Navigator: il film Disney che ci fece viaggiare su un UFO

Navigator

nerdface nerd origins navigator

«Ehi smilzo, ci vediamo!».

Consenso!

I rapimenti alieni non sono cosa buona solo per discutibili programmi TV della domenica pomeriggio ma, in mano a persone capaci, possono diventare la base per film che vedi da piccolo e ti rimangono dentro tutta la vita. In questo caso, le mani giuste sono quelle di Disney e di Randal Kleiser, rispettivamente nei ruoli di produzione e regia: la pellicola è un piccolo cult, a metà tra Fantascienza e film per ragazzi. Navigator, quindi, ovvero la storia di un ragazzino e del suo rapimento da parte degli alieni. Navigator parte il 4 Luglio 1978 e il protagonista, David, è un bambino come tanti. Una sera si ritrova nel bosco con il suo fratellino ed è lì che accade il fattaccio. Cade in un avvallamento e sviene: quando si riprende, cerca di tornare a casa, ma scopre presto che, se per lui sono passate circa 4 ore, per il resto del mondo sono trascorsi 8 anni. Sì, perché in realtà David è stato rapito da una sonda aliena, che lo ha portato su un lontano pianeta, letteralmente alla velocità della luce. Così si ritrova solo e, quando riesce a mettersi in contatto con la sua famiglia, li trova tutti invecchiati. La sua particolare esperienza non passa inosservata alla NASA, tanto più che, proprio mentre il ragazzo ricompariva sulla Terra, l’ente spaziale americano recuperava un UFO che s’era schiantato contro un traliccio dell’alta tensione. Inutile dirlo, la sonda ha bisogno di David per recuperare alcune mappe stellari e tornare a casa: tra i due nascerà un’amicizia, seconda sola a quella tra Elliot ed E.T.

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Navigator ha molti e particolari elementi capaci di rapire i dodicenni, a partire dalla figata rappresentata dall’UFO. Realizzato con elementi di morphing digitale, il suo aspetto è quello dell’acciaio lucidato a specchio; il fatto che abbia bisogno di un ragazzino per essere guidato, lo rende ancora più affascinante. Anche il carattere dell’intelligenza artificiale delinea benissimo un personaggio difficile da rendere carismatico. Il computer è subito rinominato Max e, mentre recupera dalla mente di David le mappe stellari delle quali ha bisogno, assorbe anche parte della personalità del bambino. Da fredda macchina diventa un po’ più umana e questo elemento sarà fondamentale per la fine del film. Fondamentalmente, è la storia di un ragazzo che cerca di tornare a casa sua e ai suoi affetti. Un movie on the road molto particolare, scandito da intermezzi comici più o meno riusciti, ma nel quale manca quasi del tutto il contrasto. In Navigator ci sono antagonisti, non nemici. Gli uomini della NASA non agiscono mai da cattivi, non sono la Banda Fratelli dei Goonies, non minacciano d’uccidere David e, anzi, a volte pensano addirittura alla sua salvaguardia, pur rimanendo attenti a non danneggiare la nave aliena, per evidenti motivi di studio. Il piccolo protagonista, dunque, non è braccato nel senso vero e proprio del termine ma, semplicemente, è un ribelle. E quale ragazzino potrebbe non ammirare uno che scappa dalla NASA per salire a bordo di un UFO cromato e pilotarlo ascoltando a palla i Beach Boys, mentre cerca di raggiungere casa sua e la sua famiglia?

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Sono questi gli elementi a rendere Navigator un film acchiappa-cuori. Più due o tre cose a contorno, che non guastano mai. È il caso della mascotte aliena: in questo caso, un piccolo animaletto impossibilitato a tornare a casa, perché il suo mondo è stato distrutto ed è rimasto solo. Ovviamente sarà David a empatizzare con la creatura e ad adottarla. Sempre in tema, sarebbe difficile fare un film sugli extraterrestri e non mostrarne nemmeno uno. E infatti Navigator offre una scena modello campionario di specie aliene tra le meglio riuscite. Non ci troviamo nella Cantina di Mos Eisley di Star Wars, ma è sicuramente una tra le più ispirate. Non manca nemmeno l’omaggio a E.T., uscito qualche anno prima, e neanche il momento commovente che ha probabilmente smosso le lacrime di alcuni di voi. Quando, spesso invero, dico come una volta le sceneggiature avessero meno sbavature, mi riferisco proprio a cose del genere. Navigator è un film completo di tutto quanto serva per attirare il target al quale è destinato. Non vuole dare di più, perché è conscio dei suoi limiti, ma non sacrifica alle leggi del mercato niente di ciò che deve avere. Parlare di paradossi temporali in un film per ragazzi dei giorni nostri sarebbe tabù per la maggior parte dei produttori e anche Ritorno al Futuro all’epoca ebbe i suoi problemi in merito. Navigator, invece, li mostra e, di più, li prende come spunto per costruirci attorno una pellicola per nulla difficile da capire e molto affascinante. Come per Explorers, non si presenta da capolavoro del genere, ma come un film di cassetta e, umilmente, scava il suo posto nei nostri cuori e nemmeno una Sarah Jessica Parker terribilmente agli inizi di carriera riesce a distrarti dal sense of wonder che ti prende, per esempio, quando vedi le mappe stellari scorrere sullo schermo, o quando la mente di David risponde inconsciamente a domande sul mondo alieno nel quale è stato portato. Vorresti proprio porgliene altre, fino a sapere tutto e acquietare la tua curiosità: in quel momento diventi uno scienziato della NASA e più avanti tornerai un ragazzino che guida un UFO. Insomma, Navigator meritava assolutamente un articolo in questa rubrica, per chi l’ha visto, ma mai come ora per chi invece non ha avuto il tempo di farlo. Date retta ai vecchi nerd e recuperatelo appena potete. Come al solito, non vi diciamo come finisce e non riveliamo tanti altri particolari, per non rovinarvi la sorpresa, ma anche i più scafati tra voi potrebbero rimanere piacevolmente sorpresi.

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