Carl Barks: la letteratura universale dell’uomo dei paperi

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Carl Barks

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«Mi divertivo un sacco con Paperino. […] Avevo un personaggio comico: potevo trattarlo male e prendermi gioco di lui».

L’uomo dei paperi

Scrittori, poeti, narratori di genere et similia assurgono al livello della storia quando la loro opera, dopo avere permeato il rispettivo presente, prende a risplendere imperituramente, come frutto dell’albero dell’eternità. Ben più della critica, infatti, è il pubblico che, col suo giudizio sincero e appassionato, determina il passaggio di questi personaggi nel Pantheon degli immortali. Il Novecento, il secolo più lungo della storia dell’umanità, ha visto avvicendarsi Premi Nobel, costruttori di mondi e di immaginari sempre più arditi e smisurati. Ma è possibile determinare chi sia stato lo scrittore più influente? Probabilmente una simile classifica resterebbe vincolata ai gusti dei giurati ma, se guardiamo i numeri, forse un’idea ce la possiamo fare. Chi è stato a farci sognare? A divertirci? A offrire insegnamenti e morali? A far conoscere il mondo e le sue esotiche stravaganze? Se dovessi scommettere 2 euro, li punterei su Carl Barks. L’uomo dei paperi col suo contributo determinante ha puntellato il mondo Disney nella vita dei lettori del secolo scorso e di quello in corso, nutrendo l’immaginario di intere generazioni con effetti ancora oggi perfettamente riconoscibili. Da dove credete che Steven Spielberg abbia preso l’ispirazione per la sequenza della pietra rotolante de I Predatori dell’Arca Perduta? Ma da Zio Paperone e le Sette Città di Cibola! Perché le paludose Everglades, il cui timore è riscontrabile nei racconti di Salgari, sono note come luogo spietato e inesplorato ancora oggi? Sempre grazie alle avventure dei cari paperi! E chi è stato il primo a immaginare di buttare la spazzatura in un buco nero, o a ipotizzare la folle idea di catturare degli asteroidi nel cosmo decenni prima che lo facesse la NASA, insieme a Google e James Cameron? E ancora: se qualcuno dice che siete come Gastone o si vanta d’avere avuto un’idea degna d’Archimede, a chi credete faccia riferimento? Un certo Dino Buzzati, nella prefazione all’Oscar Mondadori dedicato a Paperon de’ Paperoni scriveva: «Colleghi e amici, quando per caso vengono a sapere che io leggo volentieri le storie di Paperino, ridono di me, quasi fossi rimbambito. Ridano pure. Personalmente sono convinto che si tratti di una delle più grandi invenzioni narrative dei tempi moderni. Lasciamo pur stare la vertiginosa fantasia e ingegnosità delle vicende, ammirevoli in un mondo dove la regola quasi sovrana dei romanzi è la noia. Sono i due protagonisti, Paperino e Paperon de’ Paperoni, a fare la gloria maggiore di Walt Disney. La loro statura, umanamente parlando, non mi sembra inferiore a quella dei famosi personaggi di Molière, o di Goldoni, o di Balzac, o di Dickens».

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Carl Barks ha vissuto 99 anni nel Novecento e la sua opera, letta da centinaia di milioni di lettori, può essere considerata una delle più rilevanti per influenza tra le migliaia di migliaia pubblicate in tutto il mondo. È stato grazie al suo lavoro che il grande pubblico, nel corso del tempo, ha finito per scegliere sempre empaticamente le storie dei paperi rispetto a quelle di Topolino. Classe 1901, Carl Barks prova molti lavori prima di tentare, all’inizio degli anni ’30, la strada del disegno. I suoi bozzetti, ispirati agli illustratori più famosi del tempo, come E.C. Segar, vero papà di Braccio di Ferro, con buona pace di Trinchetto, gli valgono le prime collaborazioni con testate di grande diffusione, per le quali lavora attraverso stili differenti, in modo da poter guadagnare più soldi spacciandosi per un team di autori diversi. Nel 1935 fa il grande passo ed è assunto alla Disney, dove inizia a lavorare prima come intercalatore e successivamente come sceneggiatore.

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In questa veste scopre una formidabile sintonia con Paperino, all’epoca poco più che un comprimario rispetto a Topolino. Tramite gag esilaranti e trovate geniali, Carl Barks inizia a scolpire un altro personaggio dietro quel becco, caratterizzato dagli stessi elementi che oggi ce lo fanno conoscere collerico, invidioso, pigro e bugiardo. Tutto il contrario di quel primo della classe di Topolino. Divenuto improvvisamente più umano e amato del figlio del padrone, Carl Barks sente di volergli dare qualcosa in più. Ne allarga la famiglia, creando molti altri personaggi, quali Ciccio, Amelia e Gastone. Ma il suo capolavoro è nello «ziastro», ricchissimo e arpagone, proprietario di una fortuna calcolata in 3 ettari cubici di denaro, custoditi nel più famoso dei depositi, il formidabile Paperon de’ Paperoni. Con questo personaggio, Carl Barks dà inizio a un’avventura che, partendo dalle gag, si fa epopea. Un’epopea senza eguali nella storia del genere umano, anche se scandita da espressioni come «me tapino» e «nipotastro», in cui prendono posto personaggi storici, stregoni, scienziati, ladri seriali, mostri mitologici e irriducibili avversari. Un modo originale e accessibile per rielaborare molte delle più diffuse abitudini umane, attingendo alle culture di ogni latitudine, pur in forma di papero. Sberequeck!

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