La carica dei 101: un cult intramontabile pieno d’amore a pois

la famiglia di dalmata guarda la tv - nerdface

La carica dei 101

il poster originale del film, coi due dalmata circondati da cuccioli - nerdface

«Vi dirò che, per quanto riguardava me, la vecchia teoria che la vita dello scapolo fosse brillante e spensierata era una frottola, infatti era noiosa da morire».

Un amore a pois

«Che importa se son più di cento, ognuno con noi resterà. In ogni momento nell’allevamento felice ciascun sarà!». Quanti bei ricordi, quando alla tenera età di 6 anni pensavo che 101 cuccioli di dalmata mi avrebbero reso la bambina più felice del mondo! E quante volte, guardando fuori dalla finestra, ho sognato il colpo di fulmine con un bel ragazzo che passeggiava in strada… Imbarazzante contarne le volte. E chi ha deciso che la pipa più famosa del mondo deve essere quella di Sherlock Holmes e non quella del buon caro e vecchio Rudy?

Il romanzo di Dodie Smith

Prima di continuare a esprimere l’amore verso il capolavoro Disney senza tempo de La carica dei 101, è bene rinfrescare la memoria sulle vicende di Pongo e Peggy. Come ogni cartone animato che si rispetti, La carica dei 101 è tratto dal romanzo I cento e un dalmata, di Dodie Smith. La scrittrice prese spunto dalla sua vita, quando i suoi dalmata erano in attesa di quindici, meravigliosi cuccioli; come nel film d’animazione firmato Disney, uno venne alla luce senza vita, ma il marito della donna riuscì a rianimarlo.

Tanti personaggi

Quando pensiamo ai protagonisti principali de La carica dei 101, non ricordiamo soltanto gli audaci Pongo e Peggy, ma anche i loro amabili padroni Anita e Rudy, così come la terribile Crudelia De Mon o il Sergente Tibs, il quale aiuterà i cuccioli a scappare. In un noioso pomeriggio, Pongo è poggiato col muso sul davanzale, cercando disperatamente una compagna con cui condividere la sua vita.

nerdface nerd origins la carica dei 101

Da bravo cane che si rispetti, ne cerca una anche per il suo padrone, Rudy. Dopo aver visto al passeggio svariate coppie di cani e padrone identiche tra loro, in una delle sequenze più memorabili che ci ha consegnato Disney e la cui veridicità può essere confermata da qualsiasi possessore di cane, arrivano come un’apparizione Peggy e Anita, in tutta semplicità ed eleganza. Da quel momento, più precisamente grazie a un proverbiale e imbarazzante tuffo in un nel laghetto, iniziano le avventure dei quattro protagonisti.

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Peggy dà alla luce quindici cuccioli, che Crudelia De Mon vuole comprare, per farne delle pellicce. Il rifiuto ricevuto porterà l’orribile donna a progettare un piano per rapirli, aiutata dai suoi scagnozzi, Gaspare e Orazio. Ovviamente La carica dei 101 è a lieto fine e condurrà il pubblico a gioire del ritrovamento dei cuccioli, grazie all’aiuto dei cani di tutta Londra. Da quindici si passerà a 101 perché, insieme ai piccoli di Pongo e Peggy, si aggiungeranno gli altri dalmata comprati per soddisfare i desideri di Crudelia De Mon.

Una nuova tecnica

La carica dei 101 arriva nel 1961, in un momento molto delicato per Disney, dopo La bella addormentata nel bosco, che non riscosse il successo sperato. Per aiutarlo a spiccare il volo al botteghino, s’avvalse per primo della tecnica Xerox, che consisteva nell’eliminare completamente l’inchiostratura del disegno. Se paragonato a La bella addormentata nel bosco e se facciamo attenzione ai colori, infatti, notiamo in modo evidente la differenza tra i due film animati.

Una scena contestata

Le critiche furono da subito positive, sebbene molto discussa sarà la scena in cui i cuccioli, dopo una lunga traversata nella neve, trovano rifugio in una stalla e trovano ristoro bevendo il latte dalle mammelle delle mucche, ritenuta poco adatta ai bambini. In ogni caso questo, La carica dei 101 è ricco di scene senza tempo e capaci di soddisfare tutti, caratterizzate da personaggi ben riusciti, sui quali spicca Crudelia De Mon, un esempio irresistibile di malvagità senza pari rivolta contro dei cuccioli indifesi, un archetipo di perfidia giunto intatto fino ai gironi nostri, se pensiamo al film che l’ha vista interpretata da Emma Stone.

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Talmente potente, da meritare un brano, tra i pochissimi del film, tutto per lei e da vedersi dedicata una sfilata di moda a tema maculato. A impreziosire La carica dei 101 concorrono anche i tanti cammei di altri cartoni animati di casa Disney: quando i cani di Londra fanno il passaparola per aiutare Peggy e Pongo, il primo muso familiare che ritroviamo è proprio quello di Whisky, di Lilli e il vagabondo; poco dopo, compaiono gli stessi Lilli, Biagio.

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Ma c’è di più, ovviamente. La carica dei 101 è un inno alla purezza del rapporto tra cane e uomo. È una denuncia contro il maltrattamento degli animali per ricavarne pellicce e un chiaro invito ad adottare i cani meno fortunati. Rudy e Anita, infatti, decidono di tenere tutti e 101 i cuccioli, anche se non di razza pura o con qualche difetto: la famiglia va oltre e, se c’è un cane, l’amore è più forte.

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