Il mio vicino Totoro: storia di un capolavoro universale

la celebre immagine della piccola protagonista alla fermata dell'autobus, sotto la pioggia, insieme a totoro - nerdface

Il mio vicino Totoro

il poster italiano de il mio vicino totoro vede i bambini giocare con totoro in mezzo a un prato - nerdface

«Non è stato un sogno!».

Tornare all’infanzia

L’infanzia, quel periodo incantato e magico dove i sogni si rincorrono e ogni semplice evento, come una foglia che cade cullata da una lieve brezza o i riflessi di un raggio di Sole sul cristallo di un lampadario, si trasformano in un prodigio eccezionale. Chi giurerebbe di non essersi mai imbattuto in una creatura o in un evento soprannaturale, in quei dolci anni?

Un viaggio

Mei e Satsuke sono due sorelline di Tokyo che, a causa della malattia che ha colpito la loro mamma, lasciano la città per trasferirsi a Tokorozawa, un piccolo villaggio di campagna, insieme al papà. Comincia così, col loro viaggio, Il mio vicino Totoro, il film d’animazione giapponese del 1988 prodotto dallo Studio Ghibli e diretto dal grande maestro Hayao Miyazaki, il quale per la trama prese spunto da un accadimento autobiografico della sua infanzia.

la piccola protagonista segue su un sentiero uno spiritello - nerdface

La vecchia casa ai confini col bosco, affittata per restare più vicini alla clinica dov’è ricoverata la mamma, necessita di una bella ripulita e, nel sistemarla, le due bambine si accorgono di non essere le uniche a risiedervi. Avviene così il loro primo «magico incontro» con gli «spiritelli della fuliggine» o «nerini del buio», piccole creature che vivono nelle vecchie abitazioni abbandonate e che solo i bambini riescono a vedere. Torneranno anche ne La Città Incantata, nel 2001. Con Mei e Satsuke comincia anche il nostro viaggio a ritroso nel tempo e, come accompagnati da un vecchio profumo, siamo trascinati dentro quelle sensazioni perdute di curiosità, mistero e meraviglia che, in tempi lontani, ci riempivano il cuore di una gioia sconfinata.

Il ritorno alla natura

L’impatto col ritorno primordiale alla natura è fortissimo: i colori acquerellati della primavera giapponese, le risate delle bambine, le creature misteriose del bosco, gli spiriti delle piante e il senso d’appartenenza a un pianeta vivo, ricco di creature che avevamo dimenticato, improvvisamente tornano alla memoria ed esplodono, rendendo Il mio vicino Totoro il miglior film d’animazione per bambini (e non solo) di sempre, al punto che la rivista Empire lo colloca al 275° posto nella lista dei 500 Migliori Film della Storia e al 41º nel suo elenco dei 100 Migliori Film del Cinema Mondiale Non in Lingua Inglese.

Tanti insegnamenti

Gli insegnamenti di questo splendido lungometraggio sono innumerevoli: l’approccio a un’esistenza consapevole ed ecologica, attenta e rispettosa dell’altro, dove l’altro è chiunque e qualunque cosa e il senso stesso di cosa si scompone e si frantuma, perché tutto ha uno spirito e un’anima, tutto esiste e, in quanto tale, ci appartiene come noi apparteniamo a esso e, nel comprenderlo, ci ricomponiamo. In quest’ottica anche le paure scompaiono, colpevoli di trasformare l’estraneo in un nemico da temere.

tororo e i suoi due nuovi amici sono seduti su un ramo sopra un lago - nerdface

Hayao Miyazaki regala un’altra perla di saggezza quando, durante la prima notte nella vecchia casa, le bambine sono spaventate da alcuni rumori e da fuggevoli apparizioni provenienti dalle pareti: per rasserenarle, il papà suggerisce loro di ridere: «Proviamo a ridere tutti, così metteremo in fuga gli spauracchi!». Con questo linguaggio semplice, che parla ai bambini attraverso la loro lingua fatta di immagini, il Maestro ricorda anche a noi adulti cosa faccia la differenza quando approcciamo gli eventi: nelle risate forzate e buffe di quei tre, torniamo a sorridere delle nostre inutili paure.

Comprendere il mondo

L’infanzia, però, è soprattutto avventura, curiosità e mistero. Osservando come i bambini si avvicinino con fiducia e ingenuità al diverso, ritroviamo la giusta chiave di lettura per comprendere il mondo. La piccola Mei, inseguendo alcune tracce di ghiande, una mattina, incontra due spiritelli buffi e dalle lunghe orecchie, uno bianco e uno azzurro. Per correre loro dietro, s’intrufola dentro un enorme albero di canfora e lì incontra Totoro. Mei lo scambia per un troll (tororu, in giapponese) e dalla storpiatura del nome ecco che la bambina lo ribattezza.

Totoro!

Totoro non è altro che lo spirito buono del bosco, il custode della foresta, dalle sembianze confuse e miste di una talpa, un orso e un procione. Grazie a lui, Mei riuscirà a tornare sana e salva a casa; entrambe le ragazze impareranno che la natura è un mondo nel mondo, dev’essere rispettata perché vivente, portentosa e ricca di straordinari poteri, dove le creature che la abitano vivono in armonia e si danno da fare per proteggerla e preservarla, garantendone intatto lo spirito.

Un simbolo

Gli amanti dello Studio Ghibli sapranno che il personaggio di Totoro è oggi il marchio della casa di produzione. Hayao Miyazaki e Isao Takahata hanno preso questa decisione dopo il successo portato loro proprio da Il mio vicino Totoro. Da principio, contrariamente alle aspettative, il film però fu un flop. Era il 1988 e i due fondatori lo portarono al cinema nello stesso periodo de La Tomba delle Lucciole. La scelta si rivelò un disastro, sebbene comprando un biglietto si poteva assistere a entrambe le proiezioni: da un film per bambini ricco d’amore e natura, s’era catapultati nella disperazione del dopoguerra, che vedeva due fratellini innocenti soccombere alla crudeltà dell’uomo.

immersi nel verde del bosco, la protagonista e totoro dormono insieme - nerdface

Le cose andarono diversamente in Occidente, dove Il mio vicino Totoro contribuì a portare l’animazione giapponese all’attenzione mondiale e il successo arrivò immediatamente dopo la distribuzione. In Italia approdò nelle sale il 18 Settembre 2009, 21 anni dopo la distribuzione nipponica, e fu determinante per portare alla luce lo Studio Ghibli. La critica nostrana si schierò quasi unanimemente a favore dell’opera e Hayao Miyazaki ebbe il meritato riconoscimento.

Alla conquista del mondo

Come Winnie the Pooh per gli inglesi e Topolino per i bambini di tutto il mondo, Totoro e le sue innumerevoli raffigurazioni esplosero ovunque: peluche, adesivi, magliette e quant’altro si diffusero nelle case dei più piccoli: a Ovest del Pianeta il fenomeno s’estese così tanto che, nel 2008, presso i Pixar Animation Studios, si tenne un’asta che vendette più di 200 tra disegni originali, illustrazioni e sculture ispirate a Il mio vicino Totoro. Un successo tale da garantire a questo film d’animazione anche il 24º posto nella lista IGN dei 25 Migliori Personaggi degli Anime.

Un capolavoro

L’eco occidentale si riversò presto anche in Giappone, dove il film fu subito rivalutato, tanto che la canzone Tonari no Totoro, composta dallo stesso Hayao Miyazaki, è diventata così famosa da essere persino insegnata nelle scuole giapponesi. Il mio vicino Totoro è oggi considerato universalmente una pietra miliare, un capolavoro animato per bambini, un’opera accessibile anche ai più grandi, capace di comunicare e diffondere un messaggio di gentilezza e rispetto nei confronti d’ogni essere del nostro pianeta. È un inno alla vita e all’immaginazione, all’infanzia e alla bellezza della natura, dove reale e magico si fondono, allacciando un continuum fra comprensibile e incomprensibile. Un film che tocca il cuore e l’anima, da vedere e rivedere.

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