La Rosa Purpurea del Cairo: la fuga dalla realtà per Allen

Cecilia e Tom Baxter ballando si guardano negli occhi in La RosaPurpurea del Cairo - nerdface

La Rosa Purpurea del Cairo

locandina ufficiale de la rosa purpurea del cairo - nerdface

«Non sprechiamo tempo per pensare alla vita, viviamola e basta».

Un’inutile fuga dalla realtà

Nel 1985 Woody Allen è già un autore tra i più affermati di Hollywood, vincitore di 2 premi Oscar e regista di film iconografici, come Io e Annie (1977) e Manhattan (1979). La sua vena creativa, però, è ancora ben lontana dall’esaurirsi e partorirà quello che, a mio modesto parere, rimane il suo più grande capolavoro: La Rosa Purpurea del Cairo. Cecilia (Mia Farrow) è una giovane donna del New Jersey e vive gli anni della Grande Depressione. È lei a portare con fatica il pane a tavola, lavorando come cameriera in un bar. Suo marito è un ubriacone buono a nulla e, per di più, è anche autoritario. Non è certo la vita sognata dalle ragazze come lei. Per sfuggire alla sua grigia e triste esistenza, Cecilia si rifugia al cinema, dove ammira le avventure dei divi di Hollywood, agognando esistenze interessanti e movimentate come le loro. In un periodo particolarmente difficile, si ritrova ad assistere innumerevoli volte consecutive allo stesso film, per l’appunto La Rosa Purpurea del Cairo, di cui è innamorata anche grazie al prode protagonista, Tom Baxter (Jeff Daniels). Ed è proprio qui che si compie la magia: la sua assurda assiduità in sala non passa inosservata e il personaggio principale della pellicola, all’ennesima visione di lei, si blocca e le rivolge la parola.

Tom Baxter parla con Cecilia con alle spalle la proiezione del film da cui è appena fuggito in La Rosa Purpurea del Cairo - nerdface

Quarta parete

Woody Allen abbatte la quarta parete, ma non a teatro, al cinema. I protagonisti del film nel film sembrano avere improvvisamente il libero arbitrio, al punto che Tom Baxter varcherà fisicamente lo schermo e si ritroverà in platea, accanto agli spettatori. L’avventuriero prende per mano Cecilia e insieme escono dalla sala. Anche lui è stanco di quella monotona e ripetitiva routine; vuole fuggire con lei. Nelle divertenti vicende che li accompagneranno, Tom e Cecilia si innamorano, ma la loro storia non è certo semplice, poiché arriveranno complicazioni e ingerenze esterne, tra cui quella dell’attore Gil Shepherd, che vede la sua carriera messa in pericolo, ora che la sua stessa creazione pretende d’autodeterminarsi.

Cecilia e Tom Baxter si guardano negli occhi in La RosaPurpurea del Cairo - nerdface

Genialità

Basterebbe solo la trama a definire La Rosa Purpurea del Cairo come uno dei film più geniali di sempre. È un passo successivo all’abbattimento della quarta parete, una forma che troviamo in diversi film di Woody Allen, assistiamo infatti a una vera e propria demolizione di essa. Eppure, non è tutto qui. Al regista non basta aver pensato una storia dalla sinossi incredibilmente accattivante: ne vuole fare anche un film dalla straordinaria poetica. La Rosa Purpurea del Cairo parla d’amore sincero, d’evasione e d’abbandono, ma anche della cruda realtà quotidiana, che trascende il travagliato periodo storico, che fa da sfondo a vicende personali e familiari che non faticheremmo a definire universali. Percepiamo perfettamente il dramma di Cecilia e lo facciamo nostro: è attanagliata da un profondo disagio, sociale e personale, il cui teatro è racchiuso nelle mura domestiche, prigione di un matrimonio senza amore, ridotto a patriarcale vessazione, ancor più esacerbata dai tempi così duri.

Cecilia in una sala cinematografica guarda un film in La Rosa Purpurea del Cairo - nerdface

Evasione

L’evasione di Cecilia nel cinema è la nostra, la stessa di quando ci immergiamo nel buio della sala e proviamo a dimenticare i nostri affanni, per vivere un’avventura al fianco dei nostri eroi. Per la prima volta, però, Woody Allen ribalta i ruoli di chi brama questo bisogno. La fuga di Cecilia e Tom resterà comunque immaginaria, sebbene percorsa tra le strade di una vera città. La storia è sempre la stessa, perché scappare dalla realtà, per quanto possa sembrare possibile, si rivela inevitabilmente essere un’illusione. Così, La Rosa Purpurea del Cairo col suo amarissimo finale ci insegna a non scambiare i sogni con altro, per scongiurare una grande delusione: la vita, per quanto difficile, piena di dolori e contraddizioni, vale la pena viverla. Portando questo tema a un ambito nerd, in cui ci troviamo maggiormente a nostro agio, possiamo pensare ai livelli di un videogioco: alcuni sono decisamente più complicati di altri e proprio per questo la sfida diviene avvincente, così come la sudata vittoria più soddisfacente. Tornando al film, non sappiamo se, dopo il duro colpo del finale, Cecilia faccia sua questa consapevolezza. Forse ci riesce, forse avrà bisogno di un po’ di tempo. Io, nonostante tutto, continuo a sperare e cerco sempre d’incrociare il suo sguardo nelle sale dei cinema.

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