Kazuo Koike: tre manga imperdibili del grande autore nipponico
Kazuo Koike

«Though tears can be hidden, all hearts break».
Il mangaka che voleva essere avvocato
A rendere grande un fumetto concorrono solo in parte la bellezza delle tavole: decisiva, infatti, è la potenza della storia narrata. Se accattivante e ben scritta, come accade per esempio in One Punch Man, inizialmente non certo brillante nel comparto artistico, allora può riuscire a trasmettere emozioni molto forti. Kazuo Koike era uno scrittore e uno: scomparso nel 2019, rientra esattamente in questa categoria particolare e del sue opere vi consigliamo almeno tre manga imperdibili.
Da Giurisprudenza a Shonen Magazine
Kazuo Koike arriva al manga dopo aver fallito l’obiettivo primario. Laureto in Giurisprudenza, infatti, non riesce a passare il concorso per l’avvocatura e, nel pieno degli anni ’60, è costretto a dedicarsi ad altri lavori. La prima svolta arriva, però, nel 1968: Kazuo Koike risponde a un annuncio della popolare rivista Shonen Magazine e invia un suo manoscritto a Takao Saito.

Takao Saito ne intuisce il talento e assume Kazuo Koike nel suo studio, permettendogli d’esordire su serie molto popolari dell’epoca, come Golgo 13, dedicato alle avventure del killer professionista omonimo. È un ottimo biglietto da visita, utile ad aprire le porte a Kazuo Koike verso opere più famose, come Lupin III, fino a imporsi come autore estremamente riconoscibile per stile e atmosfere. Iniziamo a parlare della prima delle tre.
Crying freeman
Uscito originariamente nel 1986 sulla rivista Big Comic Spirits, Crying freeman racconta la storia di un vasaio trasformato in un killer dalla mafia cinese. Il nome fa riferimento al fatto che il protagonista piange dopo ogni omicidio commesso: la storia si dipana in 6 volumi, con una trama tutt’altro che scontata e decisamente dai toni noir.

Scritto da Kazuo Koike e illustrato da Ryōichi Ikegami, fu pubblicato in Italia per la prima volta dalla gloriosa Granata Press tra il 1991 e il 1993, poi da Panini Comics in 5 volumi fedeli all’originale giapponese, infine da J-Pop nel 2018.
Dal manga fu tratto un film in live action con protagonista Mark Dacascos, arrivato anche in Italia. Ma per la pellicola vale il consiglio opposto: se non avete letto il manga, statene lontani; se l’avete letto, forse potrebbe piacervi, ma non ci mettiamo la mano sul fuoco.
Lady snowblood
Il secondo esempio dello stile narrativo di Kazuo Koike è, invece, Lady snowblood, manga disegnato da Kazuo Kamimura e pubblicato dal 1972 al 1973 sulla rivista Weekly Playboy di Shūeisha. La storia, piuttosto articolata, è di quelle che piacerebbe a Quentin Tarantino, in quanto mescola vendetta, violenza e katane.

Nemmeno a farlo apposta, anche in questo caso la protagonista è una killer in cerca di coloro che hanno causato la morte del padre e, indirettamente, della madre, una donna il cui destino di sangue era già stato segnato alla nascita, avvenuta in carcere. Anche in questo caso, il manga vide la trasposizione cinematografica tutta nipponica nel 1973 e addirittura un sequel, l’anno successivo.
Lady snowblood è arrivato anche da noi nel 2014 e poi nel 2022 con J-Pop e i 3 volumi del quale è composto valgono bene una piccola ricerca nella vostra fumettoteca di fiducia o negli store online come quello che abbiamo riportato in calce qui in alto.
Lone wolf and cub
Sul terzo e ultimo titolo ci dilungheremo più a lungo. Forse qualcuno più stagionato ricorderà, nei tardissimi anni ’80, un telefilm con protagonista un samurai in viaggio per il Giappone dell’epoca Tokugawa, spingendo il figlio Daigoro su una carrozzina di legno. Samurai, questo il titolo, pur affascinante e decisamente molto giapponese non arrivò a godere in Italia dello stesso successo avuto nel Sol Levante, dov’è tuttora considerata quasi patrimonio nazionale, tanto d’avere anche un’altissima frequenza di remake.

Samurai, come avrete intuito, era tratto da un manga scritto da Kazuo Koike, per la precisione da Lone wolf and cub. Iniziata nel 1970, la pubblicazione riscosse un successo straordinario, arrivando a toccare 8 milioni di copie vendute. Riuscì anche a valicare i confini e l’oceano, sbarcando nei negozi nordamericani nel 1987: copertinista, d’eccezione Frank Miller.
Se in Giappone, però, le vendite continuavano a mantenersi alte, come anche l’affetto dei lettori che mai venne a mancare fino alla conclusione dell’opera, ben 28 volumi dopo, dall’altra parte del mondo la pubblicazione dovette essere interrotta, rimanendo tronca nemmeno a metà, a causa del fallimento della casa editrice First Comics, che chiuse i battenti nel 1991.
La rinascita del samurai
Fu solo nel 2000 e grazie a Dark Horse che Lone wolf and cub potè vedere la luce fuori dal Giappone e in veste completa. In Italia arrivò nel 2000, grazie a Panini Comics, e non dovreste avere eccessivi problemi per recuperarla.
Anche Wolverine
Vi abbiamo indicato tre manga scritti da Kazuo Koike, ma si tratta solo di una piccola parte della sua enorme produzione. L’autore, a riprova del suo valore e della capacità di narrare storie oltre lo stretto gusto nipponico, riuscì anche a firmare alcuni lavori per la Marvel, in particolare per il personaggio di Wolverine.
fanart di Mukeboy
Kazuo Koike è stato capace di rapire i lettori dei manga senza ricorrere a battaglie «al 30% delle possibilità» e senza creare cattivi sempre più forti. Al contrario, i suoi protagonisti sono fin troppo umani, soprattutto nella capacità di provare un senso di giustizia che spesso sfociava in rabbia ottenebrante e in odio: un chiaroscuro non solo appannaggio degli inchiostratori, cui dovrebbe puntare ogni autore.




fanart di Mukeboy








