Lance Henriksen: il ragazzo di strada salvato dal cinema

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Lance Henriksen

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«To me rites of passage through life, that’s a wonderful, beautiful thing».

Not bad for a human!

Il volto spigoloso di Lance Henriksen sembra quello di un uomo che ne ha viste di tutti i colori; quegli occhi di ghiaccio che si porta dietro, con la bocca dalle labbra sottili, che siamo abituati a vedere spesso serrate, fanno quasi intuire l’eco di una durezza spietata. In effetti, la sua vita non sempre è stata facile e la sua giovinezza è segnata dall’irrequietezza e dalla violenza. Cresciuto in una famiglia non proprio agiata, Lance Henriksen spende gran parte della sua adolescenza come teppista di strada, a New York. Considerando che andò via di casa intorno ai 12 anni, capite bene che stiamo parlando di una giovinezza iniziata molto presto. Abbandonata la scuola e arrangiandosi per sbarcare il lunario, l’attore, sembra incredibile, rimase pressoché analfabeta fino all’età adulta; non si risparmiò nemmeno l’esperienza del riformatorio. Poi, intorno alla trentina, finalmente mise la testa a posto. Nel mondo dello spettacolo Lance Henriksen ci entra non proprio dalla porta principale. S’occupava di dipingere scenografie teatrali, ma evidentemente sentiva anche il richiamo del palcoscenico, perché vi si trovò a recitare, in diverse produzioni. Imparò a leggere e scrivere e si diplomò all’Actors Studio. Nel 1973 arriva finalmente l’esordio con accredito ne L’Imperatore del Nord e solo un paio di anni dopo, nel 1975, lo troviamo in Quel Pomeriggio di un Giorno da Cani, accanto ad Al Pacino e diretto da Sidney Lumet. È un ottimo esordio, con un film destinato a essere candidato a 6 Oscar, vincendo quello come Miglior Sceneggiatura Originale, seppur ispirata a un fatto di cronaca realmente accaduto. Nonostante la parte di Lance Henriksen sia molto piccola, col regista inizia una collaborazione piuttosto solida, che porta l’attore a lavorare anche in Quinto Potere (1976) e ne Il Principe della Città (1981). Nel mezzo, però, la pellicola che lo catapulta verso un pubblico più ampio e, diremmo, nerd.

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Nel 1977, infatti, Lance Henriksen è nel cast di Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, di Steven Spielberg. Il nuovo decennio, però, inizia a tinte decisamente più forti: lavora con James Cameron in Piraña Paura (1982), seguito del film di Joe Dante che avrebbe dovuto essere sfruttare il successo de Lo Squalo di Steven Spielberg. Non si tratta proprio di un filmone, ma vale comunque la pena recuperarlo, se siete amanti del genere mentre. Se invece volete qualcosa di più canonico, basta fare un passo avanti, fino al 1984. Col regista, Lance Henriksen stringe una solida amicizia quando a James Cameron viene in mente la sua storia fantascientifica col cyborg venuto dal futuro, è proprio all’amico che pensa per il ruolo del cattivo. Fu la produzione, però, a imporsi per sostituirlo con l’Arnoldone Nostro; a Lance Henriksen fu dato il ruolo del detective della polizia.

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Difficile adesso, dopo tanti anni (e sequel) d’iconografica arnoldosità, dire se abbia avuto torto o ragione. Poco male, in ogni caso, perché James Cameron ha in serbo un altra cartuccia per l’amico e la spara appena un paio di anni dopo. Nel 1986, infatti, il regista prende in mano il progetto per il sequel di un film che aveva avuto grande successo: un horror ambientato su una nave spaziale. James Cameron non è Ridley Scott, però, e per il seguito di Alien decide un approccio più spettacolare e movimentato, dove azione e tensione si sovrappongono in un mix adrenalinico. Il risultato lo conoscete: Aliens: Scontro Finale (1986). Lance Henriksen è scelto per il ruolo destinato a renderlo famoso per sempre, quello dell’androide Bishop, personaggio che entrerà di misura nell’immaginario della saga degli xenomorfi.

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La carriera dell’attore, però, da questo momento prenderà una piega tendente alle produzioni horror, forse perché la scena di Bishop trinciato a metà dalla regina degli xenomorfi resta impressa nelle mente di tutti, produttori compresi. Ci piace segnalare, dunque, alcune pellicole nelle quali Lance Henriksen figura, non sempre riuscite. È il caso del terribile Super Mario Bros. (1993), probabilmente il peggior film mai tratto da un videogame; Senza Tregua (1993), prima pellicola hollywoodiana di John Woo, con Jean-Claude Van Damme; Fuga da Absolom (1994), storia di un’evasione da un carcere, in un futuro distopico. Accanto a questi film, non propriamente capolavori, Lance Henriksen riesce a figurare anche in pellicole di livello, diretto da registi di valore: come ne Il Colore della Notte (1994), thriller erotico con Bruce Willis; il western Pronti a Morire (1995) di Sam Raimi; il giustamente celebrato Dead Man (1995) di Jim Jarmusch. Da qui in avanti, purtroppo, la carriera dell’attore vede la bilancia iniziare a pendere fortemente sul lato buste, in una serie piuttosto lunga di sequel non sempre riusciti di saghe horror. È in Scream 3 (2000), di Wes Craven; in The Mangler 2 (2002); Mimic 3 (2003); in Alien vs Predator (2004); in Hellraiser: Hellworld (2005); nel terzo e quarto Pumpkinhead; in Alone in the Dark 2 (2008); in Screamers 2 (2009); via via fino ad approdare a quella busta galattica di Garm Wars: l’Ultimo Druido (2014), di Mamoru Oshii. Sul piccolo schermo il percorso è piuttosto simile: fin dagli anni ’80 Lance Henriksen prende parte a diversi telefilm, dall’A-Team a Riptide, fino a La Bella e La Bestia; nel 1996 gli è affidato il ruolo di protagonista nell’ingiustamente dimenticata Millennium (1996-1999). Creata da Chris Carter, il benefattore che ci diede X-Files, la serie vede Lance Henriksen interpretare un agente con la capacità d’entrare nella mente degli assassini cui dà la caccia. Purtroppo, Millennium non bissa il successo sperato dopo dopo le avventure di Mulder e Scully e nonostante una puntata crossover con i due agenti dell’FBI, così è inesorabilmente cancellata dopo 3 stagioni e 67 puntate.

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Ancora, nella poliedrica carriera di Lance Henriksen dobbiamo citare le sue esperienze di doppiaggio. È lui, infatti, a dare la voca a Kerchak, il gorilla capobranco nel bellissimo Tarzan (1999) di casa Disney e all’Ammiraglio Hackett, nei tre capitoli originali della saga videoludica di Mass Effect. Menzione d’onore sempre nel mondo dei videogiochi per la sua partecipazione sia come voce che come fattezze per un personaggio di Detroit Become Human, videogame di Quantic Dream che, a nostro parere, è tra i punti più alti toccati su console. Crediamo fermamente che Lance Henriksen abbia trovato la sua strada nella recitazione e, grazie a essa, il modo di cambiare una vita che probabilmente lo avrebbe portato a brutte destinazioni, se non a una fine ingloriosa. Il cinema è stato il mezzo col quale l’uomo ha voluto affrancarsi dal suo passato difficile, come ben descrive lo stesso attore nell’autobiografia intitolata, non a caso, Not Bad for a Human: the Life and Films of Lance Henriksen. Siamo d’accordo: non male per davvero!

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