Benicio Del Toro: l’inesorabile scalata nerd di un grande attore

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Benicio Del Toro

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«Before I was ever in high school, I had dark circles under my eyes».

Sguardo affilato

Recentemente, molti di voi avranno avuto modo d’ammirare Benicio Del Toro in Sicario e nel suio sequel, Soldado: pellicole nelle quali ha interpretato un ruolo ambiguo e affascinante, perfetto per lui. Nato in quel di Porto Rico nel 1967, Benicio Del Toro è uno dei volti più riconoscibili del panorama cinematografico mondiale. Lo sguardo particolare e affilato, come racconta egli stesso in un celebre spot, ne hanno fatto uno degli attori più ricercati, quando si tratta di connotare un personaggio in maniera più che incisiva. Non ci si scorda di lui, una volta vistolo sullo schermo; facilissimo, poi, innamorarsi dei suoi ruoli, soprattutto se spesso e volentieri strizzano entrambi quegli occhi alla nostra cultura di riferimento. Non stiamo parlando, ovviamente, dei due film che il nostro interpreta nei panni di Che Guevara, ma di quel capolavoro de I Soliti Sospetti (1995), che affascina migliaia di persone e dà il via alla giustificatissima ondata di violenza contro chi spoilera: che possano morire di una morte anticipata, ma impossibile da evitare! Il blockbuster di Bryan Singer catapulta Benicio Del Toro nell’Olimpo e dona all’attore la chiave per aprire il grimaldello della notorietà degli anni immediatamente successivi. I Soliti Sospetti non è il suo esordio, però: l’attore aveva già lavorato ad alcuni film, ma in ruoli secondari, compreso 007: Vendetta Privata (1989), e un gustosissimo Cristoforo Colombo (1992), con Tom Selleck nei panni di Re Ferdinando e un’incetta di Razzie Awards. Per dire la qualità, insomma.

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Dopo I Soliti Sospetti, è suo il ruolo di Benny Dalmau in Basquiat (1996), biopic dedicato al celebre artista newyorkese morto d’overdose nel 1988; due anni dopo, Terry Gilliam lo sceglie come protagonista di Paura e Delirio a Las Vegas (1998), insieme a Johnny Depp. Il film ci mette un po’ prima di diventare un cult, ma oggi è saldamente nella Top 10 di parecchi di noi. Del talento di Benicio Del Toro s’accorge anche l’Academy, che nel 2001 gli conferisce la meritata statuetta come Miglior Attore Non Protagonista per Traffic (2000). Da lì in avanti sono pochi i passi falsi dell’attore, il quale riesce a inanellare parecchie pellicole di discreto successo. The Snatch (2000), 21 Grammi (2001), La Promessa (2001) e The Hunted (2003), tutti ottimi film per una serata tra amici, sebbene il primo della lista sia meglio lasciarlo, per quando si ha un giusto mood.

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Nel 2005, invece, Frank Miller porta su schermo Sin City (2005) e Benicio Del Toro è nel cast: la sua interpretazione rende l’episodio di cui è coprotagonista, Un’abbuffata di Morte, forse il migliore di tutto il film. Lo sguardo spento di Jacky Boy, morto che non perde occasione di tormentare il protagonista, interpretato da Clive Owen, duetta d’amore e d’accordo con la mimica facciale di Benicio Del Toro e il tutto rende l’episodio quel filo più grottesco, come piace a noi. Nel carnet dell’attore arriva anche qualche passo falso: è il caso di Wolfman (2010), remake de L’uomo Lupo (1941). Se il classico interpretato da Lon Chaney Jr. è una di quelle chicche ancora oggi ricordata, il suo remake diventa un colossale flop. Non è una pellicola brutta, ma forse è tra le meno riuscite nel filone mannaro e probabilmente risente troppo di quanto era uscito prima, come Un Lupo Mannaro americano a Londra, L’ululato e perfino Voglia di Vincere. Alcune sequenze sono degne di nota, come quella al sanitario, e la scelta di certo ponderata di realizzare un trucco che richiamasse volutamente quello osannato del film originale del 1941 è apprezzabile.

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Poco male, comunque, perché Benicio Del Toro è in grado di farsi perdonare del tutto, grazie al suo ingresso nell’MCU, passo che potremmo identificare come la prima grande certificazione nerd del suo cammino. È, infatti, il Collezionista nella scene post credit di Thor: the Dark World (2013); riprende il ruolo anche in Guardiani della Galassia (2014), macchina macina soldi che fa cadere giù i teatri. Ma c’è spazio anche per il cinema d’autore, perché Benicio Del Toro è attore di prim’ordine: una menzione speciale merita Vizio di Forma (2014), film difficile come l’opera di Thomas Pynchon, dalla quale è tratto. Il destino, però, lo porterà ancora più in alto nella nostra scala nerd, grazie al suo ingresso in un altro universo, per la precisione un’altra galassia lontana lontana: Benicio Del Toro è infatti in Star Wars: gli Ultimi Jedi. Come da tradizione, il suo è un personaggio ambiguo, ma fascinoso, per alcuni versi una figura chiave, la sola a descrivere con precisione cosa significhi una guerra, anche nella mitologia di Guerre Stellari. Tra le poche, va riconosciuto, a sollevare un po’ quel film.

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