Il Metaverso è morto o si è solo trasformato?
Pioneer 10

«La realtà virtuale era un sogno, così come lo erano internet, i computer e gli smartphone».
Mark Zuckerberg
Il Metaverso è ancora vivo?
Ricordate quando, nel 2021, Mark Zuckerberg cambiò il nome di Facebook in Meta e promise che il futuro sarebbe stato nel Metaverso? Conferenze stampa con avatar digitali, visioni di uffici virtuali, concerti con avatar, shopping con gli ologrammi: sembrava che fossimo a un passo da vivere dentro Ready Player One. Poi, silenzio. O, almeno, così sembra. I titoli dei giornali sono passati da «il Metaverso è il futuro» a «il Metaverso è morto» nell’arco di un paio di anni. Ma è davvero così semplice? La risposta breve è no. Quella lunga è molto più interessante.
L’hype che ha bruciato tutto
Per capire cosa sia successo, bisogna tornare al momento magico. Era il 2021, le criptovalute stavano esplodendo, gli NFT vendevano per milioni e le aziende tech cercavano la prossima grande mossa. Il Metaverso sembrava perfetto: uno spazio dove tecnologia, intrattenimento come i casino non AAMS, social media e commercio si fondevano in un’unica realtà virtuale. Meta investì miliardi, Microsoft comprò Activision Blizzard parlando di gaming nel Metaverso, aziende di moda come Gucci e Nike aprirono negozi virtuali; persone compravano terreni digitali per cifre folli, convinte che sarebbero diventati il nuovo centro di Manhattan. Era febbre collettiva.

Il problema? La tecnologia non era pronta. I visori VR erano pesanti, costosi, causavano mal di testa. Gli avatar erano goffi e inquietanti. Lo streaming sui casino non AAMS non fluido. I mondi virtuali erano vuoti, glitchati, noiosi. E, soprattutto, nessuno aveva ancora risposto alla domanda fondamentale: perché qualcuno avrebbe dovuto voler passare ore con un casco in testa, invece che vivere nel mondo reale?
Quando la bolla scoppia
Nel 2022 arrivò la doccia fredda. Meta bruciava miliardi senza vedere ritorni. Gli utenti di Horizon Worlds, la piattaforma per il Metaverso di Zuckerberg, erano poche migliaia. I terreni virtuali comprati a prezzi folli persero il 90% del valore. I tavoli verdi dei casino non AAMS erano un po’ desolati, perché alcuni utenti avvertirono i rischi di Mafia Casino. Le conferenze nel Metaverso avevano meno partecipanti di una chiamata Zoom.
La morte del Metaverso?
I media dichiararono la morte del Metaverso. Le aziende iniziarono a ridimensionare gli investimenti. Dipendenti dei team metaverso furono licenziati. Sembrava la classica bolla tech ormai scoppiata, come ai tempi della dot-com. Ma qui sta il punto interessante: mentre l’hype moriva, la tecnologia continuava a evolvere. Più silenziosamente, più pragmaticamente, ma continuava.
Dov’è finito per davvero
Il Metaverso non è morto, infatti. S’è semplicemente frammentato e adattato alla realtà. Invece di un unico grande mondo virtuale dove tutti si incontrano, stanno emergendo tanti piccoli metaversi specializzati. Fortnite, per esempio, è essenzialmente un Metaverso. Milioni di persone non ci vanno solo per sparare, ma per socializzare, assistere a concerti virtuali, creare contenuti. Travis Scott fece un concerto che attirò 12 milioni di spettatori simultanei. Roblox ha 70 milioni di utenti attivi al giorno, molti adolescenti che passano ore non tanto per giocare, quanto per stare insieme. Giocatori più maturi si incontrano nelle sale live dei casino non AAMS.

VRChat continua a crescere come spazio sociale in realtà virtuale. Decentraland e The Sandbox, nonostante il crollo dei prezzi, continuano a svilupparsi. Aziende usano spazi virtuali per training e simulazioni. Architetti mostrano progetti in 3D interattivo. Medici si allenano su operazioni in VR.
La lezione dell’AI
C’è un parallelo interessante con l’intelligenza artificiale. Anche quella ha avuto cicli di hype e disillusione, chiamati «inverni dell’AI»: per decenni si promettevano robot senzienti e, invece, non succedeva nulla. Poi, senza clamore, la tecnologia maturò. E quando ChatGPT arrivò nel 2022 sorprese tutti, perché nel frattempo le fondamenta erano state costruite in silenzio.

Il Metaverso probabilmente sta seguendo lo stesso percorso. L’hype del 2021 era prematuro. Le aspettative irrealistiche. Ma la tecnologia avanza: visori più leggeri, grafica migliore, latenza ridotta, interfacce più intuitive, giochi sui casino non AAMS maggiormente performanti. Apple è entrata nel mercato con Vision Pro, portando credibilità e innovazione.
Questione di tempo e utilità
Il vero Metaverso, quello immaginato dai visionari, arriverà. Ma non domani. E probabilmente non sarà come lo immaginavano. Non sarà un singolo mondo virtuale dove indossiamo avatar e compriamo scarpe NFT. Sarà più sfumato, ibrido, integrato nella vita reale, piuttosto che separato. Sarà realtà aumentata che sovrappone informazioni al mondo fisico. Saranno esperienze sociali fluide che passano dal telefono al visore alla TV senza interruzioni. Saranno spazi di lavoro virtuali e di gioco con i casino non AAMS che effettivamente migliorano la produttività invece di essere solo una curiosità.
Un’ultima domanda
La domanda non è se il Metaverso esisterà, ma quando diventerà abbastanza utile e conveniente da essere adottato naturalmente. Nel frattempo, continua a esistere, frammentato e in evoluzione. Non morto, solo più umile e realistico di quanto promesso nell’hype.









