Caotica, disordinata, imperfetta, bellissima Natalie Portman

Natalie Portman

«Un’idea può cambiare il mondo».

Caotica bellezza

«Ho desiderato essere un’astronauta, una dottoressa, una veterinaria, come ho detto in alcune interviste. Ma prima ancora, mi sarebbe piaciuto essere una sirena o una fata». Così dichiarava Natalie Portman, l’attrice eclettica che abbiamo conosciuto e amato sin da bambina, quando il regista Luc Besson, incantato dal suo provino, dovette accantonare le titubanze sulla sua giovane età e scritturarla per la parte di Mathilda, in Léon.

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Ancora oggi, per molti, nonostante l’infinità di film interpretati successivamente, Natalie Portman è la ragazzina spinta dal desiderio di vendetta contro gli assassini della sua famiglia, affiancata dal gelido killer interpretato da Jean Reno. E se Léon le fece spiccare il volo, trasformandola nell’artista conosciuta da tutti, ancora oggi, raccontando quell’esperienza, Natalie Portman non riesce a trattenere la sofferenza costatale: «[…] Gli uomini si arrogavano il diritto di discutere e mercificare il mio corpo. Mi ha fatto sentire estremamente a disagio. […] Ho cercato d’enfatizzare quanto fossi seria, ho coltivato un modo più elegante di vestirmi e ho costruito una reputazione secondo la quale ero conservativa, strana, seria… Tutto nel tentativo di far sì che il mio corpo fosse sempre al sicuro e che la mia voce fosse sempre ascoltata».

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Nata a Gerusalemme il 9 Giugno 1981, Natalie Hershlag, figlia di Avner Hershlag, un medico di origine polacca e rumena, e Shelley Stevens, una casalinga americana di Cincinnati, si trasferisce con la famiglia a Washington all’età di 3 anni e successivamente a Syosset, nel Long Island, dove nel 1990 comincia a studiare recitazione. Dopo il successo di Léon nel 1994, arrivano gli ingaggi per numerose parti, che Natalie Portman seleziona con cura, cercando di sfuggire all’immagine della ragazzina sexy e desiderata dagli uomini: «Ho capito subito, sebbene avessi solo 13 anni, che se avessi scelto d’esprimere me stessa anche sessualmente avrei finito col sentirmi in pericolo». Nella sua precoce e lunga carriera, Natalie Portman ha lavorato con registi come Tim Burton, che nel 1996 la sceglie nel cast stellare di Mars Attacks!; Wes Anderson, nel cortometraggio del 2007 Hotel Chevalier; Mike Nichols la seleziona per interpretare una stripper americana nel film Closer, nel 2005, e l’attrice s’aggiudica una nomination ai Golden Globes come Miglior Attrice Non Protagonista e una agli Oscar, nella stessa categoria; Terrence Malick la prende per il ruolo di Elizabeth, in Knight of Cups del 2015.

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Tra i suoi personaggi più iconici, la ricordiamo anche nei panni dell’ingenua Ivy di V for Vendetta e di Nina Sayers ne Il Cigno Nero, diretto da Darren Aronofsky, per il quale vince l’Oscar come Miglior Attrice Protagonista. È proprio con questo film che Natalie Portman acquisisce carattere e maturità artistica, oltre alla consapevolezza della persona e della professionista desiderate: «Il mio personaggio è ossessionato dalla perfezione, come molte ballerine. Io, invece, col mio lavoro ambisco a trovare soprattutto la bellezza, che credo non sia qualcosa di perfetto, anzi, spesso ha a che fare col disordine, il caos e l’imperfezione». C’è da sottolineare, però, che il ruolo che le regalò la fama in tutto il mondo era arrivato ben prima, quando nel 2002 George Lucas e Rick McCallum la selezionano per interpretare Padmé Amidala, nei i tre episodi prequel di Star WarsLa Minaccia FantasmaL’attacco dei cloni e La Vendetta dei Sith.

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E pensare che la stessa Natalie Portman aveva dichiarato in più occasioni di confondere la saga con Star Trek… «I miei cugini erano sempre stati ossessionati dai film, eppure non li avevo mai visti prima di ottenere la parte. Quand’è successo, hanno esclamato oh mio Dio, sei in Star Wars!».  Eppure, nonostante la fama, i premi e aver dato alla luce Luke Skywalker e Leia, seguirono momenti bui, nei quali l’attrice fu accusata di non saper recitare. Si prese così una pausa dal cinema e  decide di frequentare l’università di Harvard, per studiare neuroscienze e l’evoluzione della mente umana, laureandosi poi in Psicologia. A proposito di quel periodo, Natalie Portman spiega: «Ho nostalgia! Sono arrivata all’università in un momento difficile, prendendo una pausa da questo lavoro che amo e che avevo iniziato prestissimo. Ero un po’ confusa, come molti a quell’età. La vita universitaria mi ha fatto sentire libera, lo studio mi ha riempito la testa, fatto nascere interessi. Non a caso, i miei migliori amici sono ancora quelli conosciuti allora».

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Un rapporto conflittuale, il suo, quello col cinema, come ben si evince dalle sue considerazioni legate alla parte interpretata in V for Vendetta: «Ero entusiasta dall’idea di dovermi rasare a zero, era un progetto che avevo da tempo, ma non riuscivo a trovare il coraggio. Questo film è stata una buona scusa per realizzare questo mio desiderio: è stato bello liberarmi di questa vanità femminile, non ero però abituata a essere guardata così tanto per strada. Se, difatti, solitamente riesco a passare inosservata, con questo nuovo taglio ero sotto lo sguardo di tutti».

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Da un universo dell’immaginario a un altro, da un look a un altro outfit, Natalie Portman trova il modo d’entrare anche nell’MCU, quando nel 2011 Kenneth Branagh la sceglie per la parte di Jane Foster, colei che conquisterà il cuore del Dio del Fulmine in Thor. La sua presenza nell’universo Marvel continuerà, seppure in una parte minore, fino al capitolo conclusivo di Avengers: Endgame e al prossimo, atteso Thor: Love and Thunder. Nel 2008 era arrivato il suo debutto da regista, con il cortometraggio Eva, e per ammirarla in un’altra interpretazione fuori dall’ordinario occorre attendere il 2016, quando è Jackie Kennedy nel biopic Jackie, diretto da Pablo Larraín, dedicato ai giorni successivi all’assassinio del Presidente USA John Fitzgerald Kennedy. Natalie Portman esplode in tutta la sua bravura, ottenendo la sua terza candidatura agli Oscar come Migliore Attrice Protagonista.

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Il suo animo sensibile e la propensione a difendere i più deboli hanno portato Natalie Portman a impegnarsi in molti progetti umanitari, contro la fame nel mondo, come attivista all’interno del movimento #MeToo e per i diritti degli animali. Vegetariana sin da bambina e vegana da quando ha 28 anni, Natalie Portman ha un’enorme attenzione anche nel modo in cui si veste, discriminando accuratamente abiti di cuoio, piume, lana o pelliccia. Per il suo attivismo e per la sua popolarità tra i giovani, nel 2010 ha ottenuto una nomination ai Do Something Awards, creati per onorare persone che fanno del bene. Natalie Portman non ha mai nascosto la sua fragilità, ma l’ha incanalata nel suo talento, regalandoci personaggi indimenticabili e offrendo un esempio concreto e reale del suo impegno sociale. E come molti dei suoi personaggi è caotica, imperfetta e disordinata. Bellissima.

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