Black Mirror: attenti, il futuro è dietro l’angolo

un gruppo di uomini e donne in un pullman indossa una maschera senza lineamenti e guarda al cellulare - nerdface

Black Mirror

uno smile formato dalle incrinature di un vetro - nerdface

«Non succederà mai!».

Attraverso lo specchio

Mi sono sempre piaciute quelle serie antologiche à la The Twilight Zone, con quel misto di fantasy, thriller e mistero cui s’aggiungeva la rivelazione puntuale alla fine dell’episodio, capace di lasciarti sorpreso. A quanto pare, queste stesse caratteristiche piacevano anche a Charlie Brooker, scrittore dalla mente piuttosto vivace che nel 2008 aveva già donato al pubblico inglese una piccola perla del genere zombie, Dead Set, miniserie per la TV in 5 episodi. La classica invasione dei morti viventi puntava però l’obiettivo su alcuni concorrenti del Grande Fratello, reclusi nella casa e quindi ignari di quanto stesse accadendo fuori.

Una serie antologica

Nel 2010, Charlie Brooker tira fuori dal cilindro un’altra serie, stavolta dai contenuti sci-fi e molto ispirata a The Twilight Zone. Antologica e dal sapore amarissimo, arriva sugli schermi inglesi Black Mirror: il primo episodio è un pugno fortissimo allo stomaco. Il nome della serie si riferisce allo schermo di PC, tablet, televisori e smartphone; la tecnologia è dunque il punto di partenza che accomuna tutti gli episodi.

un uomo e una donna sono in corridoio nero e dalle pareti lucide - nerdface

Nella prima stagione s’indaga principalmente sull’uso della tecnologia e di quello che si potrebbe fare in un futuro prossimo o distante. Come la prima, la seconda stagione conta un totale di 6 episodi, trasmessi fino al 2013. Poi arriva uno speciale di Natale che, in breve, diventa uno degli episodi più amati di Black Mirror. Se le due stagioni raccontavano mondi distopici, dove gli uomini erano costretti a lavorare per comprare accessori per i loro avatar virtuali, o mondi prossimi futuri, in cui dispositivi impiantati nel cervello donavano a tutti una memoria eidetica che all’occorrenza poteva essere proiettata su schermo per essere rivista o condivisa da amici e parenti; lo speciale di Natale invece introduce una tecnologia che tornerà più volte nella serie e che permette di creare un duplicato della propria mente per inserirlo in un dispositivo computerizzato.

Netflix

Con questo speciale si conclude il primo periodo di produzione, ma la serie è talmente interessante che nel 2015 Netflix ne acquista i diritti per rimetterla in pista. Così, l’anno successivo arriva una terza stagione, sempre di 6 episodi. Le tematiche sono le stesse e arrivano anche alcune declinazioni più virate alla commedia, come nell’episodio Caduta Libera, che vede protagonista una bellissima Bryce Dallas Howard. Menzione speciale della serie per l’episodio San Junipero, che commuove tutti, e per Zitto e balla, che esplora il tema della pedofilia in maniera del tutto inedita.

Il declino

La terza stagione, però, è anche quella con alcuni degli episodi meno riusciti e dalla seconda metà inizierà un declino piuttosto importante, che avrà solo pochissime rimonte successive. Episodi come Odio Universale o Gli Uomini e il Fuoco, malgrado alcune premesse interessanti, non riescono a raggiungere il giusto mordente. Tuttavia gli ascolti sono ancora ottimi e nel 2017 arriva la quarta stagione, purtroppo anch’essa altalenante.

l'equipaggio della USS callister - nerdface

Se USS Callister fa la gioia dei tanti appassionati di Star Trek e Crocodile decide invece di contare su toni più amari e con un leggero gusto da thriller, altri episodi come Metalhead e Arkangel risultano meno incisivi. Il primo pecca di ritmo, mentre il secondo, pur partendo come sempre da basi ottime e montando verso il finale con un giusto climax, non riesce a suscitare l’effetto straniante che dovrebbe e, considerando che dietro la macchina da presa c’è Jodie Foster, aumenta tanto la sensazione di un’occasione sprecata.

Black Museum

A far risalire Black Mirror ci pensa il finale di stagione, che presenta un lungo episodio antologico. Black Museum racconta tre storie in una e soprattutto la seconda è tra le più commoventi e tristi mai mostrate. Nel 2019, infine, arriva la quinta stagione, di 3 episodi soltanto, di cui forse solo il primo offre qualche spunto di riflessione, andando a trattare il tema del sesso declinato nella sua versione virtuale, qualcosa con cui in parte il nostro mondo fa già i conti ma che, giustamente, nella serie è portato all’estremo. Gli altri due episodi, invece, non riescono affatto a centrare il bersaglio: troppo naive Smimthereens, troppo da teen movie Rachel, Jack e Ashley Too. Un peccato.

Bandersnatch

Tra quarta e quinta stagione arriva poi l’esperimento del film interattivo Bandersnatch, un esperimento divertente e meta filmico che però, più che porgere domande, sembra giocare più sullo stile dei What if?…, se capite cosa intendo. Dispiace aver assistito a questo perdita di qualità di Black Mirror, perché le prime stagioni non si facevano problemi a offrire allo spettatore domande, quelle giuste, anche in maniera non diretta. Come dovrebbe fare la buona Fantascienza, Black Mirror presentava avvenimenti e spingeva a chiederti cosa avresti fatto tu nella stessa situazione o, più semplicemente, se quella tecnologia (e la sua derivazione) era quella che davvero avresti voluto nella tua vita.

un omo in una cella è trasparente - nerdface

Gli ultimi episodi fanno in qualche modo il percorso inverso: la tecnologia, invece d’essere lo schermo nero attraverso il quale vedersi e trarre le conclusioni, diventa una sorta di McGuffin dal quale far partire una trama che poco ha da offrire oltre all’intrattenimento fine a se stesso. Decisamente troppo poco per chi ha amato Black Mirror proprio per la sua capacità di sondare in profondità rischi e possibilità dell’avanzamento tecnologico.

Angoscia

Alcuni episodi di Black Mirror sono stati capaci di far provare un brivido particolare, una sorta d’angoscia per il futuro che potrebbe attenderci. E lo hanno fatto senza dover mostrare per forza distopie cyberpunk o mondi di robot assassini, semplicemente sono partiti da mezzi già esistenti come i social o dalle varie forme di machine learning, elaborandoli in iperboli realistiche ancorché prossime. Questa sarebbe dovuta essere la via ottima da continuare a seguire.

bryce dallas howard sorride in un vestitino rosa pallido - nerdface

Io, ovviamente, vi consiglio di Black Mirror, se non l’avete ancora fatto: cercate sempre di mettervi sempre nei panni dei protagonisti delle storie, provate a dare risposta a tutte le domande che la serie vi pone. Quel futuro è davvero dietro l’angolo.

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