Frank Miller: ovvero, il meraviglioso Lato Oscuro dei fumetti

Primo piano di profilo di Frank Miller - nerdface

Frank Miller

Primo piano di Frank Miller - nerdface

«The noir hero is a knight in blood caked armor. He’s dirty and he does his best to deny the fact that he’s a hero the whole time».

Into darkness

Se siete appassionati del mondo dei fumetti, di certo non c’è bisogno di ricordarvi chi sia Frank Miller. Lo stesso vale per gli amanti del cinema: sicuramente il nome non sarà assolutamente nuovo. E pure se non siete fan particolarmente affezionati a nessuna delle due arti sopracitate, ne siamo certi: lo conoscete. Difficile, infatti, negli ultimi vent’anni non essere incappati in un’opera nella quale Frank Miller abbia messo lo zampino. Praticamente impossibile non vi sia mai capitato d’ascoltare il suo nome. Questo perché è una specie di caposaldo del fumetto mondiale (come Alan Moore) e con le sue opere è riuscito a ridare forza e vitalità anche alle più stanche storie dei supereroi (esattamente come Alan Moore).

Marvel e DC

Un esempio? Suo è il lavoro che ha portato Daredevil ai fasti, recuperandolo da una stagnazione che durava da anni. Se avete adorato le 3 serie Netflix dedicate all’eroe di Hell’s Kitchen, in parte lo dovete proprio a Frank Miller, il quale non solo ha rielaborato il personaggio in maniera più scura, ma gli ha anche creato la sua perfetta controparte: Elektra. Tanto la sua opera per Daredevil s’è rivelata fondamentale, che perfino l’orrido film con Ben Affleck dedicato all’eroe Marvel ha preso a piene mani dalla visione milleriana, così forte e potente da rendere molto difficile reinventarla nuovamente.

Primo piano di Daredevil circondato dalle fiamme disegnato da Frank Miller - nerdface

Stessa fortunata sorte è toccata all’Uomo Pipistrello di casa DC Comics. Frank Miller lo prende in mano e lo riporta, aggiornato, alle origini: alle atmosfere dark, alla follia come tema conduttore del suo arcinemico Joker, come pure di Bruce Wayne: manifesta e iperbolica la prima; incerta e subdolamente nascosta come un mostro pronto a emergere dalle ombra la seconda. Ci mette poco Frank Miller a ricreare il mito di Batman e, al contempo, a ridurre quello di Superman a mera macchina di Governo. Lo fa nel suo Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, nel quale presenta un Bruce Wayne più vecchio, in una società più malata, e un Batman obbligato a essere più crudo e determinato che mai. L’opera piace al punto da diventare un cult anche per chi normalmente non legge fumetti e colpisce in profondità chi invece ne era un divoratore abituale.

Batman accovacciato sopra un cavo disegnato da Frank Miller - nerdface

300 e Sin City

A indicare che non si tratti semplicemente di prendere tutto quanto c’era prima e stravolgerlo, anche quando Frank Miller si cimenta su opere originali, il lavoro che ne esce è d’impatto. Pensiamo a 300, che prende l’arcinota vicenda degli Spartani alle Termopili, poche centinaia di guerrieri capaci di tenere in scacco l’esercito più potente del pianeta all’epoca, e la trasforma in colossal fumettistico, prima ancora che cinematografico. Ogni tavola e ogni inquadratura, ogni vignetta come ogni irrinunciabile didascalia creano l’affresco enorme di una storia che colpisce, commuove e riporta alla luce sentimenti che nell’uomo odierno hanno poca possibilità di sfogarsi. È vero, la visione di Frank Miller può essere identificata come fortemente reazionaria, ma il mondo da lui descritto è pur sempre duro, oscuro e crudo; i suoi eroi non possono fare altro che vivere nelle tenebre, circondarsi con esse e rispondere colpo su colpo.

Una tavola da Sin City di Frank Miller - nerdface

Indubbiamente, la sua opera più dark è quella con Sin City a fare da sfondo disperato a un dipinto di storie e personaggi caratterizzati proprio da un essere costantemente a metà fra luce e ombra. La realizzazione grafica in bianco e nero permette d’andare oltre la metafora e, ancora di più, diventa essa stessa parte del racconto narrato.

Robocop

Fin qui è il mondo a fumetti, ma Frank Miller ha messo mano, tantissimo, anche alle controparti cinematografiche delle sue storie più famose. Sì, perché l’autore non è solo fumettista, ma anche sceneggiatore e per molti di noi il primo incontro con lui è stato non tramite la carta stampata, ma con la pellicola. È il 1990 quando esce Robocop 2: per molti della nostra generazione segnò il primo incontro col disegnatore, sebbene ancora non lo sapessimo. Il primo Robocop era duro e risentiva parecchio dell’ironia del regista; anche nel secondo si legge la stessa cifra stilistica, ma l’impronta impressa da Frank Miller al film è quasi palpabile, sebbene non piaccia a tutti. Molte le critiche, parecchie quelle rivolte al fumetto, Frank Miller’s Robocop, che esce dal 2003 al 2004 per un totale di 9 numeri. Sulla carta era un’occasione ghiottissima, poiché si trattava di disegnare tutto quanto della sceneggiatura di Frank Miller fu scartato durante la produzione delle due pellicole. L’operazione, però, non convince del tutto i fan, che ne intravedono le buone idee e il potenziale, ma lamentano una poco efficace realizzazione.

Primo piano di Robocop disegnato da Frank Miller - nerdface

Stessa brutta sorte tocca a The Spirit, che Frank Miller firma come regista nel lontano 2008. Il personaggio creato dal grande Will Eisner arriva sul grande schermo dopo una vera e propria epopea, iniziata negli anni ’80, e delude tantissimo. Il film si rivela un flop, eppure l’autore ha fatto il possibile per approcciarsi col dovuto rispetto a una leggenda come Eisner e a una delle sue opere più riuscite. Forse è stato questo l’errore: se sei abituato a irrompere a passo di carica, mettendo in discussione tutto, ti trovi ovviamente spiazzato quando devi seguire pedissequamente le impronte già tracciate da un altro. Frank Miller, ne siamo certi, ha seguito a suo tempo Will Eisner e s’è arrampicato sulla sua figura gigantesca per i fumetti di tutto il mondo. Una volta arrivato in cima, dalla spalla di un Maestro, ha guardato oltre e ha trovato una sua strada. È una traccia precisa e identificativa, fatta di troppi angoli e curve a gomito per poter sperare d’abbandonarla anche solo per un momento. E, d’altra parte, se siamo qui ora a parlarne ancora, è perché si tratta di un percorso che l’ha portato esattamente dove voleva andare e dovremmo augurarci tutti che continui a seguirlo.

L’artwork di Denise Esposito

Continua la collaborazione di Nerdface con la giovane fotografa e illustratrice Denise Esposito. Ecco la sua versione di Frank Miller realizzata in esclusiva per noi!

artwork che ritrae Frank Miller - nerdface

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