiri, qualcosa che ridefinisce poco a poco i canoni fino ad allora seguiti. Ci sono episodi musical ed è facile, perché quasi tutti gli attori della serie hanno dimestichezza con il canto o nel suonare qualche strumento; ci sono episodi assolutamente senza dialoghi tra i protagonisti; ci sono sfondamenti della quarta parete. Tutto questo rende Buffy: l’Ammazzavampiri qualcosa d’unico e irripetibile. Davvero apre le porte a tutto quanto viene dopo, che prenderà a piene mani dall’opera di Whedon e non dimenticherà mai di tributarle i giusti onori. Le devono, poi, moltissimo sia Sarah Michelle Gellar, che da questo ruolo riceverà lo slancio per la sua carriera d’attrice, sia Alyson Hannigan la quale, con un personaggio partito come comprimario, acquisterà sempre più peso e avrà il compito non facile di rappresentare una relazione omosessuale tra donne. Tutto questo, unito a una violenza mai esagerata e ad alcune scene di sesso, hanno comunque smosso alcuni dei più bigotti genitori americani, i quali sono riusciti a fare in modo che alcuni episodi della serie fossero abbondantemente sforbiciati.

Buffy: l’Ammazzavampiri ha comunque goduto d’ottima salute fino alla fine, cioè fino alla settima e ultima stagione; ha perfino dato il via a uno spin-off su Angel, il vampiro buono innamorato di Buffy, diverse serie a fumetti, videogame (dimenticabili), giochi di ruolo, carte collezionabili e una serie animata della quale è stata ultimata una puntata pilota, ma che poi è stata abbandonata e le cui tracce possono ancora essere trovate su Youtube. S’è anche parlato spesso di una serie su Faith, Cacciatrice collega di Buffy, interpretata dalla bellissima Eliza Dushku, e di un’altra su Giles (Anthony Haed), l’Osservatore. Entrambe, pare, non vedranno mai la luce  e la Dushku avrebbe rifiutato perché stava per iniziare Tru Calling… Lungimirante, devo dire! Stessa sorte per un ipotetico film con tutto il vecchio cast riunito. Invece, sono disponibilissimi i DVD di tutte le stagioni: se potete, vi consiglio di recuperarli. Bellissima anche la sigla d’apertura dei Nerf Herder, ancora oggi uno dei temi più riconoscibili e orecchiabili. Buffy: l’Ammazzavampiri ha segnato moltissimo la mia giovinezza e per molti è la serie TV preferita ancora oggi, un cult; è al terzo posto tra quelle trasmesse da Warner Bros., appena sotto due cosette come Star Trek e X-Files, mentre è quella più memorabile secondo TV News. Siamo contenti d’averla seguita tutta: è stato un bel viaggio e io l’ho fatto anche in ottima compagnia. Spero anche voi.

Continua la collaborazione di Nerdface con la giovane fotografa e illustratrice Denise Esposito, la cui storia potete recuperare cliccando QUI. Ecco la sua versione dell’Buffy: l’Ammazzavampiri!

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Scheda

• Titolo: Buffy the Vampire Slayer
• Serie TV

Anno: 1997-2003
Stagioni: 7
Episodi: 144

• Sigla
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