Il Mio Amico Ultraman: la serie TV sul supereroe canadese

Il protagonista de Il mio Amico Ultraman con il logo della serie - nerdface

Il Mio Amico Ultraman

Primo del protagonista di Il mio Amico Ultraman - nerdface

«This is better than my imagination».

Blame, Canada!

«Blame, Canada!», cantavano adirate le mamme dei giovani bambocci di South Park, visto che una serie televisiva canadese stava rovinando la loro innocente infanzia a suon di scorregge e volgarità. Sebbene sembri difficile che siano scappate parolacce, figuriamoci dei peti, al Dott. Jeffcoates o ad Andrew Clements e ai suoi familiari, in 72 episodi de Il mio Amico Ultraman (in originale My Secret Identity), in quel di Nerdface si è soliti biasimare qualcuno più per le occasioni sprecate, che per una banale fuga di gas. E quindi «Blame, Canada!», perché le premesse erano ottime, ma si sarebbe potuto proprio fare molto di più. Era il 1988 e l’umanità intera lavorava alacremente per inventare e sfoggiare i tagli di capelli più brutti di sempre, con l’ausilio di tonnellate di bombolette di lacca spray.

My Secret Identity

Tre anni prima, Robert Zemeckis era riuscito a cambiare la storia col suo Ritorno al Futuro. L’accoppiata Marty McFly, adolescente, ed Emmett L. Brown, scienziato pazzo, s’era rivelata decisamente vincente e tale Fred Fox Jr. (Carneade, chi era costui?) tentò il colpaccio, clonando il duo e sostituendo la DeLorean con i raggi fotonici. Superare il livello di Michael J. Fox (canadesi buoni per il cinema ci sono, allora!) e Christopher Lloyd non era impresa da poco e, infatti, Fred Fox Jr. s’impantana nella sconfinata e abusata palude dei rapporti tra mentore bislacco e apprendista fichetto, che sembrerebbe essere con poche, felici eccezioni l’unica ricetta conosciuta negli studi di produzione, per accostare adulti e adolescenti come comprimari. Nello specifico, lo sforzo di Jerry O’Connell di superare il ruolo del ciccionazzo goffo di Stand by Me (ruolo degnissimo, ricoperto da chi scrive nella vita reale) e vestire i panni dell’adolescente che tutti vorremmo essere è più che apprezzabile, ma la performance dello scienziato Derek McGrath (Carneade, chi era costui?) è piuttosto anonima. Non stupisce sapere che la sua successiva carriera si sia svolta quasi esclusivamente nel mondo del doppiaggio.

Il cast de Il mio Amico Ultraman - nerdface

Quattordicenne standard

Andrew è davvero il quattordicenne standard del territorio nordamericano: carino, simpatico, vestito come un mentecatto, appassionato di sport e fumetti e senza un dollaro (canadese), vede la sua vita cambiare quando è accidentalmente esposto a un esperimento del suo vicino, il Dott. Benjamin Marion Jeffcoates, quarto uomo più intelligente sulla Terra (e resta a vivere a Toronto?), geniale scienziato. Il ragazzo sembrerebbe aver fatto bingo: mezzo secondo d’esposizione a un raggio, in cambio d’invulnerabilità, supervelocità e capacità di fluttuare nell’aria. Successive esposizioni fanno poi comparire anche superforza e capacità di volo. Dov’è l’inghippo? Apparentemente da nessuna parte: non ci sono svantaggi, non ci sono conseguenze, limiti, kriptoniti (se ignoriamo l’esposizione ai raggi X, che comunque non è che pullulino fuori dai reparti di radiologia) o super cattivi. Non c’è niente. Tutto si riduce a una sequela di avventurette banali, perché il tordo di un ragazzino, dopo aver scelto il nome Ultraman, perché Powerman era già preso (in Giappone allora giravano solo 7 film e 9 serie dedicate a Ultraman…), ha promesso allo scienziato di non usare i propri poteri se non in casi di estremo pericolo e di non farsi mai scoprire. Peter Parker, da qualche parte penzola sconsolato dalla ragnatela scuotendo la testa: da grandi poteri, stavolta, deriva solo una grande noia.

Lo scienziato della serie Il mio Amico Ultraman sbigottito - nerdface

Bombolette spray

Unica nota decisamente positiva de Il mio Amico Ultraman era l’impiego delle bombolette spray per alzarsi da terra: un’idea geniale, soprattutto per il momento storico, che ha vantato numerosi tentativi d’imitazione, privando, però, centinaia di mamme delle loro zazzere rigide per almeno una serata importante. Dispiace ricordare una serie così come quella del cambio di canale, perché le premesse c’erano davvero tutte. Forse un Ultraman con felpe pastello e camicie improbabili non era la scelta giusta, o forse era il pubblico che, appena sentiva parlare di superpoteri, si aspettava azione, botti e imprese titaniche. Fatto sta che un po’ d’amaro in bocca per l’occasione sprecata, sebbene allora ampiamente premiata, rimane. Sicuramente biasimare il Canada è una reazione eccessiva e ce ne scusiamo.

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