Duel: quando Spielberg mise Golia all’inseguimento di Davide

il protagonista è in piedi in mezzo alla strada e vede in lontananza il camion allontanarsi - nerdface

Duel

artwork di oilvier courbet in cui la macchina è inseguita dal mostruoso camion di duel - nerdface

«You can’t beat me on the grade!».

La legge del più forte

Un riflesso condizionato o pavloviano è la risposta che un soggetto dà alla presentazione di un cosiddetto stimolo condizionante: un cane sente il suono di un campanello e inizia a sbavare, un nerdacchione cresciuto a pane e cartoni animati negli anni ’80 sente la parola camion e pensa immediatamente a Commander, ops, Optimus Prime. Non un eroe, ma la quintessenza stessa del bene: le quattro virtù cardinali perfettamente accomodate in un autoarticolato tanto potente, quanto rispettoso del prossimo e del codice della strada.

Ribaltare la prospettiva

Un circuito di sinapsi valido solo per una determinata categoria e fascia d’età non dovrebbe essere argomento di trattazione, ma il corto circuito che si generò nel momento in cui il nerdacchione innamorato di Optimus prime si trovò davanti a un ringhiante Peterbilt arrugginito e in cerca di morte rese ancora più devastante l’impatto di Duel.

il protagonista sta guidando ma si volta a guardare indietro molto preoccupato - nerdface

Il film, reso accessibile al tenero nerd dagli avveduti genitori ben più tardi dei cartoni in fascia protetta, nasce molto prima dei Transformers, nel 1971. Mentre il leggendario Stanley Kubrick assemblava la sua Arancia Meccanica partendo dal romanzo di Anthony Burgess, un semi sconosciuto venticinquenne Steven Spielberg metteva in moto per la TV i protagonisti di un racconto di Richard Matheson, accaparrandoselo anche come sceneggiatore.

13 per 70

Dennis Weaver, navigato interprete di western, war movies e polizieschi vari fin dagli anni ’50, è chiamato a girare il film praticamente da solo e ad affrontare, lungo l’apparente monotonia del deserto, i feroci assalti di un’autocisterna guidata da un perfetto, inquietante sconosciuto. Tredici giorni di riprese per settanta minuti di trasmissione, poi portati a 90 per la versione cinematografica successiva: sono tempi brevi ma intensi, più che sufficienti perché una storia diventi leggenda, poi mito, poi archetipo nell’arco di un niente.

Un crudele road movie

Duel richiama alla memoria temi antichissimi, li rielabora nel lessico del road movie e precorre innumerevoli epigoni fortunati, come Lo Squalo e The Hitcher, o più infelici, come mille e una buste di cui non serve ricordare il nome. Se il livello della narrazione non si discosta nemmeno per un attimo dal duello che dà il titolo al film, le chiavi di lettura di questa tenzone sono molteplici.

l'enorme camion arrugginito insegue la macchina - nerdface

David Mann parte dalla sua casetta in periferia in giacca, cravatta e ventiquattrore, pettinato, ordinato e sorridente. Ignaro di rappresentare tutta la borghesia urbana d’America e del mondo, nell’imminente scontro contro il Golia dell’America rurale, selvaggia e rispettosa della sola legge del più forte. L’adrenalina rilasciata mentre si sta inchiodati a guardare San Giorgio che affronta un Drago spietato e carico di carburante a bordo di una Plymouth rossa è solo la più primitiva delle reazioni scatenate da questo immortale inseguimento.

Vittime, carnefici, vittime

La frustrazione nell’assistere all’ennesimo tentativo di prevaricazione del più grosso ai danni del più piccolo, senza badare alle conseguenze o ai danni collaterali, è il sentimento immediatamente successivo, opprimente, forse non solo per chi è memore della fine di Wyatt e Bill in Easy Rider. Infine, il sollievo che sopraggiunge nel constatare che la conclusione dell’incubo sembra coincidere col lieto fine di una fiaba e che sono l’ingegno e la tenacia a sancire la superiorità dell’uomo sulla bestia, è inficiato dalla gioia selvaggia che monta, malcelata, nel petto del vincitore e tradisce il desiderio che molte vittime nutrono, di sostituirsi al carnefice.

Un esordio col botto

Questo misto di sensazioni è complicato da esternare, specie per un nerd ora in imbarazzo e che vorrebbe tornare a guardare i Transformers, ma è il chiaro segno che il buon seňor Spielbergo, pur reo d’essere invecchiato in maniera incoerente e d’averci cucinato polpettoni non sempre digeribili, esordì col botto e in maniera indelebile. E di questo lo ringraziamo.

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