Wonder Woman: quando ci schiantammo su Lynda Carter

lynda carter nella celebre posa di wonder woman che tiene la bandiera americana - nerdface

Wonder Woman

Lynda Carter nei panni di Wonder Woman - nerdface

«Wonder Woman all the world’s waiting for you!».

Avvinghiati

Prima di Gal Gadot e della sfortunata (e bellissima) Adrianne Palicki, il personaggio di Wonder Woman era arrivato in un’incarnazione live action con le sembianze giunoniche della Miss Mondo Lynda Carter. L’eroina DC doveva bissare il successo dello show del Batman di Adam West e fin da subito puntò su un tono sì scanzonato, ma non grottesco come quello del crociato panciuto.

La prima serie

La prima serie, inedita in Italia, si svolge in piena Seconda Guerra Mondiale e a farla da padrone come cattivi sono i nazisti, che cercano d’infiltrarsi come spie nei gloriosi USA. È uno show che piace, basato sul puro intrattenimento e sull’azione, punti di forza che saranno ripresi nella seconda e terza stagione, rinominata The New Adventures of Wonder Woman.

La trasformazione di Diana

Ambientata sul finire degli anni ’70, è questa la serie che noi conosciamo e che ha fissato Wonder Woman nella nostra mente, probabilmente prima ancora d’iniziare a leggerne i fumetti. Punto principe del nostro immaginario era la trasformazione di Diana nel suo alter ego supereroistico: la famosa giravolta, dalla quale la protagonista usciva fasciata del suo strettissimo costume.

Primo piano di Lynda Carter nei panni di Wonder Woman - nerdface

Se Wonder Woman era un’eroina femminista, non si può dire che lo show cercasse d’ignorare Lynda Carter e le sue forme, elementi (due!) su cui puntare per guadagnare pubblico: le inquadrature, infatti, erano piuttosto ammiccanti e non erano di certo lesinate. Attenzione, però: Wonder Woman non era affatto pruriginoso o ambiguo, semplicemente la protagonista era molto bella ed era valorizzata il più possibile.

Nuove minacce

Come da copione, le puntante delle New Adventures seguivano la formula collaudata propria dei telefilm dell’epoca. Come in Supercar o per le Charlie’s Angels, Wonder Woman ora lavora per un’agenzia votata al trovare e debellare minacce terroristiche o criminali; se prima Diana era, in borghese, una semplice segretaria, ora è un’agente governativa (o quasi) che lotta per le Stelle & Strisce. Non mancano, però, puntate su temi più delicati: la società, l’ambiente, la religione. È possibile trovare molti episodi con un background moralista, come ci si aspetta da uno show per tutta la famiglia, ma che strizza l’occhio a un pubblico piuttosto giovane.

Tanti gadget

E infatti da ragazzi noi restavamo fissi, a guardare Lynda Carter prendere a pugni i criminali, legarli col suo lazo magico, usare i suoi bracciali per deflettere i proiettili che le erano sparati contro. Come anche eravamo affascinati dal jet invisibile, uno di quei gadget rimosso troppo tardi dall’armamentario di Wonder Woman: se all’epoca potevamo anche accettarlo, poco s’accostava alle origini della Principessa delle Amazzoni.

Uno show americano da prima fascia serale

Ma quindi Wonder Woman, la serie, cos’era? Semplicemente, uno show americano da prima fascia serale. Aveva il compito di sfruttare una licenza per portare sullo schermo azione, gag e qualche piccola dose di mammelle. Doveva divertire e far riflettere quel poco consentito. E ci riusciva bene. Pur non brillando per sceneggiatura o effetti speciali, Wonder Woman era perfetto allo scopo per il quale era stata creata e non a caso riuscì a rimanere in onda fino alla fine, anzi, era prevista una quarta stagione che non vide mai la luce. Perché? Poiché la CBS, produttrice dello show, aveva già intuito come in futuro la vera fortuna non sarebbero stati i telefilm d’azione, ma le più economiche sit-com, con lo stesso identico compito di Wonder Woman, intrattenere nel senso più generale del termine, ma un costo molto più ridotto.

La Wonder Woman di Lynda Carter con sullo sfondo un gruppo di marines - nerdface

Insomma, una risata (registrata) seppellì Wonder Woman e il personaggio non fu più resuscitato fino all’arrivo di Gal Gadot, la quale ha invece dimostrato a tutti i suoi detrattori (molti, anche in redazione di Nerdface) d’avere tutte le carte in regola per non far rimpiangere Lynda Carter. In verità, prima di lei ci fu il timido tentativo di portare una nuova serie sull’eroina e Wonder Woman fu affidata ad Adrianne Palicki. Nel 2011 fu terminato un pilot che, visto dai vertici della produzione, fu praticamente bruciato al rogo. Trapelò in rete e qualcuno ebbe il piacere di vederlo: con tutto il bene possibile per la Palicki, il non aver realizzato una serie riteniamo sia stato uno dei favori migliori fatta all’umanità. Lynda Carter resta la nostra unica Wonder Woman televisiva e ci sta benissimo così.

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