Frankenstein: l’insuperabile film del 1931 con Boris Karloff

il primo piano di boris karloff truccato da creatura - nerdface

Frankenstein

il poster originale del film mostra il volto della creatura interpretata da boris karloff - nerdface

«È vivo!… È vivo! È vivo!».

Il mostro che vanta innumerevoli tentativi d’imitazione

«Buonasera. Il signor Carl Laemmle ritiene che non sia opportuno presentare questo film senza due parole di avvertimento: stiamo per raccontarvi la storia di Frankenstein, un eminente scienziato che cercò di creare un uomo a sua immagine e somiglianza, senza temere il giudizio divino. È una delle storie più strane che siano mai state narrate, tratta dei due grandi misteri della creazione: la vita e la morte. Penso che vi emozionerà, forse vi colpirà, potrebbe anche inorridirvi! Se pensate che non sia il caso di sottoporre a una simile tensione i vostri nervi, allora sarà meglio che voi… Be’, vi abbiamo avvertito!»

Gli alti papaveri della Universal Pictures, a tutela di un pubblico impressionabile e già provato dalla Grande Depressione, decisero che il primo lungometraggio sul moderno Prometeo dovesse essere introdotto da questo prologo, affidando a Edward Van Sloan, già interprete del famoso cacciatore di vampiri Abraham Van Helsing in due film, l’onore di recitarlo. Sono parole che fanno sorridere, lette ora e riferite a una delle storie più inflazionate del cinema e della letteratura mondiali: dalla parodia immortale di Mel Brooks, alla trasposizione in salsa kaiju di Ishirō Honda del 1965, Furankenshutain tai chitei kaijû Baragon, dal bonaccione monosillabico amico di Carletto: il Principe dei Mostri, alla versione incazzata di Robert De Niro e fino all’inguardabile coatto in tuta interpretato da Aaron Eckhart, il mostro di Frankenstein, catapultatosi di prepotenza fuori dalle pagine con cui Mary Shelley mise a tappeto tutti gli illustri ospiti della villa sul Lago di Ginevra, ha imperversato senza sosta sugli schermi di tutto il mondo. E i nostri nervi hanno retto egregiamente.

Era il 1931…

Eppure, nel 1931 un’introduzione del genere serviva, eccome. Novant’anni fa, il regista James Whale, l’attore Boris Karloff, all’anagrafe William Henry Pratt, e il truccatore Jack Pierce (John Piccolaus) offrirono il proprio talento per dar vita, è proprio il caso d’usare questa espressione, a un gioiello della cinematografia: pietra angolare del cinema horror e capostipite di quegli Universal Monsters in bianco e nero, che tanto influenzarono l’immaginario collettivo di intere generazioni.

la creatura e frankenstein sono faccia a faccia in cima a un monte - nerdface

Fin dalle prime proiezioni, la tragica e violenta storia di un’entità generata da cadaveri ed energia elettrica, tanto desiderata dal proprio creatore, quanto aborrita dal resto del genere umano, catturò pubblico e critica, incassando decine di milioni di dollari e scatenando una valanga di sequel. E dopo quasi un secolo e innumerevoli tentativi d’imitazione, la potenza di questo impatto non sembra aver trovato una battuta d’arresto.

Il segreto dell’immortalità

Perché? Cosa rende immortale qualcosa di così remoto non solo nel tempo, ma anche nella forma in cui fu espresso? È difficile definire Frankenstein un film spaventoso: non fa saltare sulla sedia, né toglie il sonno, ma è quasi impossibile non rimanere scossi di fronte ad alcune scene, come quelle della bimba o del mulino. Il risultato delle tre ore di trucco cui Pierce sottoponeva Boris Karloff, i giochi di luce della scenografia su pannelli dipinti sono niente rispetto a quanto si può ottenere ora con un po’ di CGI, ma lo sguardo tetro dell’attore inglese non trova rivali ancora oggi e lo stesso vale per l’atmosfera opprimente che permea tutto il film.

la creatura e una bambina parlanoin riva a un lago - nerdface

Il novantesimo anniversario di Frankenstein va immaginato un po’ come il compleanno di un nonno che ha fatto la guerra: una festa in cui schiere di figli e nipoti mangiano, bevono e schiamazzano, del tutto ignari che è solo grazie a quel vecchietto arzillo e fragile, che ora li guarda bonario dal capotavola, ma che anni addietro ha fatto mangiare piombo e fiamme al nemico, che ora c’è qualcosa da festeggiare. Lunga vita!

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