Michael J. Fox: il viaggiatore che non aveva bisogno di strade

Michael J. Fox

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«Il Parkinson mi ha rovinato, ma poi è diventato la mia nuova carriera».

Il viaggiatore

Nella prima metà degli anni ’80, Michael J. Fox era uno dei volti più noti del cinema e della televisione e sembrava assolutamente certa una carriera più che duratura. Tanto per fare un esempio, basti ricordare come girassero rumor sulla sua possibile interpretazione di Robin nel film su Batman che Tim Burton s’accingeva a girare e che poi vide la luce senza il Ragazzo Meraviglia.

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Insomma, questo futuro brillante subì, però, una pesantissima battuta d’arresto quando, nel 1991, a Michael J. Fox fu diagnosticato il Parkinson. Fu un shock anche per tutti noi e mi piacerebbe celebrare la carriera dell’attore seguendo i successi che ne segnarono l’esplosiva ascesa alla fama.

Classe 1984

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Inizio subito con un classico degli anni ’80. Classe 1984 racconta la storia cruda di un liceo americano nel quale gli studenti hanno assunto il controllo. Solo un insegnante s’oppone alla loro leadership e presto dovrà pagarne le conseguenze. Michael J. Fox appare giovanissimo e con un ruolo tutto sommato marginale. C’è, però, e questo conta.

Casa Keaton

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Nello stesso anno nel quale esce Classe 1984Michael J. Fox ottiene la parte che gli spalanca le porte della fama presso il grande pubblico del piccolo schermo. Il 1982 è l’anno della prima messa in onda di Casa Keaton, sit-com molto fortunata anche da noi sulla vita di una famiglia di ex hippy e dei loro figli. Michael J. Fox è Alex Keaton, figlio maggiore appassionato d’economia e reaganiano fino al midollo, all’opposto dei genitori. La serie andrà avanti fino al 1989 ed è praticamente grazie a essa se l’attore potrà poi salire su una DeLorean e portarla fino alle 88 miglia orarie.

Ritorno al Futuro

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Per il ruolo di Marty McFly, Michael J. Fox era la scelta principale, ma in un primo momento dovette rinunciare per impegni contrattuali legati proprio a Casa Keaton. Inizialmente, il suo ruolo fu affidato a un altro attore, che però non convinse il regista e fu allontanato. Michael J. Fox rientrò nel ruolo girando contemporaneamente sia il primo film della trilogia, sia gli episodi della sit-com:  il risultato, come probabilmente saprete, sarà una trilogia tra le più riuscite e amate di tutti i tempi. I tre Ritorno al Futuro sono decisamente parte della nostra storia e, se non avevate incontrato Michael J. Fox sul piccolo schermo, sicuramente furono queste pellicole a farvelo conoscere. Non solo: nello stesso anno d’uscita del primo Ritorno al Futuro, c’è anche un altra pellicola impossibile da dimenticare…

Voglia di vincere

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Voglia di vincere è reso possibile da un ritardo nella produzione di Casa Keaton che lasciò a Michael J. Fox giusto il tempo di recitare in questa commedia americana per teenager. La particolarità è che il teenager in questione è in realtà un licantropo. Il mito dell’uomo lupo è di molto ammorbidito e ripulito di tutta la parte horror, per raccontare la storia classica di un ragazzo un po’ impacciato che scopre come la popolarità non sia tutto e che la forza di diventare adulto sia dentro di lui, a prescindere da artigli e zanne. Un piccolo cult costato pochissimo, ma che ebbe un ottimo riscontro, tanto da ispirare una serie a cartoni animati e, purtroppo, pure una serie TV, Teen Wolf, che si distacca quasi del tutto dall’opera originale. Pur essendo stato girato prima, Voglia di vincere esce dopo Ritorno al Futuro e così in Italia i nostrani geni della distribuzione cambiano il nome del personaggio di Michael J. Fox da Scott a Marty, generando in noi bambini dell’epoca una certa confusione e un nutritissimo numero di teorie.

Doc Hollywood

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Praticamente dimenticato dai palinsesti della nostra TV, Doc Hollywood è una commedia discreta e racconta la storia di un dottore in carriera che, per una serie di disavventure, finisce bloccato in una cittadina di campagna dove dovrà esercitare la professione per un periodo di tempo. Ovviamente si ripetono tutti i cliché tipici del genere, senza però che rovinino il gusto di un film che, se non è proprio da storia del cinema (e non lo è), resta comunque un modo piacevole di passare un paio di ore.

Spin City

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Sul piccolo schermo Michael J. Fox torna nel 1996 con Spin City, nel quale interpreta il coordinatore dello staff del Vicesindaco di New York. Divertente e irriverente quanto basta, la serie è subito molto apprezzata grazie anche al carisma e all’ironia dello stesso Michael J. Fox, che però sarà costretto ad abbandonarla nel 2000 per l’aggravarsi della sua malattia. Per rimpiazzarlo, sarà scelto Charlie Sheen.

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Con l’inizio del nuovo millennio le apparizioni di Michael J. Fox diventano via via più sporadiche e occasionali. È in un paio episodio di Scrubs, nei panni di un medico malato decisamente eccentrico; in Boston Legal per qualche altra manciata di puntate; nel 2013 in un suo show personale, che riesce a portare avanti per 22 episodi. Il tempo non dedicato al lavoro Michael J. Fox lo usa per raccogliere fondi destinati alla ricerca sulle staminali e per promuovere la sua fondazione che si occupa di fornire aiuto ai malati di Parkinson e di altre malattie debilitanti. Trova anche occasione di dedicarsi al doppiaggio: è sua, infatti, la voce originale di Stuart Little nei tre film dedicati al personaggio ed è sempre sua la voce di Milo, nel troppo dimenticato cartone della Disney Atlantis: l’Impero Perduto. Credo che anche voi sentiate quella sensazione di rimpianto per aver perduto troppo presto un attore con ancora molto da dire ed è comunque di poca consolazione che questi pochissimi film in curriculum siano indimenticabili. Michael J. Fox, a vederlo ora, ha ancora lo sguardo del ragazzino che trasformava un monopattino in skateboard per sfuggire al bullo dei bulli, tanto la natura è stata capace d’essere con lui magnanima e, al contempo, crudele. È questa l’immagine che conservo di lui, l’occhio vispo di chi mi ha regalato grandissime emozioni.

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