Il giorno di quell’adorabile rompiscatole di Bill Murray

Bill Murray

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«Una delle cose che mi piacciono della recitazione è che, in qualche modo strano, ritorno a essere me stesso».

Il rompiscatole

La doverosa premessa, dedicandosi a celebrare un personaggio come Bill Murray, è che non si sa davvero da dove cominciare, né come procedere, né tantomeno come concludere. La stesura di questo pezzo, infatti, s’è svolta esattamente come la trama di Ricomincio da capo (Groundhog Day), film del 1993 diretto dall’amico Harold Ramis, in cui il nostro Bill Murray, nei panni del meteorologo Phil Connors, rivive all’infinito la stessa giornata, con tutte le conseguenze del caso. Un film curioso, quasi senza pretese, ma diventato nel tempo vero e proprio oggetto di culto: ora ci permette d’approfondire parecchi aspetti di un attore tanto talentuoso quanto bizzarro, capriccioso e per certi versi inarrivabile. Nel 1993 la carriera artistica di Bill Murray, nato il 21 Settembre 1950, era già iniziata da oltre 20 anni e col botto.

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Comico d’improvvisazione in un teatro di Chicago, dopo una carriera universitaria mai decollata e un arresto per possesso di stupefacenti (4,5 chili d’erba), fu ingaggiato nel 1974 da quell’entità soprannaturale rispondente al nome di John Belushi, per partecipare allo show radiofonico The National Lampoon Radio Hour, esperienza che lo avrebbe traghettato prima sul palco del Saturday Night Live, poi alla consacrazione sul grande schermo, con ruoli da protagonista in Polpette (1979) e Stripes (1981) o da comprimario, in Tootsie (1982), fino al 1984 quando, complice la prematura morte di John Belushi, Bill Murray si ritroverà a vestire i panni del «mediocre scienziato», straordinario eroe newyorchese Peter Venkman, nel capolavoro assoluto che fu Ghostbusters (1984).

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Mai Piano B fu di maggior successo e l’amicizia tra Bill Murray e Harold Ramis, che degli Acchiappafantasmi oltre a essere Egon Spengler fu anche sceneggiatore, si cementò in una lunga e fruttuosa collaborazione, che s’interruppe proprio sul set di Ricomincio da capo. Bill Murray era talmente ossessionato dal rivivere il Giorno della Marmotta, d’arrivare a tempestare di telefonate l’amico fin anche nel cuore della notte per chiedere delucidazioni o consigli, tanto da farsi palleggiare, per esasperazione, allo sceneggiatore. C’è chi parla addirittura di Egon che arriva a sbattere Peter contro un muro, dopo un’accesa discussione. Di fatto, Bill Murray ne rimase così offeso, che per anni non rivolse la parola a Harold Ramis, terminando un sodalizio durato anni e rappacificandosi con l’amico solo poco prima della sua morte, avvenuta nel 2014, comunque in tempo per riapparire in Ghostbusters: Afterlife, che vedrà la luce nel 2021 e sarà diretto da Jason Ramis.

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Dan Aykroyd, il Ray dei Ghostbusters, si riferiva a Bill Murray col nomignolo The Murricane: tanto è lunga e variegata la sua filmografia, quanto è nutrito e ricco di aneddoti l’elenco di litigi con attori, registi e membri della troupe, scatenati dai suoi sbalzi d’umore e dal suo pessimo carattere. Bill Murray ha fatto a botte con Chevy Chase negli studi del Saturday Night’s Live; s’è scontrato con Sean Young, la bellissima androide di Blade Runner, sul set di Stripes, e col papà dei Goonies, Richard Donner; ha dato dell’incapace a Lucy Liu; ha creato problemi a Scarlett Johannson in Lost in Translation.

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Eppure, nonostante questa meritata nomea di scassacazzi e la non meno eccentrica abitudine di non avere un’agente, che gli è costata l’ingaggio per roba del calibro di Chi ha incastrato Roger Rabbit? e Little Miss Sunshine, il Giorno della Marmotta di Bill Murray continua a ripetersi. Registi e produttori seguitano a lasciargli messaggi sulla segreteria telefonica, a proporgli ruoli che spaziano dal protagonista, al cammeo (come quello superlativo assoluto in Zombieland: Doppio Colpo), al doppiaggio (meraviglioso Baloo nel Libro della Giungla del 2012). Alcuni di loro, come Wes Anderson, eleggono addirittura a proprio feticcio quel suo sorriso sghembo, buono sia a imbottire di Torrazina Sigourney Weaver mentre fluttua a venti centimetri dalle lenzuola, sia a mettere d’accordo Bugs Bunny e Michael Jordan, sia a raccontare tutto il disincanto di un vecchio attore che gira spot per un whiskey in Giappone (vero, Tommy Lee Jones?). Bill Murray continua a rispondere alla segreteria, a recitare quello che gli va e a collezionare interpretazioni stupende.

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