Tekkaman: la grande responsabilità del cavaliere spaziale

tekkaman brandisce la sua lancia - nerdface

Tekkaman

tekkaman in tutto il suo splendore - nerdface

«Potenziamento!».

Titolo originale 宇宙の騎士テッカマン
Lingua originale giapponese
Paese Giappone
Anno 1975
Stagioni 1
Episodi 26
Genere Anime
Mecha
Character design Yoshitaka Amano
Regia Hiroshi Sasagawa
Hisayuki Toriumi
Musiche Bob Sakuma
Studio Tatsunoko
Uscita italiana 8 Ottobre 1979

Il cavaliere spaziale

Correva l’anno 1979 quando in Italia arrivarono la serie di Tekkaman e di Hurricane Polimar. Prodotte dalla Tatsunoko, come anche quelle dei Gatchaman e di Kyashan: il ragazzo androide, prodotte nello stesso periodo ma arrivate da noi qualche anno più tardi, hanno tutte in comune il fatto d’ispirarsi all’Occidente e, in particolare, ai supereroi statunitensi.

Un pianeta morente

Soffermiamoci su Tekkaman. La trama ci porta alla fine del XXI secolo: la Terra è altamente inquinata e la razza umana, pur essendo sopravvissuta, ha l’emergenza di trovare un pianeta abitabile sul quale trasferirsi. Allo scopo si dedica il professor Shukura Amachi, mente geniale e capo del Programma di Sviluppo Spaziale.

Gli immancabili invasori alieni

Come se non ci fossero abbastanza problemi, la Terra diventa oggetto delle brame di conquista degli immancabili invasori alieni, i Waldaster, che attaccano i centri di comando e rischiano di minare e ritardare i progressi del Programma. Durante un duro scontro, il Capitano Minami, amico e braccio destro di Amachi, muore lasciando il figlio George con la voglia di vendicarsi.

tekkaman in armatura osserva i sue due alleati - nerdface

Presto fatto: il professor Amachi costruisce Pegas, un robot semi-senziente che è insieme arma contro gli invasori alieni e mezzo col quale un essere umano può trasformarsi in Tekkaman, eroe corazzato e potentissimo. George non ci pensa due volte, malgrado il processo di trasformazione rischi d’essere letale perché mai collaudato prima. E il «potenziamento» è proprio la sequenza più impressa nella nostra memoria e la ricordiamo sempre con un brivido, perché all’epoca, ai nostri occhi di bambini, appariva brutale e dolorosissima.

Una sequenza impressa nella mente

Il corpo di George è, infatti, completamente avvolto da filo spinato prima d’essere ricoperto dall’armatura che lo renderà invincibile e prima d’essere marchiato a fuoco sulla fronte con un simbolo a forma di stella. Altro che cabine telefoniche! Ci sono due limiti, però. Il primo: passati 37 minuti e 33 secondi nei panni di Takkaman, il corpo ospite rischia di morire. Il secondo: il Voltekker, l’arma a forma di stella sulla fronte, è capace d’emanare un raggio d’energia potentissimo, ma riduce chi lo usa in uno stato d’incoscienza.

I sequel

La serie di Tekkaman va avanti per 26 episodi prima d’essere soppressa per la mancanza di ascolti. Tuttavia, nel 1992 è prodotto un primo seguito, Tekkaman blade, e nel 1997 anche un nuovo Tekkaman blade 2. La prima serie Blade arriva anche in Italia, ma col nome di Teknoman, ereditato dagli USA, in parte nella produzione tramite la Saban, quella dei Power Rangers. In questa seconda serie, l’insidia d’abusare della corazza è ancora maggiore perché, passato il tempo limite, essa prende il sopravvento sull’ospite, annullando di fatto la sua umanità.

tekkaman solca lo spazio sulle spalle di pegas - nerdface

È questo tema dell’umanità a rendere Tekkaman interessante, anche a riguardarlo dopo tanti anni. Nella prima serie il rischio era di perdere la vita, perché il corpo umano non era in grado di sopportare la potenza superiore dell’armatura corazzata. Era un corpo debole, sofferente e inadatto al combattimento contro i perfidi e superiori alieni. Esattamente come lo era quello di Steve Rogers prima del siero del super-soldato, o quello di Peter Parker prima del morso del ragno radioattivo.

La vera umanità

Il fisico debole era potenziato, ma la vera umanità risiedeva nella mente e, più precisamente, in quelle virtù che potevano anche portarti all’estremo sacrificio per un fine più grande e più puro. George sa bene quanto la trasformazione sia dolorosa e come la sua mente guidi il corpo di Tekkaman; è consapevole di come, malgrado tutta la forza ottenuta e con una posta in gioco abbastanza alta, potrebbe spingersi oltre il tempo limite dei 37 minuti e 33 secondi. E morire.

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In Teknoman il tema è esteso: una volta capito che è l’uomo e l’umanità si esprimono nella loro intima essenza e non nelle sole capacità fisiche, è chiaro come il sacrificio cerchi di portarti via proprio quelle, rendendoti un robot dal fisico perfetto ma con più nessuna traccia di compassione o, semplicemente, senso critico.

Da grandi poteri…

Insomma, anche per Tekkaman vale la morale che da grandi poteri derivano grandi responsabilità e queste vanno al di là di salvare il mondo, ma puntano soprattutto a valorizzare l’animo umano nelle sue più alte qualità. Stoicismo e abnegazione non sono una novità per le serie giapponesi e, nella fusione col supereroe americano, ci hanno guadagnato qualcosa e perso altro.

Uno strano successo

Forse, a causa delle influenze miste, la serie originale non ha avuto grande successo in patria, mentre è diventata popolare da noi, che di America ne abbiamo mangiata fin da piccoli mentre, al contrario, le serie successive si sono guadagnate una discreta stola di fan nel Sol Levante e meno da noi.

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La sigla, infine: è arrivata da noi in due versioni, la prima originale giapponese, la seconda cantata dai Micronauti. Inoltre mi fa piacere ricordare che, se qualcuno dei più giovani di voi volesse dare un’occhiata, l’intera serie, rimasterizzata e restaurata, è disponibile dal 2005 in DVD editi dalla Dynit, arricchiti anche con numerosi contenuti extra. Un’altra proposta arriva nel 2018 con Terminal Video, questa volta in cofanetto Blu-Ray.

La sigla di Tekkaman

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Titolo originale 宇宙の騎士テッカマン
Lingua originale giapponese
Paese Giappone
Anno 1975
Stagioni 1
Episodi 26
Genere Anime
Mecha
Character design Yoshitaka Amano
Regia Hiroshi Sasagawa
Hisayuki Toriumi
Musiche Bob Sakuma
Studio Tatsunoko
Uscita italiana 8 Ottobre 1979