Kiss me Licia: una questione di genere | Dott.ssa Stranamore

Ribaltare la prospettiva

«Un giorno di pioggia Andrea e Giuliano incontrano Licia per caso, poi Mirko, finita la pioggia incontra e si scontra con Licia e così…». L’incipit della sigla di Kiss me Licia, cantata da Cristina D’Avena, spiega perfettamente questo cartone animato flop in Giappone, ma successo esagerato in Italia. Da noi, addirittura, ebbe l’onore di ben 4 serie TV in live action, dal 1985 al 1988, proprio con Cristina D’Avena protagonista, come a chiudere un cerchio arricchito da canzoni originali e la centralità delle fettine panate quali pietanza frugale, a unire i cuori e le famiglie.

Una domanda cruciale

Il cartone e il telefilm finiscono nello stesso modo: il padre di Licia, Marrabbio, di nome e di fatto, acconsente al matrimonio con Mirko, che avverrà dopo il tour dei Bee Hive in America, la band dello sposo dal ciuffo rosso. E ora veniamo alla domanda cruciale: perché sono tutti innamorati di Licia? Ma proprio tutti! Mirko, ovviamente, ma pure il fratello Andrea, Satomi, Shiller, la versione maschile di Joan Jett… Perché, parliamoci chiaro, Licia è una che si veste male, va in giro in ciabatte; il mobilio del Mambo, il locale di Marrabbio, ha più personalità di lei e, se fosse dotato di parola, avrebbe sicuramente un vocabolario più vasto e arguto.

licia e mirko cantano insieme - nerdface

Il vitino da vespa, unito alla totale dedizione al lavoro e al sacrificio, sono sicuramente un punto a suo favore, comunque sufficiente a far crollare tutti ai suoi piedi. Ovviamente la mia demolizione di Licia è dettata dall’invidia di chi, da piccola, vedeva il cartone e voleva essere lei, la gatta morta con la capacità disinvolta d’attrarre le persone senza fare un emerito cazzo; io non mi rendevo conto che l’unico gatto cui sarei somigliata sarebbe stato Giuliano, quello panciuto cantato nella sigla, l’anima ben nutrita della festa.

L’illuminazione

Poi l’illuminazione: Kiss me Licia è la storia d’amore tra una rockstar eccentrica, confusa, a tratti egoista ma fondamentalmente buona, e una persona semplice e giudiziosa. Due opposti che si attraggono e si compensano. Nel 2020 possiamo dire che abbiamo superato ampiamente la visione dei ruoli relegati al genere, non c’è più «quello è dell’uomo e quell’altro è della donna». Dopo esser stata una vita a cercare d’essere Licia, mi sono resa conto di poter benissimo somigliare a Mirko, ma da donna. E cercare il mio Licio, entrarci in fissa ed essere fedele, nonostante tutti i pretendenti. Licio, l’astemio che mi accompagna a casa, il sabato sera. Possibilmente erede unico di una pizzeria a taglio.

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Dott.ssa Stranamore

Valentina Borrelli è laureata in Psicologia.
Sui social è nota per Chiedimiperchésonosingle.

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Una guida per l’amore al tempo dei nerd.