Bullitt: l’incredibile corsa di Steve McQueen sulla Mustang

steve mcqueen sgomma con la sua mustang e guarda dietro di sé - nerdface

Bullitt

il manfiesto originale di bullitt vede steve mcqueen poggiato al muro con ben in vista la fondina armata - nerdface

«You sell whatever you want, but don’t sell it here tonight».

Le roventi strade di San Francisco

Sono passati più di cinquant’anni da quando, nell’Ottobre del 1968, Bullitt uscì nelle sale e fece impazzire il pubblico, consacrando Steve McQueen tra gli attori più amati e sexy del pianeta. Gli incassi volarono alle stelle e il protagonista divenne una leggenda, ancora oggi oggetto di culto. Bullitt, diretto da Peter Yates, il cui soggetto fu tratto dal romanzo Mute Witness di Robert L. Fish (1963), deve la sua fama al leggendario tenente di polizia Frank Bullitt, il quale è incaricato di proteggere un malvivente che deve testimoniare contro la mafia. Ma la trama del film s’annebbia, perché lascia la scena all’unico protagonista accentratore, che attira su di sé tutta la narrazione, Steve McQueen.

Un carisma ineguagliabile

Come dimenticare quegli occhi di ghiaccio, la cui luce bucava lo schermo e arrivava diretta allo spettatore? È stato detto da molti che Steve McQueen è Bullit e Bullitt è Steve McQueen. In effetti, a mezzo secolo di distanza i tentativi di remake sono tantissimi. Tra i più celebri, ne riportiamo due: uno con Brad Pitt, nel 2003, che non ha mai avuto seguito; l’altro, circa 10 anni dopo, con Jason Statham, che pure non ha visto il buio della sala. Nessuno è mai arrivato al cinema proprio perché l’appeal e il carisma del protagonista originale non riescono a essere eguagliati neanche da attori di grande calibro e fascino.

steve mcqueen è in strada e conbtrolla qualcosa nella sua mano - nerdface

Nella memoria dei fan e degli appassionati resta impresso indelebilmente l’incredibile inseguimento a bordo della Ford Mustang del ‘68. «Quando qualcuno fa la lista dei dieci migliori inseguimenti al cinema, Bullitt è sempre al primo posto», sostiene il biografo Marshall Terril. Ed è proprio quel famoso inseguimento, scritto dallo stesso pugno di Steve McQueen, a rendere Bullitt un film immortale.

Steve McQueen e la Mustang

Le corse, ricordiamolo, erano la sua passione, una vera fissazione. E Steve McQueen con quella Mustang s’era imposto di superare i suoi record, girando tutte le scene personalmente, comprese le grandi sterzate, i salti mozzafiato e le scene di guida più estreme. Un megalomane, spericolato, incosciente e accentratore; o un uomo, tra i pochi, ad aver avuto davvero il coraggio di vivere la vita che sognava? «Voglio una vita esagerata, voglio una vita come Steve McQueen», cantava il grande Vasco e tutti quelli che non lo conoscevano si sono chiesti, almeno una volta: ma chi era Steve McQueen? Che vita ha avuto?

Il grande salto

Donne, cinema, corse, velocità: visse davvero ogni giorno al massimo e, proprio attraverso Bullitt, mostrò a tutto il mondo chi fosse, a partire dalla sua passione per le automobili e la velocità. «Quando seppe che avrebbe girato Bullitt, mio padre è stato geniale nel trovare una grande macchina che fosse abbordabile per un detective. Scelsero la Mustang, presero i migliori meccanici per lavorarci su e prepararla a saltare», racconta il figlio Chad McQueen in un’intervista.

steve mcqueen è nella sua mustang e osserva qualcosa dal finestrino abbassato - nerdface

Lo stesso Steve McQueen dichiarò più volte che quello di Bullitt fu il ruolo che lo coinvolse maggiormente e più gli apparteneva; passò anche molto tempo a osservare la polizia da vicino, per interpretarlo al meglio. Tanta era la sua affezione per Bullitt che, nello stesso anno, rifiutò una parte nel film Il Braccio Violento della Legge, perché pensò fosse troppo simile e lasciò la parte a Gene Hackman. Tornando al mitico inseguimento, si racconta che Steve McQueen raggiunse 114/mph e che il cameraman, per girare le riprese, dovette sporgersi dal finestrino e cercare di restare in equilibrio, tenendo la cinepresa ben salda.

Mustang vs Charger

Più tardi l’attore affermò: «I didn’t know of I was an actor who raced, or a racer who acted». Quei 10 minuti d’inseguimento per le vie di San Francisco, tra una Dodge Charger R/T di colore nero, guidata da Bill Hickman, e una Ford Mustang GT390 Fastback, di colore Dark Highland Green e dai cerchi da corsa Torq Thrust, con Steve McQueen al volante, tengono lo spettatore incollato allo schermo, col fiato in gola ancora oggi.

la mustang sgomma per le strade di san francisco - nerdface

Per girare le scene furono utilizzati due esemplari di Mustang: uno guidato da Steve McQueen, con impianto fumogeno sul retrotreno; l’altro, guidato dallo stuntman Bud Ekins e dotato di roll-bar e sospensioni rinforzate, soprannominato Jumper, utilizzato per i salti sulle discese di San Francisco. Per dare un’idea del feticismo intorno al suo mito, basti considerare che per anni le due automobili, dal valore inestimabile, scomparvero e nessuno seppe che fine avessero fatto, finché nel Marzo del 2017, in un deposito in Messico, fu ritrovata la Jumper abbandonata.

L’omaggio di Tarantino

Qualche mese più tardi, nascosta da una famiglia nel New Jersey, venne alla luce anche quella guidata da Steve McQueen, che fu recuperata e successivamente restaurata dalla stessa Ford per essere esposta al Salone Internazionale dell’Auto di Detroit, nel Gennaio del 2018, in corrispondenza della presentazione della Bullitt Limited Edition, Mustang d’ultima generazione. A omaggiare Bullitt, nel 2007 ci pensò anche Quentin Tarantino, il quale utilizzò la targa della Mustang, California JJZ 109, per la Chevrolet Nova guidata da Kurt Russell, in Grindhouse: a Prova di Morte, sostituendola con Texas JJZ 109. Il successo di Bullitt valse al film, nello stesso anno, l’onore d’essere scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli USA. Perché «gareggiare è vita: tutto quanto viene prima o dopo è solo attesa».

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