La Bella e La Bestia: il girone dei narcisisti | Dott.ssa Stranamore

la bestia guarda stupito belle, che si accoccola sul suo petto mentre stanno ballando - nerdface

Un viaggio infernale

Era il 13 Novembre 1991. Stavo lentamente uscendo indenne, per un pelo, dal complesso di Elettra, quando Disney decide di regalare al mondo il suo trentesimo classico: La Bella e La Bestia. Oggi, al suo trentesimo anniversario, non posso esimermi dal rivedere questo film animato con gli occhi di una trentenne.

Belle come Virgilio

Come Dante nel mezzo del cammin di sua vita incontra Virgilio, io, nel mezzo del mio, incontro nuovamente Belle. La ragazzina con la parannanza bianca e tanti sogni di rivalsa in testa mi viene incontro proprio mentre, persa nella mia personale selva oscura, mi rendo conto d’avere un appuntamento e non ho chiamato l’estetista. Del resto, a ognuno le selve oscure che si merita. E così, tra un canto e un altro (non a caso il film vinse l’Oscar per la Migliore Colonna Sonora), Belle mi conduce nel bel paesino in cui «ogni dì non cambia mai».

Gaston e la Bestia nel girone dei narcisisti

Qui, tra gente che chiede se il pane è secco e si lamenta del rincaro delle uova, mi mostra la dura verità: il suo mondo è un girone pieno zeppo di narcisisti. Se Gaston è un caso simbolo di disturbo narcisistico di personalità, facendo il jackpot di tutte le caratteristiche necessarie per una diagnosi da manuale, non è da meno la Bestia. Due facce della stessa medaglia: entrambi arroganti, per nulla empatici, con un grandioso senso di sé e bisognosi di continue conferme. Gaston della sua grandiosità, la Bestia della propria mostruosità.

La Bella come Madame Bovary

E, se proprio vogliamo dirla tutta, anche la Bella ci mette del suo: «La vita deve darmi un po’ di più…», canticchia mentre mi mostra i personaggi in technicolor terribilmente reali. Con i tuoi romanzi d’amore in mano, l’accecante desiderio di sentirti speciale, cara Belle, e se avessi avuto un padre più pragmatico, avresti fatto la stessa fine di Madame Bovary, puoi starne certa. Invece, ti è toccato un mondo magico, con un gruppo di sostegno niente male, fatto di oggetti magici dotati di buon senso e gentilezza. E se pure la Bestia fosse rimasta tale, avresti pianto le tue miserie in un castello autopulente, con una libreria ben fornita. Altro che «quella gran culo di Cenerentola».

Ritorno alla selva oscura

Se ieri pensavo che La Bella e La Bestia fosse un cartone di formazione per i più piccoli, un monito a guardare oltre le apparenze, oggi lo stesso film mi mette davanti un’evidenza più spietata, ma più concreta e piena: l’amore ci salverà, gli amici ci salveranno. Ma ci dobbiamo sempre, prima, salvare da sole. A volte basta la fortuna, molto più spesso è necessario fare un passo indietro nei confronti delle proprie convinzioni, mettendosi in gioco e affrontare la propria selva oscura.

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Dott.ssa Stranamore

Valentina Borrelli è laureata in Psicologia.
Sui social è nota per Chiedimiperchésonosingle.

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Una guida per l’amore al tempo dei nerd.