Essere o non essere (nerd): i nostri film di Kenneth Branagh

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Kenneth Branagh

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«L’amicizia è rimasta una delle poche cose su cui poter contare in un mondo che offre sempre meno sostegni».

Essere o non essere (nerd)

Lo diciamo spesso: molti attori inglesi arrivano al grande schermo passando dal teatro. Kenneth Branagh non fa eccezione, anzi. Per lui il palcoscenico sembra essere davvero una seconda casa, che non ha mai voluto abbandonare. Cresciuto sotto la guida di Laurence Olivier, l’attore e regista s’è specializzato in Shakespeare, basandovi una carriera florida e di successo. Sono molte anche le riduzioni cinematografiche dei drammi del Bardo dell’Avon, ma accanto a esse non mancano pellicole dall’impronta prettamente nerd, in cui ha figurato dietro e davanti la macchina da presa. Ne abbiamo selezionate alcune meritevoli d’essere ricordate e nelle quali la sua interpretazione dagli influssi così classici ha sicuramente aumentato il valore intrinseco del film.

Il mostro

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S’inizia decisamente bene, con Frankenstein di Mary Shelley, pellicola del 1994 che Kenneth Branagh dirige e nella quale interpreta lo scienziato Victor Frankenstein, nella sua lotta contro la morte. Prodotto da Francis Ford Coppola, il film si prende pochissime libertà rispetto al romanzo dal quale è tratto e mostra uno strepitoso Robert De Niro nei panni della Creatura portata in vita dallo scienziato. Tragico, gotico e decisamente drammatico, Frankenstein di Mary Shelley è lontanissimo dai suoi predecessori e rimarrà una perla rara, anche rispetto alle pellicole successive, che cercheranno di rielaborare il mito del Mostro di Frankenstein: era necessario un po’ di Shakespeare anche in questa tragedia e Kenneth Branagh, lottando anche contro Coppola, riesce a infonderla in un film che vale la pena recuperare.

Nel vecchio e selvaggio West

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Nel 1999 arriva in sala il film tratto dalla serie televisiva steampunk Wild Wild West. A Kenneth Branagh è affidato il ruolo del villain, il Dr. Arliss Loveless, menomato nel corpo, ma non nello spirito, e che darà filo da torcere ai due protagonisti, interpretati da Kevin Kline e Will Smith. Il cattivo di Kenneth Branagh è probabilmente il lato migliore di tutto il film, Salma Hayek a parte, ovviamente. Premio pernacchia d’oro, invece, a Will Smith, che per girare questo divertente, ma tutto sommato dimenticabile Wild Wild West, rinunciò al ruolo di Neo in Matrix. Restando in tema: Kenneth Branagh riuscì a schivare tutti i Razzie che il film vinse.

Lo strabiliante allocco

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Reduce dal successo in libreria di tutta la serie, anche il secondo capitolo cinematografico dedicato a Harry Potter è impreziosito dalla presenza di Kenneth Branagh, nella parte di Gilderoy Allock. Harry Potter e la Camera dei Segreti non è probabilmente il vostro film preferito della serie, ma possiamo giurare che anche voi ricordate perfettamente il personaggio di Kenneth Branagh mentre pomposamente si vantava dei suoi millantati successi, così come alla fine cui è destinato sul finale della pellicola.

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Anche se non ci credete, in Gilderoy Allock c’è moltissimo di alcuni personaggi dei drammi di Shakespeare, basti pensare alla sua vena vanagloriosa e alla sua versione inebetita e folle. Personaggio difficile da non trasformare in macchietta, è invece tenuto da Kenneth Branagh sempre sul filo dell’iperbole parodistica con grandissima abilità.

Tragedie nordiche

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Nel 2011 è il turno del Dio del Tuono della Marvel: perché veda la luce dei cinema, è scelto Kenneth Branagh come regista di un progetto in cantiere da molto prima dell’inizio dell’UCM. Dietro la macchina da presa, Kenneth Branagh fa quanto sa fare meglio: s’ispira ai drammi del Bardo e porta in scena la tragedia dell’eroe caduto, in conflitto col fratello e punito dal Padre padrone, Odino, per la sua hybris. Thor è indubbiamente uno dei film più shakespeariani di tutto l’UCM e, al netto di facili ironie su quanto pomposi siano i suoi dialoghi anche nei fumetti, l’eroe tratteggiato da Kenneth Branagh riesce perfettamente a mostrare tutti gli aspetti tragici di una vicenda che correva il rischio di diventare solo un altro esempio di botte fra supereroi con superproblemi. Non mancheranno, sia chiaro, ma i sequel manterranno un’impostazione più teatrale e non a caso inizierà a spiccare anche la figura di Loki, altro eroe tragico per eccellenza.

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Come abbiamo visto, tutti i film che abbiamo citato devono moltissimo alle origini teatrali di Kenneth Branagh. Dimostra ancora una volta la cultura nerd non debba necessariamente essere a comportamenti stagni. E in effetti non lo è quasi mai. Se siete tra i pochi di noi a non prendere in considerazione nulla che non sia immediatamente riconducibile al mondo nerd, allora siate consci del grosso errore commesso privandovi delle basi comuni di tutti gli universi fantasy, fantascientifici o supereroistici coi quali abbiamo a che fare quotidianamente. In fondo, ce lo ha ricordato anche un grande come Kenneth Branagh.

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