Quanto guadagna un doppiatore in Italia: compensi, fasce e settori
Il mestiere del doppiatore

«Un buon doppiaggio è quello che non si nota».
Chiara Colizzi
L’emozione (non) ha voce
La voce di Naruto che urla il suo attacco più celebre, quella di Bulma che litiga con Goku, il tono sfidante di Yumeko Jabami quando accetta una scommessa impossibile: dietro ogni doppiatore di anime c’è un professionista con una carriera costruita su tecnica, costanza e un contratto collettivo che pochi conoscono davvero. Quanto guadagna un doppiatore in Italia è una domanda che la community nerd si pone spesso, immaginando cifre proporzionali alla fama dei personaggi che queste voci hanno reso immortali. La realtà è più articolata e decisamente più interessante di quanto sembri.
Come funziona il compenso di un doppiatore: gettone, righe e fasce
Il doppiaggio italiano è uno dei pochi settori dell’intrattenimento regolato da un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, stipulato tra i rappresentanti sindacali della categoria e l’ANICA (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Digitali). Questo accordo stabilisce le tariffe minime e le condizioni di lavoro per tutti i doppiatori che operano negli studi italiani.
Le due componenti del compenso
Il compenso si calcola su due componenti: un gettone di presenza fisso per ogni turno di lavoro della durata di tre ore e una quota variabile basata sulle righe effettivamente recitate. A partire dal 1° Gennaio 2025, inoltre, il gettone base è salito a 84 euro a turno. Non si tratta di uno stipendio fisso mensile: più turni si lavora, più si guadagna, con tutte le conseguenze in termini di continuità professionale e instabilità economica, tipiche del lavoro freelance.
Le quattro fasce contrattuali
Il CCNL divide le produzioni in quattro fasce, a ciascuna delle quali corrisponde una tariffa per riga diversa e un numero massimo di righe doppiabili per turno. Una riga equivale a una porzione di copione composta da 50 battute dattiloscritte, compresi spazi e punteggiatura.

Esiste anche una soglia oltre la quale scatta un secondo gettone di presenza: per la Fascia A s’attiva dalla riga 71, per la Fascia B dalla riga 97, per la Fascia C dalla riga 121. Un doppiatore che lavora su un film e raggiunge il massimo delle 130 righe può quindi incassare fino a circa 472 euro lordi in un singolo turno di 3 ore.
Quali settori pagano di più
Non tutti i lavori di doppiaggio sono uguali, però, e chi vuole massimizzare i propri guadagni deve conoscere le differenze tra i vari comparti. I videogiochi sono tra i segmenti più remunerativi, per esempio: le sessioni di registrazione sono spesso più brevi ma intensive e le tariffe freelance possono essere superiori a quelle contrattuali. Gli audiolibri seguono una logica diversa, pagati a minutaggio finito, tra i 30 e i 50 euro ogni 10 minuti registrati, con ritmi di lavoro più lenti, ma costanti.

Tra i committenti più attivi nel voice-over digitale figurano anche le piattaforme di casinò online, che ricorrono a doppiatori professionisti per i dealer virtuali dei tavoli live, le slot machine e i materiali promozionali, come si può constatare anche dalla recensione dettagliata di Lanista Casinò. I documentari non in sync (Fascia D) permettono di doppiare fino a 400 righe a turno, il che li rende meno creativi, ma potenzialmente più produttivi in termini di volume. Infine, gli spot pubblicitari nazionali restano il lavoro meglio pagato in assoluto, ma sono anche i più difficili da ottenere per chi non ha ancora un nome riconoscibile nel settore.
Le voci che hanno fatto la storia
Il doppiaggio italiano è considerato tra i migliori al mondo e alcuni professionisti del settore sono diventati figure celebri tanto quanto gli attori cui prestano la voce. Ciò che accomuna i doppiatori più affermati è quasi sempre la stessa cosa: un personaggio o un attore di riferimento che ha costruito la loro reputazione nel tempo, cui si sono affiancati decine di altri ruoli in generi diversi.
Cinema e serie TV: le voci dei grandi attori hollywoodiani
Francesco Pezzulli, nato a Napoli nel 1973, è la voce italiana di Leonardo DiCaprio, a partire da Titanic, ruolo che gli ha valso il Leggio d’Oro come Voce Rivelazione nel 2004 e poi di nuovo nel 2013 per Django unchained e Il grande Gatsby. La sua carriera s’estende ben oltre DiCaprio: è anche la voce di Aaron Paul, in Breaking bad, di Norman Reedus in The walking dead, e di Benedict Cumberbatch in Sherlock.
Altre voci celebri
Francesco Pannofino è invece il volto sonoro di George Clooney e Denzel Washington in Italia, ma è anche noto al pubblico televisivo per il suo ruolo da attore nella serie cult Boris. Luca Ward ha costruito la propria carriera come voce di Russell Crowe, Samuel L. Jackson e Pierce Brosnan, col doppiaggio de Il gladiatore, rimasto tra i più celebri della storia del cinema italiano. Questi professionisti lavorano in Fascia A del contratto, quella dei film cinematografici, che garantisce la tariffa per riga più alta, ma anche la minore continuità rispetto a una serie.
Anime e animazione: carriere costruite su franchise longevi
Emanuela Pacotto, nata a Milano nel 1965, presta la voce a Nami in One Piece ininterrottamente dal 2001 ed è la stessa voce di Bulma in Dragon Ball, Sakura Haruno in Naruto e Jessie del Team Rocket in Pokémon, per un totale di oltre 350 personaggi doppiati. Renato Novara, classe 1977, ha ereditato il ruolo di Monkey D. Rufy dall’episodio 256, è la voce di Edward Elric in Fullmetal Alchemist, di Tanjiro Kamado in Demon slayer e di Sonic the Hedgehog nella saga videoludica.

Leonardo Graziano, invece, è la voce storica di Naruto Uzumaki dall’arrivo della serie su Italia 1 nel 2005 e, al tempo stesso, la voce di Sheldon Cooper in The Big Bang Theory, il che lo rende riconoscibile a pubblici completamente diversi. Per questi professionisti, la continuità garantita dagli anime longevi rappresenta una fonte di reddito stabile difficile da trovare nel doppiaggio cinematografico, dove ogni film è un ingaggio a sé.
Come si diventa doppiatori: il percorso realistico
Non esiste un percorso obbligatorio o un titolo di studio specifico per diventare doppiatore, ma le competenze richieste sono precise e si acquisiscono con anni di formazione. La base è una solida preparazione attoriale, che comprende dizione, fonetica, respirazione e recitazione. A queste si aggiunge la tecnica specifica del doppiaggio: la capacità di sincronizzare il parlato col labiale del personaggio originale, mantenendo il ritmo emotivo della scena e rispettando i tempi tecnici di registrazione.
Le scuole di doppiaggio
Le scuole di doppiaggio riconosciute sono concentrate principalmente a Roma e Milano, le due città dove si svolge quasi tutta la produzione italiana del settore. L’ingresso negli studi avviene spesso attraverso ruoli di brusio e voci secondarie, con una progressione lenta verso i ruoli principali che può richiedere anni. Chi pensa di trasformare la propria voce in una professione deve fare i conti con una realtà in cui il talento è necessario ma non sufficiente: servono pazienza, rete di contatti e la disponibilità a lavorare a lungo prima di guadagnare in modo stabile.









