Taron e la Pentola Magica: la favola dark di Disney

nerdface nerd origins taron e la pentola magica

Taron e la Pentola Magica

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«Nessuno ha mai creato un esercito come questo».

Una favola dark

Se aprissi oggi il libro magico della Disney, ne verrebbe fuori un tripudio di musiche, colori, eroi e principesse, in cui i cattivi esistono ma sono sconfitti e il bene trionfa in una cornice infrangibile di politicamente corretto. I bambini del terzo millennio mai hanno avuto paura di un cartone disneyano, al massimo forse di una sequenza o di un primo piano tratti dai film più antichi ma, tra canzoni piroettanti, gag e certezza della pena per i malvagi, possiamo essere sicuri che, portando i pargoli al cinema, da Natale a Ferragosto, non rischieremo mai d’alzarci prima dei titoli di coda. Eppure, non è sempre stato così. Nel 1985, infatti, uscì in sala Taron e la Pentola Magica, considerato il 25° film secondo il canone disneyano ma, a suo modo, totalmente unico nella storia del brand di zio Walt. Questo lungometraggio diretto da Ted Berman e da Richard Rich, già autori di Red e Toby: Nemiciamici, era infatti caratterizzato da una potente impronta dark, inusitata per i suoi tempi, che ne sancì un iniziale fallimento al botteghino, ma che ce lo fa riconsiderare oggi come una pietra miliare dell’animazione contemporanea, oltre che un vero e proprio baluardo dell’immaginario nerd.

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Il protagonista di questa cupa avventura è Taron, un giovanotto che fa da aiutante al porcaio Dalben. Tra i suini di cui si prende cura, vi è Ewy, una maialina con una caratteristica molto particolare. Essa possiede dei poteri magici, che permettono a chi ne fosse consapevole d’evocare e leggere delle visioni. Essendo un oracolo col codino, Ewy potrebbe essere ambita da chi è in cerca di qualcosa molto difficile da trovare. E infatti il cattivo di turno la rapisce, deciso a usarla per i suoi loschi fini. Il malvagio in questione è il terrificante Re stregone Cornelius, un lich intenzionato a usare i vaticini della bestiola per scovare l’introvabile pentola magica, un manufatto maledetto dotato di un immenso, sinistro potere. Usandola, Cornelius potrebbe riportare in vita un esercito formato dalle migliaia di morti che ha ammucchiato nel suo castello e, al comando di questa armata invincibile, partire alla conquista del mondo.

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Taron lascia il porcile domestico per recuperare l’amata bestiola e, durante il viaggio, mette insieme il party più sgangherato della storia del fantasy, formato da Gurghi, un insulso bestiolo pavido e peloso; Ailin, una Principessa senza poteri, armi o colpi segreti, fatta eccezione per una sfera luminosa perfino più inutile del disco levitante di D&D; l’anziano bardo stonato Sospirello. Fortunatamente, Taron nel castello incappa in una spada prodigiosa, capace d’affrontare qualsiasi nemico, facendolo da guardiano di porci a potente guerriero. Suo malgrado è però costretto a separarsene per soddisfare il baratto richiesto dalle streghe che nascondono la pentola. Una volta scovata, ovviamente, questa finirà nelle mani di Cornelius che, dopo averne liberato l’immane potere, ne sarà infine risucchiato insieme a tutti i suoi zombie grazie al sacrificio di Gurghi. Solo in cambio della pentola le streghe restituiranno la vita all’insulso amico, permettendo a tutti di tornare a vivere felici e contenti.

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Taron e la Pentola Magica è tratto da Le Cronache di Prydain, una serie di libri fantasy che attinge a piene mani dal Mabinogion, la più importante opera mitologica della cultura gallese, ed è la prima pellicola Disney a utilizzare effetti speciali in CGI, oltre a un certo numero di bizzarre tecniche analogiche per creare atmosfere stranianti e fumose, frutto della visione di alcuni autori poi destinati a lasciare la Casa dalle Grandi Orecchie, come Tim Burton, impegnato nel film nella veste di Art Director. Tuttavia, Taron e la Pentola Magica, oggi ampiamente rivalutato, è ricordato come il più grande flop della storia disneyana. La sua atmosfera horror, le scene troppo violente, perfino esplicite, e l’assenza di canzoni costrinsero i produttori a rimontarlo, eliminando le sequenze considerate inappropriate senza però riuscire ad addolcire il giudizio della critica, che lo bollò come un vero fallimento, relegandolo in una specie di limbo che lo escluse per oltre 10 anni perfino dal mercato dell’home video. Solo alla fine degli anni ’90 Taron e la Pentola Magica fu nuovamente distribuito, incontrando stavolta il gusto di un pubblico più maturo e preparato rispetto a tempi dell’uscita, capace di stupirsi ed emozionarsi per quel registro narrativo così inconsueto.

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Indimenticabili e ancora oggi senza eguali le scene in cui il potere della pentola scarnifica spietatamente il corpo di Cornelius, prima d’inghiottirlo. Inoltre, grazie alle risorse della rete, non è affatto difficile rintracciare alcune delle sequenze censurate, che potremmo definire degne di un vero horror, al punto da spingere qualche affezionato testimone dell’epoca a richiedere la distribuzione di un’edizione senza tagli di un film che può essere considerato un vero spartiacque nella storia disneyana, non solo in quanto totem di quel desiderio di sperimentare che, secondo gli autori, era venuto meno alla morte del fondatore, ma anche semenzaio di nuove esperienze fantastiche, libere dai rigidi schematismi disneyani, che sarebbero sbocciate in lavori come Dragon’s LairFievel Sbarca in America o Chi ha incastrato Roger Rabbit?.

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