John Belushi: il gladiatore della comicità americana

john belushi con rayban e borsalino nero in blues brothers - nerdface

John Belushi

belushi in un'espressione malinconica - nerdface

«I’m out of control».

Il gladiatore della comicità americana

«La luce che arde col doppio di splendore brucia per metà tempo. E tu hai sempre bruciato la tua candela da due parti, Roy». Con queste parole il geniale Tyrell, creatore dei replicanti nel Blade Runner di Ridley Scott, spiegava alla sua creatura quale fosse il prezzo da pagare per aver illuminato il cielo come una stella.

un giovane john belushi con capelli lunghi e barba sorride - nerdface

Quelle parole appartengono al cinema del 1982 e, ironia della sorte, si scoprono adatte a celebrare la breve parabola del successo di John Belushi, il gladiatore della comicità americana che, proprio in quell’anno, si accomiatava per sempre dal Colosseo delle risate, a causa di un mix letale di cocaina ed eroina.

La capacità di far ridere

Tuttavia, nel pur breve periodo d’attività concessagli dal destino, John Belushi è riuscito a marchiarsi a fuoco nella memoria del pubblico di ieri e di oggi, grazie alla sua anarchica, strabordante capacità di divertire. Figlio di un emigrato albanese che, partendo come cameriere, era riuscito a concretizzare il suo pezzetto di sogno americano, il giovanissimo John Belushi scopre sin dai tempi della scuola la sua capacità di far ridere il prossimo.

Uno studente modello

Compagni di classe, docenti e personaggi famosi diventano subito materiale da plasmare per generare risate, con così gran successo da spingere tutti a consigliargli di proseguire la strada dello spettacolo. A dispetto di quanto si possa immaginare, il giovane John Belushi eccelle nello studio, nello sport, nella musica e nel canto. Adora la batteria, fa parte del coro, è il capitano della squadra di football in cui, malgrado la stazza, si distingue per la velocità.

john belushi in bianco è abbracciato all'amico dan aykroyd e a uno scrittore - nerdface

Tutte queste doti gli valgono ben due borse di studio, che però non sfrutta appieno, per dedicarsi totalmente allo spettacolo. A 22 anni, in seguito a un provino, entra nella Second City Comedy, una delle più importanti realtà teatrali di Chicago, sua città natale. Dopo il salto da questo primo trampolino, John Belushi dimostra di saperci fare anche alla radio, facendosi notare sempre di più e, d’esperienza in esperienza, affina la sua tecnica puntando soprattutto sulle improvvisazioni, che gli varranno l’invito al Saturday Night Live, la più importante trasmissione televisiva comica del tempo, da dove parte la sua conquista del mondo.

Gli amici di palco

Qui, infatti, a briglia sciolta mette in scena sketch con personaggi che lo fanno conoscere al vasto pubblico televisivo, che impazzisce per la sua capacità di mischiare mimica, agilità, furore e follia. Intorno a lui crescono stelle come Bill Murray, Eddie Murphy e, ovviamente, il suo fratello di palco Dan Aykroyd.

L’amore per la musica

In ogni episodio John Belushi si rinnova, superandosi e attingendo a un repertorio che può contare sull’amore viscerale per la musica, che gli permette d’imitare con successo musicisti come Joe Cocker, con cui ha addirittura la possibilità d’esibirsi, John Lennon e molti altri personaggi storici, dando inoltre vita a maschere insolite, come il samurai Futaba, nelle cui vesti s’esibirà come chitarrista insieme a Frank Zappa.

belushi insieme a keith richards e james brown - nerdface

Tra i molti riflessi di questo successo clamoroso, fa capolino una coppia di musicisti in occhiali da sole, i Blues Brothers, che di lì a pochi anni avrebbero avuto la loro occasione al cinema ma che, nel frattempo, iniziano a esibirsi in veri concerti.

john belushi in animal house fuma una sigaretta e indossa un cerchietto con le molle - nerdface

Lo sbarco sul grande schermo arriva inaspettatamente, con una certa calma, e dopo alcune particine per film televisivi, nel 1977 John Belushi veste i panni di Bluto, in Animal House, per la regia di quel John Landis che sarà il regista che più di ogni altro riuscirà a dirigerlo al meglio.

La spirale autodistruttiva

L’attore, infatti, è già da tempo entrato nella sua spirale autodistruttiva che, secondo i suoi colleghi, impatta spesso con la qualità del lavoro sul set. Il successo improvviso e avvolgente, i cachet sempre più ghiotti e la notorietà gli fanno perdere il suo centro, che cerca di ritrovare con l’aiuto della moglie ma, come sentendosi in debito col pubblico adorante, cerca in un’esagerazione sempre più poderosa la risposta al suo bisogno di migliorarsi.

The Blues Brothers

Dopo il non proprio indimenticabile aviatore di 1941: Attacco a Hollywood, per la regia di Steven Spielberg, arriva finalmente l’appuntamento con la storia. Nel 1980, infatti, John Belushi e Dan Aykroyd indossano i loro costumi da becchini per interpretare The Blues Brothers, ancora una volta per la regia di Landis. L’accoglienza tiepida negli USA fa solo da apripista al successo mondiale e asfissiante, che spingerà John Belushi a legarsi sempre più strettamente alla cocaina.

dan aykroyd e john belushi in the blues brothers - nerdface

Così, mentre Dan Aykroyd lavora alla stesura di numerosi progetti per il cinema da realizzarsi insieme al suo caro amico, questo termina i suoi ultimi due film, Chiamami Aquila e I vicini di casa, senza trovare riscontri troppo positivi. La sua qualità attoriale non è in discussione, ma i conflitti con gli autori e col suo bisogno sempre più impellente rendono le cose difficili. Poco prima d’iniziare le riprese di quello che avrebbe dovuto essere l’originale progetto dei Ghostbusters, insieme a Dan Aykroyd ed Eddie Murphy, John Belushi è stroncato dalle sue dipendenze, a soli 33 anni.

Un’icona immortale

A quarant’anni dalla morte però, John Belushi vive immortale nei suoi personaggi fantastici, nelle espressioni facciali inconfondibili, nelle battute passate alla storia. E, anche se John Landis un giorno disse che nella bottiglia di whisky che Bluto tracanna in un solo sorso in Animal House ci fosse stato del tè, tutti noi continuiamo a credere il contrario. Perché quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare, a bere, a schiacciarsi lattine sulla fronte puntando dritto verso gli odiosi nazisti dell’Illinois, al grido di «Togaaaaaaa!!!».

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