Steve Martin: l’irresistibile comico gentile
Steve Martin

«What is comedy? Comedy is the art of making people laugh without making them puke».
Il comico gentile
Esiste questo piccolo film di Ron Howard, del 1989. Si chiama, in italiano, Parenti amici e tanti guai e unisce due degli attori più divertenti di quegli anni: Rick Moranis e, soprattutto, Steve Martin.
Una scena simbolo di una carriera
Quest’ultimo è protagonista di una scena che racchiude quasi tutta la vita di Steve Martin. Un po’ di trama: Gil ha un figlio emotivamente molto fragile, al quale ha promesso, per il suo compleanno, d’invitare alla festa Cowboy Dan, un animatore che modella i palloncini a forma d’animale. L’imprevisto è sempre dietro l’angolo e, per sbaglio, l’agenzia manda una spogliarellista.
Improvvisare per salvarsi
Gil non si perde d’animo e decide d’impersonare Cowboy Gil: con due tappetini da bagno sulle gambe, un cappellino decisamente piccolo sulla testa e le pistole giocattolo, inizia ad animare la festa gonfiando palloncini, arrotolandoli senza alcuna competenza e dichiarando con enfasi: «Ecco l’intestino tenue!».

La cosa buffa è che Steve Martin quando gonfiava i palloncini sapeva fin troppo bene cosa stesse facendo, in quanto in gioventù aveva avuto modo d’imparare l’arte mentre lavorava al Magic Shop di Disneyland, oltre ad aver appreso a suonare il banjo. Poi non dimentichiamo le sue origini texane: di cowboy veri deve pur averne visti parecchi.
Il cabaret e il Saturday Night Live
Ma non solo: dinoccolato, con una faccia di gomma a ispirare istintiva simpatia, l’attore americano vanta una formazione di tipo cabarettistico ed era molto noto tra i protagonisti dello storico programma Saturday Night Live; a fine anni ’70 aveva inciso già due dischi comici di grande successo.

Bando alle ciance: Steve Martin è tra gli attori responsabili d’averci fatto divertire di più, a cominciare da uno dei suoi film meno conosciuti e più geniali, un tempo mandati spesso nelle reti locali. È talmente dimenticato, che la sua pagina su Wikipedia non esiste: quindi datevi da fare per crearla, voi che ne sapete più di noi.
Anime gemelle
Si chiama Anime gemelle (1984), in originale The lonely guy, ed è il perfetto esempio dell’umorismo surreale cui Steve Martin s’era già legato negli anni precedenti grazie alle numerose pellicole firmate da Carl Reiner, regista cui continuerà a legarsi anche successivamente. In Anime gemelle questo stile è evidente fin dalla sequenza iniziale, nella quale il protagonista interpretato da Steve Martin torna a casa dopo il lavoro e racconta alla moglie la sua dura giornata, pur accorgendosi che la donna è impegnata in un amplesso extraconiugale.

La relazione ovviamente finisce e l’uomo si trova a essere un lonely guy per l’appunto, scoprendo l’esistenza di un mondo nascosto in piena vista e a misura, fatto di negozi ad hoc, felci con le quali parlare, deodoranti spray al sudore per simulare un’intensa sessione di jogging e attaccare così bottone con le ragazze. «Sudore spray? Il mio ex era un uomo solo, quindi ho imparato a riconoscerlo… Senta il mio!».
Comicità cantata alla Luna
Di momenti incredibili come questo scambio ce ne sono parecchi, ma una delle scene più memorabili vede il protagonista consapevole d’aver perso il numero della ragazza appena conosciuta e, dopo averla cercata in lungo e in largo, sale sul tetto e inizia a urlare il suo nome. Gli fanno eco altri uomini soli, in una eufonia di nomi femminili ululati alla Luna piena.
Alla corte di Carl Reiner
La penna di Steve Martin non compare ufficialmente nei credit di Hiller, ma sospettiamo fortemente, data la sua predisposizione come autore maturata ai tempi del The Smothers Brothers Comedy Hour, che durante le riprese più di un suggerimento dell’attore sia stato accolto. Ma è alla corte di Carl Reiner, il padre del Rob che ci delizierà con Stand by me (1986), Harry ti presento Sally (1989) e Misery (1990), che Steve Martin può dare il meglio del suo stile-
Ben prima d’averci regalato la trilogia di Ocean, il regista classe 1922 aveva legato molto del suo successo proprio alle commedie surreali e al volto sorridente di Steve Martin. Vale la pena ricordare due film di quel periodo: Il mistero del cadavere scomparso (1982) e Ho perso la testa per un cervello (1983).
Prima di Forrest Gump
Il primo è una sorta di Forrest Gump ante litteram: girato in bianco e nero, vede uno Steve Martin dalla chioma corvina indossare i panni del più classico investigatore anni ’50, impegnato a risolvere un caso spinoso. La genialità risiede nel montaggio, grazie al quale gli attori chiamati ad affiancare il comico americano sono, tra gli altri, Humphrey Bogart, Burt Lancaster, Ava Gardner, Bette Davis e Lana Turner, tutti presi montando altri film, in un patchwork di storie al servizio della pellicola.
Un bacio indimenticabile
Il secondo film, invece, è una commedia fantascientifica: uno scienziato è capace d’isolare l’anima delle persone e di accasarla dentro un cervello, tenuto comodamente in una teca di vetro. Una serie di circostanze surreali che non sveliamo lo porteranno a innamorarsi di uno di questi: epica la scena della gita in barca a remi, con Steve Martin intento ad appiccicare una bocca finta alla sua bella, per poterla almeno baciare.

Altro film indimenticabile e altro rolo non da meno è, ancora con Rick Moranis, La piccola bottega degli orrori. Steve Martin interpreta un sadico dentista, destinato a essere dato in pasto ad Audry 2: la sua performance è di quelle che ricordi, volente o nolente. «I’m a dentist!», così dice Steve Martin, cantando allegramente, mentre si occupa di un paziente.
Il dentista dei nostri incubi
Nei suoi occhi scorgiamo pura malvagità, messa in crisi solo quando incontrerà un paziente masochista, interpretato da Bill Murray. C’è poco da fare: in tutta la sua sequenza non puoi fare a meno di ridere e, allo stesso tempo, provare una sana e ragionevolissima paura.

Questa verve di Steve Martin forse è andata smarrendosi negli anni successivi all’ultimo film appartenente a questo filone, ovvero Pazzi a Beverly Hills. In seguito, infatti, rimarrà inchiodato a commedie più normali e buoniste.
Un biglietto in due
Ci sono, comunque, film degni di nota e nelle quali emerge quel lato naive, come Un biglietto in due, nel quale Steve Martin recita al fianco del compianto John Candy e si può vedere il cammeo di un giovanissimo Kevin Bacon.

Classica commedia natalizia, quando eravamo piccoli girava a nastro nei videoregistratori, non solo perché era divertente, ma pure in quanto ogni volta spuntava fuori un particolare mai visto prima, un ammiccamento, una smorfia, un oggetto fuori fuoco e però organico al film. In sintesi: un piccolo ma non tanto apprezzato gioiello.
Altri film imperdibili
La filmografia di Steve Martin è comunque piena zeppa di roba buona, come Roxanne, dove reinterpreta la storia di Cyrano portandola ai giorni nostri, in una caserma di vigili del fuoco e la memorabile sfida di battute sulla lunghezza del suo naso; I tre amigos, accanto a Cheavy Chase e con la regia di John Landis; il remake de Il padre della sposa, nel quale forma un trio favoloso con Diane Keaton e Martin Short. Insomma, dove cadete, cadete bene, salvo forse quando pescate qualcosa di più recente.
E qualche scivolone
Ci riferiamo alla sfida persa (in partenza, per la verità) e costituita dal nuovo ispettore Clouseau, nei due remake de La Pantera Rosa: il confronto con Peter Sellers era effettivamente improponibile. Impossibile non voler bene a Steve Martin, sebbene le sue ultime produzioni siano distanti anni luce dai fasti a cavallo tra anni ’80 e ’90.

Lo spazio per le commedie intelligenti, per alcuni versi innovative e sperimentali, è ancora più ristretto oggi di quanto non fosse trent’anni fa. Fortunatamente rimane una filmografia sempre piacevole da recuperare e la capacità di ridere sempre, anche di fronte a scene conosciute a memoria: solo i grandi hanno questa capacità.
Only murders
È la televisione, però, a offrire una nuova giovinezza a Steve Martin e a restituire al pubblico numeroso dei suoi ammiratori un nuovo palcoscenico. Only murders in the building è infatti la deliziosa serie per il piccolo schermo che prende spunto dal fenomeno dei podcast true crime per addentrarci in un complesso abitativo che pare una Cabot Cove in miniatura.

Steve Martin, Selena Gomez e Martin Short sono i tre protagonisti alle prese con misteriosi omicidi da risolvere, all’insegna di una comicità mai sopra righe, elegante eppure contagiosa, che ha saputo conquistare il pubblico e ricordare la caratura dei fuoriclasse.










