Il mio amico Arnold: un’altra America era possibile

i due fratelli arnold e willis abbracciano il padre adottivo - nerdface

Il mio amico Arnold

«Che cavolo stai dicendo, Willis?».

La buona America

Di questa sit-com e dei suoi protagonisti ho già avuto modo di parlare in altre occasioni e non potrebbe essere altrimenti, perché Il mio amico Arnold è una di quelle serie indimenticabili per noi quarantenni. Capace di suscitare una sincera nostalgia per i tempi che furono e creatrice del tormentone, ormai passato di moda, «che cavolo stai dicendo, Willis?», Diff’rent Strokes, questo il nome originale, raccontava la storia di due fratelli, Arnold e Willis, nati nella zona povera di Harlem.

Un nuovo padre

La madre era, invece, governante di un ricco uomo d’affari della city il quale, quand’è stroncata da un tumore, si prende in carico i due figli, diventandone tutore prima e padre adottivo poi. Negli intenti dei produttori si voleva giocare molto sulle origini differenti dei protagonisti. Arnold e Willis, afroamericani inseriti nella bianchissima Manhattan e figli del bianchissimo Mr. Drummond, avrebbero potuto mostrare i contrasti tipici di una società multiculturale quanto si vuole, ma comunque ancora organizzata a compartimenti stagni.

i tre fratelli de il mio amico arnold - nerdface

In effetti, però, Il mio amico Arnold riesce in qualche modo ad andare oltre i suoi stessi limiti e non sono rare le puntate che affrontano temi ben più importanti, come il razzismo, l’uso e l’abuso di droghe o il bullismo. Si tratta, è vero, di elementi molto comuni in quasi tutte le sit-com di quegli anni, come anche delle più recenti, e che, proprio per questo, sono gestite con un canovaccio ormai conosciuto. Ma in mezzo a queste spuntano ogni tanto episodi che spingono decisamente il piede sul pedale. Ricordo ancora una puntata nella quale Arnold e la sorella adottiva Kimberly erano rapiti e segregati da uno squilibrato, con intenti predatori nei confronti della ragazza. Qualcosa che non si vede spesso in un prodotto che ha la parola commedia nel nome.

Le tante guest star

Il mio amico Arnold, dunque, puntava molto spesso su questi cambi di rotta e, ancora più spesso, riusciva a coinvolgere guest star d’eccezione, con le quali combattere queste sue battaglie. È per esempio il caso di Nancy Reagan, all’epoca First Lady, in quanto moglie del Presidente degli USA Ronald Reagan, ospite della serie per una campagna contro l’uso delle droghe. Ma anche ricordiamo Mr. T, Muhammed Alì, Janet Jackson all’epoca adolescente e nei panni della fidanzatina di Willis, David Hasselhof e KITT, direttamente da Supercar, la squadra olimpionica americana e, soprattutto, Molly Ringwald.

ritratto di famiglia al completo con ospite muhammed alì - nerdface

Attorno alla serie c’è, quindi, una sorta d’aura buona, che potrebbe perfettamente essere in parte ipocrita, ma ben restituisce una sincera voglia di cambiare le cose in meglio, all’interno di una società come quella americana che di cose da cambiare ne aveva tante allora, come anche adesso. Il mio amico Arnold non denuncia nel senso più feroce del termine, si limita a mostrare come, con buon senso e buon cuore, si possa venire a capo anche delle differenze più marcate e di come si possa tornare indietro anche dalle decisioni più scellerate. È una serie che giudica raramente: come King Star condanna il peccato, più che il peccatore, e offre una qualche forma di redenzione virtuale sia ai bianchi usurpatori che ai neri emarginati.

Un cast sfortunato

Purtroppo, se i copioni riuscivano benissimo a mostrare una delle parti migliori dell’America, le cose non andavano poi così bene per gli attori nella vita reale. Di Gary Coleman, indimenticabile Arnold, abbiamo già ricordato i diversi guai con la giustizia e il temperamento decisamente irascibile, mentre la situazione si fa ancor più drammatica con Dana Plato, interprete di Kimberly.

Il dramma di Dana Plato

Rimane incinta già durante le riprese della sesta stagione dello show e di conseguenza la sua presenza diventa sempre meno incisiva. Non appena smette di lavorare per Il mio amico Arnold, inizia ad avere notevoli problemi a trovare un altro ingaggio. A questi problemi si somma la dipendenza dalla droga, che la porterà anche a rinunciare alla custodia del figlio. Inizia a scendere un declivio insidioso, che la vedrà posare su Playboy nella speranza, vana, di risollevare la sua carriera, per poi finire coinvolta in diverse brutte storie, fino al 1999, anno nel quale è stroncata da un’overdose di farmaci.

Todd Bridges

Sorte di poco migliore tocca a Todd Bridges, interprete di Willis. Anch’egli, come gli altri membri del cast, ha difficoltà a trovare altri ruoli dopo la fine della serie e come la collega finisce vittima della droga. È arrestato più volte per episodi dove la cocaina è sempre sullo sfondo. A differenza della Plato però, Bridges riesce a uscire dal tunnel e anzi dal 1990, ripulito dentro e fuori, inizia ad andare nelle scuole americane per sensibilizzare i bambini contro l’uso delle sostanze stupefacenti. A oggi rimane l’unico membro del cast originale in vita e, forse, l’unico ad aver davvero invertito la rotta, incarnando in parte il vero significato della serie che l’ha reso famoso.

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