Paul Newman: vita e film di un’icona del cinema mondiale

nerdface nerd origins paul newman

Paul Newman

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«If you’re playing a poker game and you look around the table and and can’t tell who the sucker is, it’s you».

Occhi di ghiaccio

Quando sei sulla lista nera di Nixon, non puoi che essere considerato un eroe nerd! Anche se sei uno degli interpreti più fighi della storia del cinema. Qualcuno potrebbe obiettare che Paul Newman non dovrebbe, infatti, apparire nella nostra gallery di personaggi, ma abbiamo già avuto modo di convenire sul fatto che il nerd power abbia ormai inglobato anche la cultura pop e, con essa, tutta una fetta di immaginario di cui fa ovviamente parte anche il mitico Occhi di Ghiaccio. Il bell’attore nasce vicino Cleveland nel 1925. Sogna di diventare un soldato esemplare e s’arruola in Marina ma, a causa del daltonismo, non riesce a fare la carriera sperata.

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Torna a casa, dove assume il comando dell’attività commerciale paterna e poi, sospinto dalla notevole somiglianza con Marlon Brando e dal clamoroso riscontro col sesso, forte e debole, si lancia nell’avventura cinematografica. Malgrado l’esordio non proprio incoraggiante ne Il Calice d’Argento (1954), Paul Newman non molla e, grazie a successive migliori interpretazioni e a un aggiustamento dei riflettori sulla sua sfera privata, grazie al secondo matrimonio con la bellissima e brillante Joanne Woodward, assume un’importanza sempre maggiore tra gli attori di primo livello dell’epoca. Il sodalizio professionale con Joanne, con la quale interpreta numerose pellicole spalmate lungo l’intera durata della loro relazione, dura tutta la vita, per interrompersi solo nel 2008, a causa della morte dell’attore. Negli anni ’60 e ’70, Paul Newman imprime nella memoria storica hollywoodiana il suo nome con interpretazioni indimenticabili, che ne fanno un attore di fama mondiale e una garanzia di successo al botteghino. Sono gli anni de La gatta sul tetto che scotta (1958), di Exodus (1960), de Lo Spaccone (1961), de L’inferno di cristallo (1974), ma soprattutto de La Stangata (1973).

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Questa è forse la pellicola più iconografica della sua carriera, capace di raccogliere ben 7 Oscar, tra cui quello per il Miglior Film. Johnny Hooker, un delinquente non cattivo, interpretato dal giovane Robert Redford, si mette nei pasticci rubando una borsa alla persona sbagliata. Ci va di mezzo un suo caro amico, padre di famiglia. Per farla pagare al gangster Lonnegan, Johnny chiede l’aiuto del più abile truffatore degli USA, il leggendario Henry Gondorff, interpretato proprio da Paul Newman, col quale elabora appunto un piano per stangare il bastardo e fargliela pagare. Sarà per la magia del ragtime che fa da colonna sonora, per la complessità del piano col quale puniscono il cattivo o per il montaggio frizzante, in cui trovano spazio numerosissime trovate del regista George Roy Hill, ma La Stangata è considerato un gradino più in alto rispetto a molti altri film cult dell’epoca.

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Per provare le stesse emozioni di quel finale, occorre aspettare il 1986 quando, ne Il Colore dei SoldiPaul Newman recita al fianco del nuovo astro nascente hollywoodiano, quel Tom Cruise che, nello stesso anno, sfonda nell’immaginario collettivo con Top Gun. Sono passati esattamente 25 anni da Lo Spaccone e, in questo film, ritroviamo il protagonista alle prese con quanto resta della sua vita. Dopo avere riassaporato il gusto per il tavolo da biliardo, Eddy lo Svelto decide di fare da tutor al giovane e promettente Vincent, al punto d’imprestargli la sua preziosissima Balabushka, Excalibur delle stecche professionali. Paul Newman battezza il giovane Tom verso una carriera d’eguale importanza, non senza il gusto di lasciare il segno ancora una volta, con l’indimenticabile «ehi, sono tornato!», che chiude il film. E forse proprio i brividi suscitati dal vigore di quell’esclamazione gli valgono, infine, il primo vero Oscar come Miglior Attore Protagonista, un anno dopo aver ricevuto quello alla Carriera ma, deluso dall’infinito numero di candidature non premiate, Paul Newman non si presenta per ritirarlo.

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Nel corso della sua vita, si distingue anche come discreto pilota di auto, amore sbocciato sul set di Indianapolis Pista Infernale (1969): chissà se abbia giocato nell’approdo in casa Disney, come doppiatore del mentore Doc Hudson, in Cars. Paul Newman si distinse anche come attivista politico, vicino agli ambienti del Partito Democratico. Oggi di lui si parla anche come di un uomo dall’appetito sessuale incontenibile, capace di provare forti attrazioni sia per gli uomini che per le donne, in aperto contrasto con la sua reputazione giovanile. Leggendario, in questo senso, l’incontro giovanile con Marlon Brando che, per spiegargli come mettere in pratica il suo sex appeal, lo portò seco in un giro notturno, in moto per i canyon di Manhattan. Ma a noi poco importa dei suoi gusti sessuali. Quello che vale davvero la pena ricordare è che Paul Newman era capace d’infondere nei suoi personaggi una patina di fallimento che, una volta rimossa, permetteva a tutti di vederlo splendere come una stella, rinfocolando così in tutti la speranza di potercela fare. Senza necessariamente guardarlo negli occhi.

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