Un giorno senza donne | I diritti non sono un dono | Recensione

Il voto di Nerdface:
4.0 out of 5.0 stars
| Titolo originale | – |
|---|---|
| Lingua originale | islandese |
| Paese | Islanda USA |
| Anno | 2024 |
| Durata | 70 minuti |
| Uscita | 10 Settembre 2026 |
| Genere | Documentario |
| Regia | Pamela Hogan |
| Sceneggiatura | – |
| Fotografia | – |
| Musiche | Björk |
| Produzione | – |
| Distribuzione | Trent Film |
| Cast | – |
Il voto di Nerdface:
4.0 out of 5.0 stars
«Io oso, io posso, io voglio!»
Ipotesi: l’avanzamento sociale e politico di un Paese non è una benedizione impartita dal cielo alla terra, bensì il risultato di lotte, unione e valori condivisi. Dimostrazione: la meravigliosa storia raccontata in Un giorno senza donne (o, forse più eloquentemente nella versione originale, The day Iceland stood still), nuovo documentario di Pamela Hogan, già Emmy per Wide angle, uscito in Italia il 10 Settembre.
Islanda, 1975
Islanda, 1975. Dopo i tragici risvolti delle guerre del Novecento, anche in Islanda il ruolo della donna nella società sta cambiando in più versi: da una parte, con l’ampio diffondersi di uno stile di vita medio borghese, è promosso il ruolo della casalinga quasi a un livello estetico, mentre dall’altra le industrie, i media e le società più importanti del Paese rimangono in piedi grazie a una straordinaria percentuale di donne che, però, sono comunque relegate nell’ombra.
Le donne islandesi non ci stanno
Disparità salariale, pregiudizio sociale, responsabilità completa non solo nel proprio lavoro, ma anche nel lavoro di cura in famiglia: alle donne islandesi non sta più bene questo trattamento. Così come in tutto il mondo, è periodo di sollevamenti e proposte femministe che, racconta il documentario, vengono sia da Reykjavík, sia da zone più propriamente rurali. Si sviluppa un clima di fermento e d’unità, anche al di la del colore politico (con i dovuti compromessi), che sfocia in un’idea geniale: gli uomini non ci vedono? E allora noi dimostreremo loro che, se non ci siamo, l’intera nazione cade in ginocchio.

È proclamato per il 24 Ottobre di quell’anno uno sciopero generale di tutte le donne da qualsiasi tipo d’impiego, che sia domestico o non: passerà alla storia come il Kvennafrídagurinn, letteralmente: «il giorno libero delle donne».
Un evento epocale
Un giorno senza donne racconta, quindi, lo sfondo storico e sociale di questo evento epocale e, soprattutto, le settimane di organizzazione e lotta che l’hanno preceduto attraverso gli occhi delle protagoniste dirette. Con un’inaspettata ironia e a tratti commozione, le donne intervistate raccontano di come hanno fatto in modo, unendosi indiscriminatamente, che la loro vita cambiasse per davvero, e in meglio. Raccontano la rete, la sorellanza, la rabbia e la determinazione che ha portato l’Islanda a essere, attualmente, uno dei Paesi in cui essere donna è meno gravoso, per quanto il miglioramento sia sempre possibile.
La voce delle protagoniste
A livello formale, Un giorno senza donne è basato principalmente su interviste dirette a diverse donne che hanno vissuto quel periodo, intervallate da riprese degli scorci naturalistici e cittadini dell’Islanda, immagini provenienti da archivi storici e spezzoni animati in uno stile davvero elementare, ma molto efficaci nel descrivere i momenti più intimi dei racconti delle protagoniste.

È sicuramente una modalità decisamente ripetitiva, ma non stanca mai ed è anzi perfettamente in tono col tenore del racconto che, nonostante sia la trasposizione fedele di una storia vera, trova il suo modo di regalare allo spettatore delle dolcissime agnizioni, che sono quasi colpi di scena e che non possono che farci sorridere.
Una marea travolgente
A commuovere e far riflettere di più, e è un po’ il fil rouge della pellicola intera, è il senso di responsabilità che ha mosso e ancora muove chi ci racconta la storia: non c’è mai, in tutta la narrazione, l’idea che le cose debbano piovere dal cielo, già trattate e risolte. C’è lotta, c’è impegno, c’è sprezzo delle inevitabili difficoltà: c’è, soprattutto, voglia di essere catena, marea e di travolgere con la propria bellissima rabbia un Paese che decide d’ignorare il debito che ha nei confronti delle proprie cittadine.
Una storia incredibile
Un giorno senza donne ci mette davanti sì a una storia incredibile, ma anche a un concetto di responsabilità collettiva, non solo delle donne, ma di tutti quanti, cui qui, in Italia, non siamo ancora pronti. Lì c’è stata una vera marea che ha portato delle conseguenze e dei miglioramenti, ma qui? La risposta è tanto facile quanto amara: qui, a 50 anni di distanza da quel glorioso 24 Ottobre islandese, invece di creare catene preferiamo spezzarle, invece di assecondare la marea preferiamo prosciugarla e, al grido di rabbia che si alza e si fa sentire, imponiamo ancora un terribile silenzio che è tutta la nostra vergogna.
Il trailer ufficiale di Un giorno senza donne
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| Titolo originale | – |
|---|---|
| Lingua originale | islandese |
| Paese | Islanda USA |
| Anno | 2024 |
| Durata | 70 minuti |
| Uscita | 10 Settembre 2026 |
| Genere | Documentario |
| Regia | Pamela Hogan |
| Sceneggiatura | – |
| Fotografia | – |
| Musiche | Björk |
| Produzione | – |
| Distribuzione | Trent Film |
| Cast | – |











